Sulla scia del nuovo inizio e dei miei nuovi propositi per questi mesi, ho deciso di riprendere a pieno ritmo la rubrica sul paganesimo: torniamo a parlare della Ruota dell’Anno.
Eravamo a Samhain, all’inizio della Ruota e della Metà Oscura dell’Anno: se non li avete letti, lascio qui di seguito gli articoli precedenti, così che possiate avere un’idea più chiara. O che possiate riprendere il filo del discorso, nel caso li aveste letti.
La Ruota dell’Anno – Samhain: La fine dell’estate e l’inizio della Metà Oscura
La Ruota dell’Anno – Samhain: L’Oscurità e il terzo raccolto
Abbiamo parlato dell’oscurità che cala sulla terra, dell’importanza dei raccolti e di ciò che questo significava per i nostri antenati: ora, sulla scia di tutto questo, voglio introdurre appunto il tema degli Antenati.
Se l’oscurità che cala sulla terra è un’oscurità totale: fisica, mentale e spirituale;
se con questa oscurità non distinguiamo più il visibile dall’invisibile, non dobbiamo meravigliarci che il culto degli Antenati fosse e sia ancora così vivo durante questo periodo dell’anno: si onora la terra che muore e che va a dormire, si onora tutto ciò che è passato, tutto ciò che ha fatto parte di noi, nel bene e nel male.
Si onorano Gli Spiriti Sacri, ossia I Defunti, Gli Antenati, tutti coloro che sono venuti prima di noi: la stessa parola che oggi tanto viene criticata, Halloween, non vuol dire altro che questo.
Vigilia di tutti I Santi.
Ma Santi inizialmente non indicava I Santi cristiani, bensì appunto Gli Spiriti Sacri dei defunti: con il cristianesimo, poiché le pratiche di culto della festa di Samhain erano comunque celebrate nonostante i vari divieti, La Chiesa decise di spostare la Festa dei Morti (già esistente nel calendario liturgico e celebrata il 13 maggio) al mese di novembre. Così il primo venne celebrata Ognissanti (traslazione di ciò che era l’antica festa di Samhain e poi divenuta Halloween) e il due novembre fu dedicato alla Commemorazione dei Defunti.
Tutti coloro che ogni 31 ottobre spuntano fuori, sbraitando e urlando che Halloween è la festa di Satana e dei Satanisti, che è una festa americana e che non ha niente a che fare con le nostre origini, in realtà non fanno altro che criticare la loro stessa festa: si sia credenti o no, tutti ogni anno puntano il dito su questa festa che in sé non ha niente di diabolico e maligno, che ha in realtà origini sacre e che a ben vedere non è per niente americana e lontana dalle nostre radici.
Tutto ciò che facevano Gli Antichi era celebrare non solo la terra, non solo la natura e la sua oscurità come abbiamo detto, ma proprio onorare i loro Antenati: il buio lasciava cadere il confine, il velo che divideva le due realtà, e proprio per questo essi credevano che i propri defunti potessero tornare sulla terra, dove in quella notte tutti potevano camminare e comunicare, mescolandosi indistintamente.
Si preparavano banchetti, lasciando sulla tavola il posto anche per i defunti che adesso potevano riunirsi alle loro famiglie;
si ponevano luci e candele fuori dalle proprie dimore, in modo da facilitare il cammino delle anime che peregrinavano nel buio.
Tutto ciò non è quello che si fa ancora oggi, nella tradizione che da noi si è conservata?
Accendere luci e candele per ricordare i nostri defunti, la sera del 31?
Perché, poi, il 31?
Semplicemente perché I Celti contavano il giorno a partire dalla notte precedente: ecco perché si dice Vigilia di tutti I Santi.
Ancora oggi il tema degli Antenati è molto sentito, che sia nelle comunità neopagane o cristiane o di qualsiasi altro credo: si allestiscono veri e propri altari, con foto dei propri cari defunti e oggetti loro appartenuti, candele e offerte di cibo, per ricordarli e onorarli e celebrare il loro passaggio ad una nuova vita.
In Messico tale usanza viene appunto chiamata ofrenda.
E come possiamo vedere tali tradizioni non sono molto dissimili da quelle della Samhain celtica, così come sono abbastanza vicine ad altre tradizioni della nostra penisola: Halloween, Il Giorno dei Morti, La festa di Ognissanti o comunque la si voglia chiamare è una celebrazione della vita e insieme della morte.
Quella morte che, come abbiamo visto, non è altro che il principio della vita stessa e come tale va accolto e celebrato.
La morte è una condizione che accomuna tutti: senza distinzione di specie, di etnia, di genere e di età.
Qualunque sia il nostro credo, il nostro sentiero religioso o spirituale, è innegabile che siamo figli della terra, parte della natura, e tutti siamo soggetti alle stesse leggi: questo dovrebbe bastare per farci rivendicare il 31 ottobre come parte delle nostre origini, come nostra stessa radice.
©Lucia Boggia
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