La barca scivolava silenziosa, lungo il fiume: la notte era ammantata da un cielo scuro e senza luna, invano cercavo una guida in quel velo nero.
La Donna Velata remava, senza dire una parola: era come ferma, ipnotizzata da quel gesto ritmico e sempre uguale a se stesso, eppure ogni volta diverso.
Perché ad ogni gesto la barca si faceva più avanti, ed io rabbrividivo al pensiero del luogo in cui mi avrebbe portata.
Eppure, nonostante la mia paura fosse così visibile, La Traghettatrice continuava a sostare nel suo silenzio: che in quel silenzio vi fosse un messaggio per me non era da escludere.
C’è silenzio e silenzio.
Il silenzio irriverente, quello che deve essere squarciato da urla di rabbia e giustizia.
E c’è il silenzio sacro, quello che ti porta nei recessi più profondi della tua anima e che sei obbligata ad ascoltare, altrimenti la tua barca annegherà nel suo mulinello, sul fondo del fiume.
Il silenzio che La Velata mi obbligava ad osservare era quest’ultimo. Ma cosa avrei dovuto scorgere in quel silenzio, ancora non lo avevo capito.
Cosa c’era da sapere? Cosa dovevo vedere? Cosa dovevo imparare?
L’acqua del fiume era scura, riflettendo il buio del cielo in novilunio: se si fosse fatta particolare attenzione, forse si sarebbe riuscito a distinguere l’ultimo filo argenteo della luna, prima di scomparire del tutto.
Ma la mia mente non aveva, in quel momento, quel tipo di concentrazione ed era tutta intenta a capire perché mi trovassi su quella barca.
Perché stessi percorrendo il fiume, nella tombale compagnia della Traghettatrice, che al massimo si degnava, di tanto in tanto, ad indicarmi qualcosa con l’indice nodoso della mano destra.
Eppure tutto mi aveva sempre fatto pensare che fosse una giovane fanciulla, ma si sapeva: La Velata cambiava sembianze quando voleva e forse adesso era L’Anziana che aveva qualcosa da insegnarmi.
Il viaggio sembrò infinito, quando d’un tratto giungemmo sulla riva di una spiaggia, almeno così sembrava alla mia mente annebbiata dall’oscurità.
Dei salici, I Guardiani dei Morti, erano lì che ci aspettavano. E allora, ancora una volta, il dito nodoso della donna mi fece segno di fare attenzione: indicava proprio i salici davanti a me.
Dovevo forse lasciare la barca e immergermi nelle loro fruste che facevano da tenda?
Dovevo attraversare quel Velo e lasciare per sempre la mia vecchia vita?
La Velata non rispose, ma il suo dito immobile ancora puntava il salice.
Così non ebbi altra scelta che scendere dalla barca: La Velata ritirò il dito e mi fissò con aria eloquente. Il suo compito era finito: altre anime attendevano il suo arrivo.
A spalle curve voltai la schiena, mi diressi verso Il Guardiano e attraversai il Velo: la barca era scomparsa.

©Lucia Boggia