E con il 6 gennaio terminano ufficialmente le feste solstiziali: è ora di fare il famoso punto della situazione!
La Befana è la personificazione della terra nel suo momento di totale morte e riposo: è La Dea, La Vecchia dell’Inverno.
Ed è per tale motivo che è rappresentata come vecchia, curva e vestita di stracci: essa è tutto ciò che è passato, vecchio, parte della pelle che ci siamo appena lasciati alle spalle e dunque deve essere lasciata andare.
Come ho scritto più volte, non è mai facile lasciare andare, anche quando si arriva a questa conclusione dopo un lungo percorso di consapevolezza: da sempre ci è stato insegnato a vivere i cambiamenti, la perdita e la morte in maniera traumatica.
Il che non è sbagliato di per sé: affrontare l’ignoto fa paura, ma se imparassimo ad affidarci alla ciclicità della natura, potremmo imparare a gestire meglio la cosa.
La paura, i dubbi e il dolore non svanirebbero, ma sapremmo quantomeno inquadrare la situazione nella giusta casella e con uno spirito critico diverso.
Ciò che perdiamo non lo perdiamo mai veramente: resta sempre dentro di noi, anche se in quel momento ci sembra di lasciare dietro un’immensa scia di frammenti irrecuperabili.
Ciò che lasciamo andare non muore realmente, ma si trasforma in qualcosa di diverso, donando posto a nuove emozioni, nuove sfide e nuove esperienze.
La simbologia che sta dietro la figura della Befana e quindi della Vecchia dell’Inverno che aspetta di essere bruciata, per fare posto al nuovo e propiziare la vita che verrà, ha proprio questo significato: la scopa sulla quale vola è simbolo sia di purificazione, che di propiziazione.
Con la scopa si pulisce, si spazzano via le ceneri della vecchia vita, ma allo stesso tempo la simbologia del cavalcarla rimanda ad antichi riti di fertilità della terra: e dunque, si libera il campo da ciò che è vecchio, per fare spazio al nuovo e propiziare la vita.
Ma, come abbiamo accennato in precedenza, come Babbo Natale che rappresenta il ciclo vecchio che passa il testimone al nuovo, anche La Befana passa attraverso i camini, donando dolci e carbone ai bambini.
Il camino è la soglia del famoso Cancello tra I Mondi, di cui abbiamo più volte parlato: Il Velo che si è aperto nel periodo di Samhain, lasciando che i mondi dei vivi e dei morti comunicassero, ha un ultimo attimo di respiro, prima di chiudersi nuovamente e ripristinare l’ordine naturale delle cose.
È ora di attraversare l’ultimo tratto di quel camino, per poter giungere dall’altra parte: lì dove ci aspetta la vita. Lì, dove il seme che adesso giace nel gelo della terra, si schiuderà in primavera.
È questo il senso della calza piena di dolci e anche di carbone: nonostante oggi si creda che il carbone vada ai bambini cattivi come punizione, in realtà il suo significato non ha nulla di negativo.
Il carbone e le ceneri rappresentano al tempo stesso la vita e la morte: il carbone serve ad alimentare il fuoco e il fuoco purifica, trasforma, distrugge ma per ricreare sotto nuove sembianze.
Le ceneri rappresentano i morti, è vero, ma sono anche simbolo di rinascita: sono quel che rimane dopo aver bruciato in quello stesso fuoco ciò che non ci serve più, sono la testimonianza di chi siamo stati e di chi stiamo diventando.
Sono le ceneri da cui la fenice rinasce.
Dunque, come ultimo compito in queste feste ormai terminate, facciamo il nostro resoconto: cosa abbiamo fatto? Dove siamo arrivati? Cosa abbiamo necessità di lasciare definitivamente andare, per poi andare avanti?
È questo il momento di purificare, di eliminare, di bruciare. Perché poi dovremo essere pronti ad accogliere la nuova vita.
Felice uscita dal camino e benedizioni,
©Lucia Boggia
Immagine in rete
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