Improvvisa tempesta nell’anima
giungi
ispirazione calderone di vita
le tre gocce in dono
mi porti
intricato sentiero
oscura foresta che il lungo
cammino
ospiti
A nulla vale fuggire
la nera gallina del grano
mutato
si ciba
e il seme ribelle porta
nuova la vita
©Lucia Boggia
Kerridwen è una Dea gallese. Dea dell’ispirazione, della conoscenza e della saggezza.
Secondo il mito sarebbe vissuta presso il lago Tegid, che prendeva il nome probabilmente dal marito della Dea, Tegid Voel.
I due avevano due figli: una figlia bellissima di nome Creirwy e Morvran, il quale poiché era l’essere più brutto della terra, fu poi chiamato Avagddu, che significa “totale oscurità”.
Kerridwen sapeva che a causa del suo essere brutto, nessun uomo lo avrebbe mai accolto, a meno di non possedere qualche altra dote.
Così, essendo una strega e incantatrice, decise di creare per lui una pozione di erbe: tale pozione sarebbe dovuta bollire ininterrottamente nel calderone per un anno e un giorno, fino a lasciar schizzare solo tre gocce benedette di ispirazione, che ingerite dal figlio, avrebbero dovuto colmarlo di saggezza e conoscenza. All’infuori di quelle tre gocce, il liquido contenuto all’interno del calderone sarebbe risultato così tossico da spaccare il calderone a metà e riversarsi in tutto il paese.
Kerridwen partì dunque alla ricerca di sei erbe, lasciando a custodia della bollitura il giovane Gwion Bach e a custodia del fuoco un uomo cieco di nome Morda.
La Dea avrebbe poi fatto avvicinare il figlio al calderone, una volta terminato il periodo richiesto.
Ma un giorno, quando l’anno volgeva al termine, tre gocce schizzarono via dal calderone, colpendo le dita di Gwion, il quale istintivamente se le portò alla bocca.
Così il giovane fu invaso dall’ispirazione e dalla conoscenza, ma ben comprendendo il pericolo di imbattersi nella furia di Kerridwen, decise di scappare, mentre il calderone spezzandosi, riversò fuori il contenuto velenoso.
La Dea scoperto l’accaduto esplose d’ira, colpendo Morda così forte da fargli uscire un occhio fuori dall’orbita. Il povero cieco spiegò che la colpa non era sua, ma del giovane Gwion.
Kerridwen partì dunque all’inseguimento del ragazzo, il quale si trasformò in lepre, per sfuggirle.
La Dea allora divenne un levriero, ma Gwion si trasformò in un pesce e Kerridwen lo inseguì sott’acqua sotto forma di lontra.
Allora il giovane mutò in uccello e La Dea lo portò allo sfinimento, inseguendolo in forma di falco.
Quando stava per arrendersi, Gwion vide una montagna di frumento in un granaio e si trasformò, perdendosi tra i chicchi.
Kerridwen però divenne una gallina nera e iniziò a mangiare tutti i chicchi di grano, inghiottendo così anche Gwion, che come seme diede origine ad una nuova vita nel ventre della Dea.
Dopo nove mesi, ella diede alla luce un figlio così bello che non ebbe il coraggio di ucciderlo, come aveva pianificato durante tutta la gravidanza.
Lo avvolse dunque in una cesta di cuoio (il coracle) e lo lasciò tra le acque di un fiume o secondo alcuni nel mare.
Si dice che poi il bambino fu trovato e salvato dal Principe Elfin e che gli fu dato il nome di Taliesin, che vuol dire “splendida fronte”.
Taliesin divenne il bardo più famoso dei Celti, da alcuni identificato con Merlino.
Dicono che Kerridwen appaia nella nostra vita in momenti di forte cambiamento o quando occorre lasciare andare qualcosa o qualcuno: viene, ci guida nel nostro sentiero di iniziazione, bruciando le erbe per la pozione che ci darà la conoscenza necessaria.
Ma ci bracca anche, affinché passando da una trasformazione all’altra, possiamo infine giungere alla nostra più vera e profonda essenza.
È La Dea della morte e della trasformazione. Madre dispensatrice di vita e a un tempo la Strega che ci inizia ai misteri e dunque anche al mistero della morte, per poi rinascere nuovamente.
©Lucia Boggia
Immagine presa dal web:
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