Nuovo appuntamento con la nostra rubrica mestruale: oggi parliamo della Tenda Rossa.
Le nostre Antenate infatti erano solite “isolarsi” dal resto della comunità e riunirsi insieme in quella che oggi è conosciuta come Tenda Rossa: come abbiamo detto, il ritiro mestruale è molto importante, perché raccogliendoci in noi stesse, possiamo avere accesso a tutta una serie di intuizioni ed ispirazioni, che poi possiamo mettere in pratica nelle fasi successive del nostro ciclo.
Questo, a lungo andare, migliora la qualità della nostra vita e della società in generale, perché saremo in grado di gestire le nostre energie e metterle al servizio della stessa società.
I nostri Antenati lo sapevano, così nei giorni del sangue le donne lasciavano agli uomini ogni incombenza, per concentrarsi su ciò che accadeva al loro corpo e sul legame che il loro sangue aveva con la terra: come la terra si spoglia delle vecchie foglie in autunno, per poi riposare in inverno e rigenerarsi in primavera, così il nostro utero rigenera le sue pareti e la sua pelle, attraverso il sangue.
Questo è il motivo principale per cui le nostre Antenate lasciavano che il sangue fluisse direttamente nel suolo: il sangue è infatti ricco di proprietà nutritive e sali minerali e fluendo direttamente nella terra la fertilizzava, come segno di scambio e gratitudine nei confronti della vita che la terra stessa donava.
Era un vero e proprio sacrificio, non nel senso moderno del termine, ma in quello più autentico e antico: sacrificio viene dal latino “sacer” (sacro) e “facere” (fare).
Quindi, lungi dall’avere tutte le connotazioni negative di cui oggi lo si ammanta, il termine sacrificio non vuol dire altro che “fare sacro, rendere sacro”: era l’atto di rendere sacro qualcosa, di dedicare qualcosa al sacro.
E più sacro del sangue della vita, oggi tanto demonizzato, cosa c’è?
Il sangue mestruale rappresenta la vita e la rigenerazione: è linfa generata spontaneamente dal nostro corpo, senza ferite e senza sofferenza, per poter preparare il nostro utero ad un nuovo ciclo vitale.
Quando poi il patriarcato ha deciso che noi donne dovevamo essere sottomesse, tra le altre cose anche il nostro sangue ne ha fatto le spese: è stato demonizzato, dichiarato impuro, sconcio e fonte di vergogna.
Si è imposto il silenzio, il far finta di niente (ancora oggi siamo bombardate di pubblicità irreali e irrispettose che ci vogliono al nostro meglio, nel pieno delle nostre forze, come in tutto il resto del ciclo) e il raccoglimento della Tenda Rossa è diventato isolamento: niente e nessuno deve toccare una donna che sanguina, perché verrà contaminato dalla sua impurità.
La donna che sanguina non deve sedersi sulle sedie o toccare oggetti che poi dovranno essere toccati dagli altri, e dopo il sanguinamento dovrà anche purificarsi.
E non potrà avere rapporti sessuali in quei giorni o anche l’uomo diventerà impuro e dovrà subire la sua stessa purificazione.
Viene da sé che il sangue, una volta così sacro, viene eliminato e al suo posto viene offerto alla Divinità il “sangue della morte“: quello di poveri animali sgozzati o massacrati sull’altare di questo o quel dio.
Ecco che allora anche il termine sacrificio subisce la sua deformazione e diventa sinonimo di morte, di sofferenza, di fatica e di abdicazione ai propri bisogni e non più l’atto del rendere sacro.
Riunendosi insieme, essendo in armonia con il loro sangue e per effetto del contatto con i feromoni l’una dell’altra, le nostre Antenate erano in grado di mestruare allo stesso tempo: immaginiamo quante ispirazioni, quanto potere, quanta creatività in una sola volta!
Capiamo allora che il momento del sangue era davvero considerato sacro dall’intera comunità, perché tutte le visioni e le ispirazioni con cui le nostre antenate venivano a contatto, per effetto del raccoglimento con le loro energie più profonde e interiori, venivano poi concretamente sviluppate nel resto del ciclo.
Creando arte, mettendo in pratica idee e soluzioni per migliorare la vita della società, creando la bellezza in ogni aspetto della vita.
Questo perché il momento del sangue è quello in cui siamo più ricettive a determinati stimoli: come detto la volta scorsa, è il momento in cui il velo tra i mondi cade e siamo più proiettate verso la nostra interiorità e verso il nostro intuito.
Siamo più visionarie, più attratte dal velo del mistero, siamo più “streghe”, per dirla in termini suggestivi.
Non a caso la fase mestruale è legata all’archetipo della Strega: la vecchia saggia, quella che si dedica ai misteri del sacro e della magia.
Solo che noi oggi siamo talmente scollegate da noi stesse che nemmeno ce ne rendiamo conto: il patriarcato ha centrato il bersaglio e spesso nemmeno noi sappiamo come funzioniamo!
Il ciclo (e intendo tutto il ciclo, non solo il sanguinamento) non serve solo a procreare: la funzione biologica e riproduttiva è solo una delle mille sfumature e potenzialità delle nostre energie cicliche e sessuali e sarebbe bello potercene riappropriare.
Basta cominciare con poco: iniziamo a prestare attenzione al nostro ciclo.
Sul calendario non evidenziamo l’unico numerino che ci hanno abituato a considerare come ciclo: prendiamo atto di ogni nostra fase.
I giorni del sangue, quelli dopo, l’ovulazione e i giorni prima del sangue: cominciamo da qui.
Magari annotiamo le nostre sensazioni, cosa sperimentiamo durante ogni fase, come ci sentiamo anche emotivamente e fisicamente: ogni fase ha una sua energia e imparare a riconoscerla fa la differenza.
Perché poi sapremo che magari nei giorni immediatamente successivi al sangue saremo più energiche e concentrate, quindi prediligeremo un lavoro più analitico o lo studio più approfondito;
o che durante l’ovulazione saremo più predisposte a socializzare, rispetto alle due fasi successive in cui le nostre energie cominceranno a calare.
Annotiamo frasi, pensieri, sogni, sentimenti ed energia mentale e fisica;
appuntiamo le attività che preferiamo fare in una o in un’altra fase e iniziamo a comportarci di conseguenza: non è facile, soprattutto all’inizio, ma se mai iniziamo mai riusciamo a liberarci dalla gabbia che ci opprime.
E più saremo in connessione con noi stesse, più potremo diventare testimoni del fatto che una via diversa esiste e potremo iniziare noi a dare l’esempio per la creazione di un mondo diverso.
Un mondo in cui essere donne non sarà più una maledizione.
©Lucia Boggia
Immagine da https://figliedellamadre.com/2020/07/19/entra-nella-cueva-rito-della-tenda-rossa-per-il-novilunio/
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