Inizia il tempo dell’immobilità, dell’inazione.
Il tempo dell’essenziale.
La natura ormai si spoglia dei suoi vecchi abiti, della pelle morta che deve essere lasciata andare.
Non ha riserve, non ha timore di mostrarsi esattamente così com’è: nuda, fredda, ridotta all’osso.
Questo tempo vuole invitarci a ridurci all’osso, a ridurre all’osso ciò che ci circonda, ad eliminare i fronzoli e le frivole carcasse.
Esattamente il contrario di ciò che invece ci spinge a fare la società, fagocitata dal consumismo e dal capitalismo: portare l’aria della stagione in casa è un conto, andare in giro a fare incetta di cose che non servono è un altro.
È una stagione che invita a riflettere, a fermarci, a sostare, a prendere il respiro di cui abbiamo bisogno: siamo talmente abituate/i ad andare contro natura, che dimentichiamo che il riposo è fondamentale.
Riduciamo, se possibile e se gestiamo noi la nostra attività, le ore di lavoro;
lasciamo spazio alle mansioni più leggere e prendiamoci il tempo per riposare.
Il riposo non è improduttività: è il momento in cui ristoriamo le nostre energie, prima di riprendere il lavoro.
Guardiamo fuori le finestre, usciamo in natura e apprendiamo come essa in questo momento dell’anno sia del tutto dormiente, celata da un velo di morte apparente o momentanea: solo morendo, solo accettando il riposo di questa morte essa potrà tornare a germogliare in primavera e a donare i suoi frutti in estate.
Noi abbiamo disimparato questi doni e, perse/i nella spirale malata della nostra società, lavoriamo sempre. Anche quando dovremmo riposare. E arriviamo sfinite/i nel momento in cui invece dovremmo esplodere di frutti come fa la natura.
La lentezza, il silenzio e l’inazione di questo periodo sono elementi essenziali per tornare a centrarci, per tornare in noi stesse/i e comprendere chi siamo nel profondo, nella nostra essenza ridotta all’osso, e capire cosa più desideriamo.
Non il desiderio fittizio delle pubblicità natalizie, non il regalo costoso sotto all’albero, né il bombardamento intermittente delle luci e degli addobbi: il nostro vero desiderio, quello che ritroviamo soltanto se ci spogliamo.
Soltanto se lasciamo andare le cose in più, le cose frivole, i fronzoli che decorano le vuote carcasse.
Soltanto se ci riduciamo all’osso, come la natura: lasciamo che anche l’ultima foglia cada, osserviamo bene il nostro tronco nudo e freddo e i rami spogli, che come braccia scheletriche si tendono nell’aria e si agitano al soffio del vento pungente.
Continuiamo la nostra pulizia, che sia in casa o mentale: buttiamo o doniamo quello che non ci serve e che occupa solo spazio.
Mettiamo ordine e allo stesso tempo eliminiamo le cose in più: questo ci aiuterà a comprendere ciò di cui abbiamo davvero bisogno, il nostro anelito più profondo.
Invece di accumulare, eliminiamo. Invece di comprare, togliamo: l’essenza di questo periodo dell’anno è proprio questa.
Leggiamo i nostri vecchi diari, per comprendere come eravamo e chi siamo adesso;
annotiamo i nostri pensieri, le nostre emozioni e i sogni che più ci colpiscono: questo è anche il tempo del sogno e del desiderio.
Non quello del consumismo, ma quello che viene dal cuore.
Fermiamoci, facciamo meditazione, sintonizziamoci con il nostro vero desiderio: solo così potremo sapere chi siamo davvero e germogliare noi stesse/i in primavera.

©Lucia Boggia