Ululante vento del Nord, tra i foschi alberi d’aprile s’insinuava: terrifico il loro aspetto, magico, e l’urlo di lupo di quel vento attendeva la luna piena.
Un canto, un canto tutt’intorno: voci melodiose, un coro in onore della Vergine che si apprestava a diventare Madre.
La Fabbra, Colei che forgiava le anime: batti, batti, batti!
Il ferro scottava, urlava, ululava quasi quanto quel vento oscuro che però non era così oscuro: in esso un messaggio si celava… un messaggio che solo chi aveva il coraggio di ascoltarlo avrebbe potuto comprendere.
Lì, nella caverna, nella rossa grotta che tutto generava e trasformava… lì, nella fucina, il canto si consumava:
Batte, batte, batte La Forgia
chi nel profondo oscuro dimora:
fuoco fondi nella sacra orgia
il grezzo metallo di ora in ora.
Come il sole dorato spuma diventi
e prenda infine la forma agognata,
ché mai e poi mai la muta spaventi
chi la tua via ha scelta e imboccata:
e batte, batte La Forgia ancora,
il fuoco mai sazio esige pazienza.
Ché chi segue il sentiero della Signora,
dai colpi ferrosi avrà resilienza.
Del plurimo fuoco, Signora e nutrice,
severa a volte i tuoi colpi assesti:
poi in Nera ti muti L’Incantatrice,
ma sempre La Madre di tutti noi resti.
E il canto andava, andava e andava, di pari passo ai colpi della terribile fucina: adesso qualcosa si intravedeva, il senso dietro al caos.
Adesso il fuoco davvero forgiava, una nuova visione o meglio vista si chiariva agli occhi degli astanti: non solo fabbri, ma tutti… bardi, donne, bambini, anziani.
Tutti lì, intorno alla bocca infuocata: cosa stavano fissando?
Un’immagine indistinta, che ogni istante assumeva una forma diversa, a seconda di chi la guardava o della prospettiva da cui era ammirata, scrutata, interrogata.
Un ciclo, una spirale indistinta e senza fine. E tuttavia una forma ce l’aveva.
In quel momento i volti di tutti coloro che erano lì trasalirono, impallidirono di meraviglia: La Dea, La Signora delle Fucine, La Resiliente, La Nera Incantatrice era lì davanti a loro.
Ed era Una e tutte le manifestazioni di Sé: non era possibile scindere La Vergine dalla Madre, La Luminosa dalla Terrifica, la Madre del Fuoco dalla Vecchia della Caverna.
Quel giorno, nella fucina, una preziosa lezione si consumava.
E mentre il canto riprendeva, stavolta per mezzo della stessa Signora, la forma appena mutata in oro tornò a sciogliersi nel fuoco.
©Lucia Boggia
Immagine eccezionalmente presa dal web : https://www.pinterest.it/pin/699324648390401803/
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