NOTA: Poiché l’articolo stava venendo troppo lungo, ho deciso di dividerlo in due parti. La seconda sarà pubblicata domani.
Ed eccoci qua, oggi affrontiamo un tema molto “scottante”: il Primo Sangue.
Perché è un tema scottante? Perché non se ne parla mai.
È un evento che viene passato praticamente sotto silenzio, come se non esistesse e se ne dovesse sapere giusto il necessario: a un certo punto della nostra vita, più o meno tra gli undici e i tredici anni (a volte anche prima), iniziamo a perdere sangue e “diventiamo signorine”.
Cosa significa tutto questo, per delle pre-adolescenti che si stanno appena affacciando alla vita?
Tutto e niente, solo una grande confusione.
Perché non ci viene detto niente, nessuno ci spiega niente: la maggior parte di noi tutto ciò che sa sul primo sangue, sulle mestruazioni, sul ciclo mestruale e sulla sessualità, lo sa perché a un certo punto ci arriva da sola o perché banalmente lo studia a scuola. E comunque lo studio avviene solo ad un superficiale livello scientifico.
Ci viene detto che tutti, maschi e femmine, abbiamo un apparato riproduttivo e che, a un certo punto, noi donne iniziamo a perdere sangue e si attiva la nostra ciclicità, la nostra età fertile.
Diventiamo esseri in grado di procreare, ma forse nemmeno questo dicono: al massimo sarà scritto in due righe striminzite.
Ci dicono che ci cresceranno peli in varie parti del corpo (DA NOTARE: a tutti crescono i peli, non solo agli uomini!!!), che gli uomini svilupperanno il pomo d’Adamo e noi donne il seno.
Punto.
E a casa… siamo fortunate, se ci spiegano cosa realmente succede.
La maggior parte di noi resta comunque ignara di tutto il significato del ciclo, del sangue e della sessualità. Sessualità intesa sia in senso affettivo, che come semplice funzione biologica e riproduttiva.
Questo per tutta una serie di motivi, primo fra tutti: la sessualità è una cosa “sporca” o comunque qualcosa di cui parlare sottovoce.
Da quando il patriarcato ha slegato la sessualità dalla spiritualità, facendone un’arma di guerra e di repressione nei confronti di noi donne e relegandola alla mera procreazione, tutto ciò che è da sempre stato connesso ad essa è stato del tutto svilito del suo senso originario.
Il corpo, come la materia in generale, è stato considerato sporco, gretto, qualcosa di più basso e inferiore rispetto allo spirito. Figuriamoci se si parla del corpo in relazione alla sessualità: diventa un vero e proprio tabù, divieto. Eccetto quando conviene a chi esercita il potere.
E allora non solo viene fuori l’obbligo alla procreazione, ma tutta quella violenza dalla quale purtroppo ancora oggi siamo sommersi: stupri, femminicidi, sfruttamento del corpo delle donne, della terra e degli animali.
La violenza alla terra è frutto di questo aver staccato lo spirito dalla materia: contando solo “ciò che sta in alto”, l’uomo si è arrogato il diritto di decidere della vita e della morte di tutto il resto e di tutto ciò che considera inferiore.
Ma lui, essendo stato creato a immagine e somiglianza di un Dio maschio (il rovesciamento al Dio Padre lo vediamo già nella rinarrazione di tante mitologie di Dee Madri che nascono per partenogenesi e che con il patriarcato sono state poi raccontate come nate dai testicoli o dalla testa di un dio) è un privilegiato. Anche se, come tuttora vediamo, della “grandezza” delle imprese di cui si vanta fa lui stesso le spese.
Senza divagare oltre, il motivo per cui non veniamo iniziate con consapevolezza ai misteri del sangue e alla sessualità in generale, è proprio la nostra sottomissione.
Magari alcuni genitori lo fanno per proteggerci, visto che essendo appunto usata come arma, la sessualità potrebbe ritorcersi contro di noi.
In realtà non è così. Lo è diventato, perché noi in quanto società abbiamo reso possibile tutto questo: per alcune famiglie non parlare apertamente di mestruazioni e di sessualità, vuol dire ritardare il momento di crescita delle proprie figlie e dunque il non esporle ai pericoli di cui siamo continuamente vittime.
Ma non parlare in realtà produce l’effetto contrario: perché i futuri uomini (perché è anche e soprattutto con loro che bisogna parlare) non saranno educati alla sensibilità e alla consapevolezza e le future donne non saranno educate al diritto di dire di no, di vedere rispettati i propri confini e di accedere a tutta una serie di ricchezze che potremmo recuperare, se solo ci fosse la volontà.
Ho parlato di sensibilità nell’educare i futuri uomini. Una parola che oggi suona provocatoria, quasi un insulto: perché gli uomini vengono educati fin da bambini a non mostrarsi deboli, sensibili, a non mostrare le proprie lacrime.
Perché il patriarcato ha plagiato la figura dell’uomo e della donna sulla base di questo principio: se l’uomo deve comandare, non può essere vulnerabile.
Dunque sarà aggressivo, prepotente, violento, deciso e alzerà la voce. Tutte caratteristiche che oggi vengono erroneamente scambiate con il valore della forza, ma non è così.
La forza sta nell’essere se stessi, nel mostrarsi esattamente così come si è senza vergognarsi.
Di contro le caratteristiche della donna pianificata a tavolino saranno: cura, accoglienza, compiacimento, silenzio, sopportazione, condiscendenza. E dunque debolezza.
Il Primo Sangue non è importante solo per le ragazze, ma anche per i ragazzi: devono sapere cosa succede alle loro coetanee, sorelle, cugine, amiche.
Devono sapere che tutti, maschi e femmine, stanno attraversando un vero e proprio Rito di Passaggio: è un momento di totale trasformazione, morte, trasmutazione e rinascita.
A quell’età cambiamo totalmente pelle e siamo tutti costretti a pressioni e mutamenti insopportabili: l’intero mondo cambia davanti ai nostri occhi ed è normale che finiamo per smarrirci, se non ci vengono donate le chiavi giuste.
Una volta Il Primo Sangue era effettivamente un Rito di Passaggio: veniva celebrato da tutta la comunità e nelle donne si vedeva la manifestazione della Dea e della Terra Madre.
Colei che offre i suoi doni, ma che al momento giusto sa anche toglierli e portare la morte. Una morte intesa come rigenerazione necessaria e non come Il Male del demonio o cose simili.
Del resto è quello che accade con il sangue: è la nostra morte, fisica e interiore, prima di ripartorire noi stesse dal nostro utero. Esattamente come facevano Le Dee più antiche, prima di essere mutilate di se stesse ed essere poi partorite dalla testa o dai testicoli di un dio, come Atena ed Afrodite.
O come Eva creata dalla costola di Adamo, dopo che Lilith (la sua prima moglie) fu cacciata dall’Eden, per non aver accettato di sottomettersi.
Pur non trattandosi di una Dea, la creazione di Eva dalla costola dell’uomo indica ancora una volta quanto noi donne siamo state divelte dalla nostra vera natura e rinarrate secondo una logica che ci vuole sottomesse e imprigionate.
Una dinamica dalla quale dobbiamo uscire, se vogliamo iniziare a creare un mondo migliore.
©Lucia Boggia
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