Avrei voluto pubblicare questo secondo articolo della rubrica Narrazioni in occasione della Giornata Internazionale contro La Violenza sulle Donne, ma purtroppo non mi è riuscito.
Rimedio oggi, parlando proprio di come i miti e le narrazioni che abbiamo portato avanti nel tempo, siano la base e la culla di tale violenza.
Cresciamo tutte e tutti con la storia di Adamo ed Eva e del peccato, ma non ci rendiamo conto di quanto questo plasmi il nostro sguardo su noi stesse/i e sul mondo che ci circonda: ecco cosa intendo, quando dico che attraverso ciò che diciamo noi creiamo la nostra realtà.
La distorsione della storia ci parla di Eva come di una peccatrice, colei che istiga l’uomo al male, che lo insinua con i suoi torbidi pensieri: quanta strada abbiamo fatto, se ancora oggi quando una donna subisce violenza si dice che «Se l’è cercata»?
La mela e il serpente sono sempre stati legati alla Dea e alla donna, come simboli e chiavi d’accesso ai profondi misteri della trasformazione, della vita, della morte, della rinascita e della sessualità: La Soglia tra I Mondi di cui abbiamo più volte parlato.
È La Soglia che abbiamo bisogno di attraversare, per morire nella vecchia pelle e rinascere in quella nuova: ricordando l’immagine del Ventre Cosmico, possiamo comprendere il motivo di questo pensiero.
La mela in tantissime culture è associata alla conoscenza e soprattutto alla conoscenza della sessualità: non a caso, dopo averla mangiata, Adamo ed Eva riconoscono di essere nudi e si nascondono, perché si vergognano.
Ma la vergogna nei confronti del proprio corpo e la degradazione della materia non hanno nulla a che fare con quella che è sempre stata La Dea, anche nelle civiltà più antiche: nella spiritualità della Dea materia e spirito non sono scissi e la materia non è considerata vile, né degradante.
Il nostro corpo è il tempio fisico nel quale è incarnata la nostra anima ed è sacro.
È sacro in quanto esiste e in quanto ci permette di assolvere la nostra missione su questa terra.
Il Ventre Cosmico non ha a che fare solo con la sessualità, ma è come abbiamo detto un portale: lo si attraversa quando si viene al mondo e ci si rientra quando “torniamo alla terra”, nel ventre buio e umido, nel quale trasformandoci diventeremo nuova vita.
Ecco tutta la simbologia legata alla ciclicità e alla Dea in generale: nascita, morte, trasformazione attraverso la morte stessa e rinascita.
La mela e il serpente rappresentano proprio questo: la conoscenza di questi sacri misteri e inevitabili passaggi che tutte/i dobbiamo attraversare.
A livello fisico, mentale, emotivo, psicologico e (se ci crediamo) spirituale.
Non è un caso che la mela sia la protagonista di tante fiabe come Biancaneve: essa è l’iniziatrice ai misteri della vita, della conoscenza, della morte e della sessualità.
D’altronde è attraverso un atto sessuale che veniamo al mondo. La sessualità, vissuta in maniera sana e sacra, è davvero un portale che può condurci verso altre dimensioni, verso la comunione col Divino, verso un nuovo modo di concepire il mondo e noi stesse/i.
Quando Biancaneve morde la mela si addormenta, cade in uno stato di morte che però non è definitiva: è la sosta all’interno della soglia, è la trasformazione che avviene dopo che si è lasciata la vecchia pelle, per rinascere in quella nuova.
Dopo aver conosciuto questi misteri, che sono anche sessuali (il rosso della mela è strettamente legato al sangue mestruale), Biancaneve può tornare alla vita.
Difatti la mela è anche il frutto legato ai morti e all’Oltretomba, il frutto che permette la comunicazione tra i due mondi, che ci fa da psicopompo e ci accompagna nel viaggio attraverso La Soglia.
Ecco perché è il frutto della conoscenza.
Non la conoscenza accademica, non la conoscenza appresa attraverso la mente.
O comunque non solo.
Ma la conoscenza dei sensi, la conoscenza dell’Oltremondo. Che non è semplicemente il mondo dei morti, bensì il mondo degli spiriti della natura e di ciò che non è visibile ad occhio nudo.
Il serpente simboleggia la stessa cosa: prima di tutto è un animale che è a stretto contatto con la terra, con quel Ventre Cosmico buio e umido di cui abbiamo parlato.
E in secondo luogo, attraverso la muta, rappresenta esattamente il movimento ciclico della Dea presente nelle quattro fasi di vita-morte-trasformazione-rinascita.
È questo il vero significato della mela e del serpente: se Eva ascolta il serpente e mangia la mela per poi offrirla ad Adamo, non è perché è la sentina di ogni vizio.
Non è perché è la creatrice del peccato originale, ma è proprio in virtù della sua connessione ciclica con la terra e con i suoi misteri di morte e rigenerazione.
È lei che, iniziata alla conoscenza di questi misteri (anche tramite la sessualità), può a sua volta iniziare Adamo.
La storia inoltre non dice che non Eva, ma Lilith è stata la prima moglie di Adamo: una Dea conscia di Se Stessa e del suo potere, cacciata dall’Eden e demonizzata, perché non ha accettato di esseregli sottomessa.
E così l’indipendente e pericolosa Lilith, che già conosceva I Grandi Misteri, è stata sostituita da un’ancella creata apposta per soddisfare ogni bisogno dell’uomo: la creazione dalla costola di Adamo è tutt’altro che una cosa bella, come vuole farci credere un famoso post che ancora gira su Internet.
Ma ci dice invece ancora una volta che noi donne siamo relegate al rango di “appendice” dell’uomo, che siamo degli oggetti e che esistiamo solo per soddisfarne i piaceri e i bisogni.
E quando non lo facciamo, non solo veniamo punite, ma siamo anche colpevolizzate: Eva ha osato sfidare i dettami imposti, ha osato seguire la sua libertà e dire di sì a se stessa e alla sua sessualità ed è stata tacciata di essere la creatrice del peccato, colei dalla quale tutte le donne nascono già segnate.
Per quanto creata per l’uomo, Eva ha avuto comunque il coraggio di essere se stessa.
E per questo ha pagato.
E per questo continuiamo a pagare tutte.
Ma davvero vogliamo continuare a divulgare questo tipo di narrazioni?
Quale società, quale mondo speriamo di costruire, continuando in questa direzione, a raccontare storie vecchie e volutamente distorte per rubarci il potere?
Io direi di riprendercelo questo potere, ora!
Cominciamo proprio da qui: dallo smettere di portare avanti certe narrazioni e dal raccontarne di altre.
Possiamo scavare per arrivare alla vera origine di queste storie, per capire dove e quando sono state distorte.
Oppure scriverle noi, inventarle e continuare a raccontarle, finché non diventeranno parte di una nuova tradizione tutta da scoprire.

©Lucia Boggia