La Ruota gira e lasciamo ormai alle spalle il periodo solstiziale, per volgerci lentamente alla rinascita e alla messa a fuoco dei nostri nuovi progetti.
È il tempo di purificare, di eliminare definitivamente i residui della vecchia vita e accogliere quella nuova: è il tempo di fare spazio alle nuove ispirazioni, alle nuove intuizioni e di attivarci per realizzare quei desideri che abbiamo bruciato sul nostro ramo la sera del solstizio.
Ci prepariamo ad accogliere il tempo di Imbolc, una delle quattro festività celtiche del fuoco: Imbolc cade tra il primo e il due febbraio ed è la celebrazione che sta a metà tra il Solstizio di Inverno e L’Equinozio di Primavera.
È dunque un momento di lento risveglio: siamo ancora in pieno inverno, il freddo ci avvolge ancora nella sua morsa, eppure il periodo più oscuro e più buio dell’anno volge pian piano le spalle, per fare posto al nuovo sole che riprende il suo corso nel cielo.
Seppur di poco, le giornate iniziano ad allungarsi, le energie cominciano a cambiare e ci parlano di nuovi semi, di nuova vita, di nuovi propositi.
Anticamente questo era il periodo in cui ci si appoggiava ai prodotti animali: le greggi svernavano e iniziava la lattazione degli agnelli, dunque i nostri antenati vivevano di ciò che i loro animali potevano donare.
Si dice infatti che uno dei significati del nome “Imbolc” sia “Lattazione delle pecore”.
Secondo un’altra etimologia, il termine vorrebbe dire “Nel grembo” (da Imbolg): come i semi che la terra custodisce nel suo ventre, in attesa di germogliare in primavera, così noi seppur ancora nelle nostre tane iniziamo ad attivarci per gli obiettivi che vogliamo raggiungere nel prossimo raccolto.
In generale questo era ancora un periodo molto difficile per i nostri antenati: seppur i primi segnali del risveglio iniziassero a farsi sentire, il gelo ancora regnava sovrano e il tempo del raccolto era lontano.
Quello precedente iniziava a scarseggiare e quello venturo avrebbe richiesto ancora molto: l’unica speranza, a parte il burro e il latte ricavati dai propri animali, era propiziare la fine del gelo e benedire le proprie case e le greggi, in modo da poter avere un raccolto prospero e passare così l’inverno.
Ecco perché si usava accendere falò e benedire le greggi con il fuoco: il fuoco rappresentava non solo il ritorno del sole e della bella stagione, ma anche la purificazione, la guarigione, la trasformazione e la propiziazione.
Anche le donne gravide o che volevano avere figli erano benedette col fuoco.
Ancora questo era ed è il giorno dedicato alla Dea Brigit,“La Luminosa”, la portatrice di luce e di vita, Colei che Regge la Triplice Fiamma: il Fuoco dei Poeti, dei Fabbri e dei Guaritori, di cui è la protettrice.
Il fuoco visto nella sua totalità: come elemento che riscalda e che dona la vita.
Come ciò che distrugge e che, attraverso la trasformazione, dona nuova forma alle cose.
Come elemento che purifica e guarisce le vecchie ferite e infine come fiamma divina, che dona l’ispirazione e crea un varco per comunicare con La Dea.
Approfondiremo presto tutti gli aspetti di questa splendida festa: nel frattempo vi auguro buon viaggio in questa nuova tappa della Ruota dell’Anno.
Benedizioni,

©Lucia Boggia