Salve a tutte/i!
Oggi voglio riprendere un po’ la rubrica sul Paganesimo e sulla Spiritualità della Dea: se avete perso gli articoli precedenti, vi consiglio di andarli a leggere, così potrete comprendere meglio.
In particolare oggi voglio parlare del concetto di Immanenza.
Un concetto difficile da comprendere per la maggior parte di noi, perché siamo abituati all’idea di un Dio Trascendente che vede tutto dall’alto e che è lontano da noi e dalla nostra natura umana.
Un Dio che dobbiamo affannarci a raggiungere, tentando di eliminare tutto ciò che non è Spirito, che non è L’Invisibile, che non è L’Alto, che non è Luce. E dunque tutto ciò che è Materia, che è corporeo, che è basso, che è visibile, che è “oscuro”.
In pratica tutto ciò che ha a che fare con la nostra natura umana. Perché noi siamo materia, siamo corpo, siamo carne e ossa, siamo sangue, siamo passione, siamo visibili e siamo anche “oscuri”.
Chiarisco fin da ora che questa non è assolutamente una critica o un giudizio nei confronti della religione ufficiale: è solo un modo diverso di intendere ciò che è Divino e ciò che è Sacro e di spiegare come si rapporta l’essere umano alla vita e al mondo, in base a questo diverso modo di sentire.
Tra l’altro Il Cristianesimo non è l’unica corrente religiosa a basarsi sul concetto di trascendenza e quindi di una Divinità esterna a noi: qui non è un attacco a questa o quella religione o spiritualità, ma solo un mettere in evidenza il fatto che è possibile sperimentare diversi modi per comunicare con La Divinità, con L’Universo o comunque lo si voglia chiamare.
Siamo tutti diversi ed è giusto che ognuno trovi la sua via personale, senza per questo scadere in “guerre di religione”.
La maggior parte delle religioni “ufficiali” si basa sul concetto di Trascendenza, appunto: un Dio lontano, distante ed esterno.
Ciò significa che non solo per cercare di essere in comunione con Dio dobbiamo in qualche modo privarci di tutto ciò che ci appartiene e che fa di noi degli esseri umani, degli animali (perché anche noi siamo animali), ma anche che qualunque cosa, bella o brutta che sia, la additiamo a questa Entità.
Da qui, mi verrebbe da dire, viene fuori il concetto che tutto ciò che non è “giusto”, tutto ciò che non è conforme alle regole o tutto ciò che è malvagio, sia opera del diavolo.
Il fatto di relazionarci con un Dio esterno a noi, ci porta inevitabilmente a deresponsabilizzarci: se preghiamo e succede qualcosa di bello è merito di Dio, se succede qualcosa di brutto o ci sono criminali è opera di Satana.
Parlo di Dio e Satana perché vengo da un’educazione cattolica, ma anche altre religioni hanno lo stesso sistema: nella religione Indù, ad esempio, assistiamo alla stessa esigenza di doverci spogliare di tutto ciò che ha a che fare con la nostra natura umana e corporea, perché tutto ciò che è materia è mera illusione, non ci fa vivere bene e ci vieta la possibilità di assistere alla vera visione di Dio.
Questo è il concetto di Trascendenza.
Ora dimenticate tutto ciò che avete letto finora e cercate di approcciarvi al Divino in maniera diversa.
Partiamo da un assunto innegabile: noi siamo natura.
A prescindere dal pensiero, dal sentiero spirituale o religioso (perché ognuno ha il diritto di credere in ciò che vuole e fare ciò che vuole: tengo a ribadirlo, non è una critica), non possiamo mettere in dubbio questo unico dato di fatto: noi siamo natura, siamo figli della terra, siamo esseri mortali, fatti di carne, ossa, sangue, nervi e quant’altro.
Siamo MATERIA PURA.
Se analizziamo questa cosa dal punto di vista delle religioni trascendentali, come possiamo eliminare la nostra stessa natura, come possiamo sperare di avere un contatto con Dio, se noi siamo esattamente l’opposto?
Questo problema nella visione Immanente non si pone: noi siamo diretta emanazione della Divinità, poiché la stessa Divinità è materia.
La Terra, La Natura è La Divinità ed è presente in ogni cosa, è appunto IMMANENTE: non è esterna a noi, ma è in noi, intorno a noi, sopra di noi e sotto di noi.
È in noi, poiché noi siamo natura, dunque pur non essendo divinità scese in terra, tuttavia rechiamo un pezzo, un frammento di quella divinità e di quella sacralità nel nostro DNA. Pur non essendo delle divinità, partecipiamo di quella Divinità: siamo un tutt’uno con Essa.
Siamo un tutt’uno con Il Creato, con tutti gli esseri viventi, con la natura, con Madre Terra.
Se vogliamo salire in cima a una montagna, dobbiamo per forza partire dalla base e dobbiamo per forza scalarla tutta, altrimenti alla cima non ci arriveremo mai.
Se dobbiamo arrivare alla fine di una rampa di scale, dobbiamo per forza partire dal primo gradino e passare per tutti gli altri scalini, altrimenti non arriveremo mai dove vogliamo arrivare.
Questa è l’Immanenza: il basso non è peggiore dell’alto, il corpo ha lo stesso valore dello spirito, la materia è altrettanto importante quanto l’anima, il visibile ha uguale dignità rispetto all’invisibile, la terra è uguale al cielo.
Non esiste divisione, non esistono gerarchie e non esiste una figura sacerdotale che interceda per noi, perché tutti possiamo direttamente connetterci alla Dea, al Ventre Cosmico che ci contiene tutti: ecco perché il cerchio ha una valenza fondamentale nella Spiritualità della Dea.
Esso segna il perpetuo ciclo di nascita, morte e rinascita a cui tutti gli esseri viventi, in quanto figli della natura, sono sottoposti: noi nasciamo e moriamo in continuazione, per poi ancora rinascere.
Il Cerchio è il simbolo del Ventre Cosmico che sempre si rinnova e sempre ci accoglie, indipendentemente da chi siamo.
Grazie all’Immanenza, sparisce anche il concetto di deresponsabilizzazione: siamo noi i veri artefici della nostra vita, siamo noi i responsabili delle nostre azioni.
Non esiste Una Divinità a cui addossare le nostre colpe, non esiste un libro di leggi da seguire, altrimenti si viene puniti, proprio perché La Divinità esterna e distante è scomparsa: noi siamo La Divinità, noi stessi siamo sacri, perché legati alla Dea dalla nostra stessa natura.
Anzi, questo semmai ci dona un carico di responsabilità non indifferente: se siamo Uno con la terra e con la natura, sappiamo che ogni nostra azione ha una conseguenza e questo ci porterà inevitabilmente a chiederci cosa sia “giusto” fare e cosa no.
È il fulcro del credo e della pratica del paganesimo: “Se non fai del male a nessuno, fai ciò che vuoi”, prendendo in prestito la “regola d’oro” della Wicca, forse la religione pagana più famosa, per quanto io stessa non ne faccia parte.
Ma il principio di base per ogni praticante pagano o della Spiritualità della Dea è questo: farsi carico di un’enorme responsabilità nei confronti di se stessi, del prossimo e della natura, avendo cura di seguire sì sempre la propria volontà, ma senza sconfinare nella libertà e nella sfera altrui.
Questo è un discorso un po’ più ampio, su cui scriverò un articolo a parte, ma era giusto sfiorarne almeno la punta, per rendere più comprensibile il concetto di Immanenza.
Spero che questo articolo vi sia piaciuto e vi auguro una buona giornata!
©Lucia Boggia
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