Andava avanti, lentamente: i piedi nudi faticavano a muoversi, come fossero macigni che la risospingevano sempre più nel suolo.
Eppure… doveva camminare: la sentenza era stata emessa. Non c’era via d’uscita.
Andava avanti, lenta, a tentoni. E i brividi di freddo le scuotevano il corpo, alternandosi a improvvisi colpi di calore e poi sudore freddo e la morsa stringente dell’angoscia.
Le mani tastavano freneticamente il collo, come per controllare che fosse ancora lì: il patibolo era a due passi da lei, ma tanta era la fatica delle sue gambe, che sembrava fosse ancora molto distante.
Ormai più nulla poteva fare, per evitare la condanna. La condanna era la condanna stessa, il rifiuto o la paura di esso.
La veste nera, come il buio che la invadeva e che si era impossessata di lei e di tutto il suo corpo.
Arriva, arriva, eccolo! Che mi prende? Perché? Ansia, angoscia, mi sento mancare l’aria. No, il mio collo è ancora qui… per poco… e se invece scappassi? La morsa dell’angoscia e della fine sparirebbe, e con essa tutto il resto.
Mi gira la testa, no, è inutile piangere, premere le dita sulla fronte, accarezzarla con le mani: non serve. O vado incontro alla condanna o scappo.
Scappo?, scappo?… scappo… come ho sempre fatto. E allora vedi che non ha senso? Non è meglio affrontare il cappio e farla finita, piuttosto che continuare a scappare?
Non lo so, non so cos’è meglio, ma voglio andare via da qui…
Via… in fondo… perché agitarsi tanto? Che vuoi che sia? Una condanna? Non saprei, forse è più l’altra la condanna: ma ormai ho scelto.
Le lacrime scoppiarono a singhiozzi irrefrenabili, mentre lei cercava ancora di decidersi: se fosse scappata si sarebbe condannata da sola, comunque… all’eternità dell’oblio.
Era questo che voleva?
Non lo sapeva, ma era troppo tardi ormai e doveva prendere una decisione.
Forse sentì il boia spintonarla, forse quella di cadere fu solo una sensazione, un’impressione dipinta nella sua mente troppo annebbiata perché potesse ricordarlo.
Ma in quel momento prese la sua decisione e cominciò a correre: via, via da quella pedana, via dalle braccia del boia che cercavano di afferrarla, via da tutto…
Ancora una volta… era scappata, aveva voltato le spalle dall’altra parte. E le lacrime singhiozzanti divennero un torrente, per poi infine placarsi.
A volte l’oblio non era una condanna, a volte il boia doveva aspettare. A volte la morte della vecchia vita non era ancora matura o forse era lei a non esserlo per quella morte?
Troppe morti e troppe recenti rinascite aveva vissuto: quella morte… avrebbe aspettato ancora…
©Lucia Boggia
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