La Dea ha un’ironia tutta sua, nello sbatterti in faccia le lezioni che hai bisogno di imparare, che tu le abbia cercate o no.
Basta formulare un proposito e, se sei pronto o pronta per metterlo in pratica, Lei ti dà un bello schiaffo, dicendo: «Ecco, ti accontento subito!»
E allora… non puoi fare a meno, dopo, di rimboccarti le maniche e capire cos’è che veramente devi imparare.
Io mi ero riproposta di armonizzarmi ancora meglio con La Ruota dell’Anno, e ovviamente la risposta della Signora non si è fatta attendere: questo nuovo giro è iniziato a suon di ceffoni in faccia, ma cerco di prenderlo per quello che è e di fare tesoro di ogni insegnamento che trovo sulla via.
Finalmente mi rendo conto che in realtà non avevo mai davvero compreso il profondo significato di questa festa: sì, dicevo e scrivevo ciò che dicono e scrivono tutte le persone su internet e sui libri.
Il giorno più buio dell’anno, la luce che rinasce e via dicendo. Ma è come quando impari una poesia a memoria, senza sentirla veramente. O quando studi la storia e impari che quella data corrisponde a quell’avvenimento: la cosa finisce là, impari le corrispondenze della festa, come si celebra e, nonostante col tempo inizi a farla tua, c’è sempre in qualche modo qualcosa che ti sfugge. Qualcosa che per afferrare davvero devi scendere ancora più in profondità.
Ecco, credo che in questo Giro di Ruota io stia facendo proprio questo: scendere più in profondità è quello che mi viene richiesto, secondo lo stesso desiderio da me espresso.
Ma le profondità possono essere anche molto dolorose, perché ti portano inevitabilmente a rimettere in discussione ogni cosa, ancora una volta.
E non parlo solo del fatto di vivere i cambi stagionali concretamente: ad esempio a Samhain ho capito che il tempo dell’oscurità dura molto più a lungo di quanto pensassi e che, per quanto scomodo, è necessario restare in quell’oscurità se si vuole comprendere dove si sta andando.
E questo mi ha portato a fare dei cambiamenti nel mio modo di vivere la Ruota.
Ma come dicevo, non si tratta solo di questo: a volte gli insegnamenti della Dea vanno al di là dei nostri desideri o delle nostre aspettative e diventano molto duri da accettare. Ciononostante è necessario comprenderli e fare del nostro meglio per metterli in pratica.
E allora, dopo Samhain, ecco la lezione più dura e importante di questo Solstizio: la morte.
Come ho detto, di questa festa ho sempre considerato solo l’aspetto più visibile, quello di cui più si parla: ossia che il sole muore, che il buio ci sovrasta, ma che essendo questo giunto al suo culmine, lentamente lascia posto alla luce e alla speranza della nuova vita.
Si pianificano i nuovi obiettivi, ci si concentra sui propri desideri, si fanno progetti per il futuro, si celebra con i propri cari, si fa introspezione. Punto.
Questo era tutto ciò che sapevo del solstizio di inverno, fino a questo momento.
E proprio allora, tutta la portata rivoluzionaria liberata dal mio proposito di essere più in sintonia con La Dea mi ha praticamente fatto sbattere contro un muro: se il solstizio di inverno prima che rinascita vuol dire morte;
se prima che luce vuol dire buio totale, come posso comprenderne il significato se non passando davvero attraverso il buio e la morte?
Non che non ci abbia mai avuto a che fare: ho già fatto esperienza delle emozioni portate dal lutto, ma o ero piccola e impreparata e ne avevo una coscienza “incompleta” o la mia visione dell’evento era del tutto travisata.
Adesso sto cercando di comprendere tutto questo attraverso lenti diverse, seguendo il cammino della Dea e il sentiero che ho scelto di incarnare.
Questo non vuol dire che sia facile e indolore, anzi: più segui una spiritualità (che sia qualsiasi) nel modo più serio e sincero, più questa ti porterà domande, anziché risposte.
Al massimo, le risposte che troverai diventeranno nuovi punti di domanda che ti condurranno a nuovi viaggi e nuove ricerche.
Che si tratti di un genitore, un familiare, un amico o un animale domestico poco cambia: le emozioni legate alla perdita sono le stesse e ciò che cambia è “solo” l’essere al quale queste emozioni sono indirizzate.
Il buio, il freddo e l’isolamento di questo periodo dell’anno sono potenti simboli, che possono prendere concretamente vita nel nostro incarnare gli insegnamenti della Dea e della natura: non a caso l’inverno poteva realmente significare la morte per i nostri antenati.
E adesso credo anche di aver capito perché si dice che a Samhain tutto finisca, ma nulla sia ancora ricominciato: a Samhain l’oscurità ha inizio.
A Samhain si apre Il Cancello tra I Mondi, si varca la soglia.
Ma quel Cancello resterà aperto fino alla fine del solstizio: noi dovremo attraversarlo tutto e solo dopo la fine, solo dopo il culmine del buio e la rinascita della luce, potremo varcare la seconda soglia del Cancello e giungere lì, dove inizia la nuova vita.
Sono proprio le nostre emozioni di paura, di perdita, di dolore e di angoscia nei confronti dell’oscurità e della morte che fanno nascere in noi la speranza della rinascita e nella nuova luce: in tutta questa sofferenza, in tutta questa oscurità cosa possiamo fare, se non augurarci che (comunque vada) tutto prima o poi tornerà a fiorire o troverà il suo significato?
Esattamente come facevano i nostri antenati, che per scongiurare i pericoli dell’inverno e propiziare il nuovo anno, celebravano la nuova luce.
Luce che, per quanto piccola e appena nata, rappresentava la speranza che dopo la morte tornasse a splendere la vita.
E dunque è necessario imparare la dura lezione della morte, prima di giungere dall’altra parte e lasciarci alle spalle l’ultima soglia del Cancello tra I Mondi.

©Lucia Boggia