Nuovo appuntamento pagano: oggi finalmente si parla della Ruota dell’Anno!
Cos’è La Ruota dell’Anno?
Ve lo dico subito.
Abbiamo detto che il paganesimo celebra la terra e quindi i cicli stagionali, il mutare stesso della natura e del suo manto ad ogni cambio di stagione.
Gli Antichi onoravano questo ciclo attraverso vere e proprie celebrazioni: erano più che altro feste legate ai raccolti e alla pastorizia o che segnavano l’inizio di una determinata stagione, come i solstizi e gli equinozi.
Dalle tradizioni antiche (in particolare celtiche e nordiche) i nuovi pagani hanno ripreso quelle celebrazioni ed è venuta fuori La Ruota dell’Anno: l’insieme delle otto feste, I Sabba, che oggi si celebrano nella comunità neopagana.
Tengo a precisare che, sebbene si tratti di tradizioni antiche, ciò che si festeggia oggi è inevitabilmente il frutto della riproposizione di quelle usanze nella vita moderna: di certo i nostri Antenati non conoscevano La Ruota dell’Anno così come la intendiamo noi oggi e non tutti celebravano allo stesso modo.
Ad esempio I Celti tendevano a celebrare più che i solstizi e gli equinozi, le feste che cadevano a metà degli stessi, mentre i primi sono da considerarsi retaggio in particolare dei popoli nordici, ma anche della cultura greco-romana e orientale: dobbiamo pensare dunque alla Ruota dell’Anno come a un atto di sincretismo tra diverse culture e tradizioni, che ha però lo scopo di riportarci indietro e ristabilire il nostro antico legame con la natura.
Altra cosa da considerare è che il calendario in uso oggi è del tutto diverso, dunque i giorni ufficiali delle feste non corrispondono esattamente a quelle che un tempo erano le celebrazioni dei nostri antenati: tra questi (in particolare I Celti) era infatti in uso il calendario lunare, cioè si contavano i giorni a partire dalla notte precedente, e dunque anche le celebrazioni delle festività ne venivano influenzate, poiché solitamente esse avvenivano durante la luna piena.
Chiusa questa parentesi, possiamo iniziare il nostro viaggio verso La Ruota dell’Anno, partendo dalla prima festa, quella che dà avvio all’intero ciclo:

Samhain, ovvero il Capodanno celtico, che apre la cosiddetta Metà Oscura dell’Anno, la quale corrisponde all’inizio della stagione fredda: oggi cade intorno al 31 di ottobre e coincide con la moderna festa di Halloween, la quale deriva appunto da questa antica celebrazione.
Samhain chiude il vecchio ciclo e apre quello nuovo, è allo stesso tempo la fine e l’inizio di ogni cosa, di un nuovo anno, di una nuova preparazione alla vita che verrà.

Segue Il Solstizio d’Inverno, che si celebra tra il 20 e il 23 dicembre. I solstizi e gli equinozi rispetto alle altre feste hanno una cadenza variabile, essendo degli eventi astronomici, e dunque cambiano ogni anno.
Il solstizio d’inverno è il culmine dell’oscurità, la notte più lunga e più buia dell’anno, ma proprio per questo rappresenta anche il ritorno della luce, poiché il sole ha appena iniziato il suo nuovo giro annuale.

Imbolc si celebra tra il primo e il 2 febbraio e si trova a metà tra il Solstizio d’Inverno e l’Equinozio di Primavera: è il momento in cui, pur ancora stretti nella morsa del gelo, cominciamo a vedere i primi e lenti segni del risveglio della terra.

E giungiamo all’Equinozio di Primavera, il momento in cui la terra rinasce e tutto intorno si risveglia alla vita. Come il solstizio d’inverno ha una cadenza variabile: tra il 20 e il 23 marzo.

Passiamo poi a Beltane, che si celebra tra il 30 aprile e il primo di maggio: all’incirca in questa data I Celti posizionavano l’inizio la Metà Luminosa dell’Anno.
Essi infatti dividevano l’anno solare in due metà: quella oscura, cominciata appunto a Samhain, e quella luminosa avviata da Beltane.
A Beltane I Celti collocavano l’inizio della bella stagione: il momento in cui la terra è feconda e il sole si fa sempre più vivo e più caldo, fino a giungere al suo culmine con il Solstizio d’Estate.

E dunque arriviamo proprio al Solstizio d’Estate, che cade tra il 20 e il 23 giugno.
In questo momento il sole è al culmine della sua potenza: si ferma per un istante (il termine solstizio deriva dal latino “Sol stat” che appunto indica una sorta di stasi, prima della ripresa del viaggio), ci dona i suoi meravigliosi frutti e i suoi colori più belli, per poi cominciare la sua parabola discendente, verso il buio che man mano tornerà nelle nostre vite.

E continuiamo con Lughnassadh,  la prima festa del raccolto, che si celebra il primo di agosto.
È il momento in cui Madre Terra ci dona tutto ciò che abbiamo seminato, irrigato e curato.
È il momento in cui, pur essendo ancora il sole alto e forte, tuttavia esso si muove già verso la fine del suo ciclo e noi, volendo o nolendo, dobbiamo cominciare a fare i primi conti con noi stessi e con ciò che abbiamo fatto durante tutto l’anno.

Segue la seconda festa del raccolto, L’Equinozio di Autunno, che cade tra il 20 e il 23 settembre: è il momento in cui la terra comincia ad invecchiare e in cui dobbiamo iniziare a fare una sorta di bilancio, per capire cosa portare avanti nella nostra vita e cosa lasciare andare, per fare spazio a ciò che verrà col nuovo raccolto.

E ancora La Ruota gira e si finisce dove tutto era iniziato: Samhain, il terzo ed ultimo raccolto, apre ancora una volta i cancelli dell’oscurità e dalla fine ci porta ad un nuovo inizio e ad un nuovo giro di ruota.

©Lucia Boggia