Non ero tanto sicura di introdurre questo argomento: volevo che il mio fosse un sito “vero”, “serio”.
Volevo che in esso ci fossero solo racconti e poesie, ispirazioni varie: basta col parlare di me, di argomenti diversi, di paganesimo.
Ecco, vorrei porre l’accento su questo: il paganesimo o la spiritualità della terra o la spiritualità della Dea è una delle sfumature che mi contraddistinguono già da sette anni, ormai.
Avevo cominciato a scrivere di paganesimo per sentirmi meglio, per sentirmi accettata, per far capire a chi mi sta intorno che nulla facevo di strano o di brutto o di “diabolico”: una sorta di parlare continuando però a restare in ombra, per avere l’illusione di essere comunque me stessa e di sentirmi accettata così com’ero.
Ma mi sono detta che in un sito “serio” tutte queste cose non vanno bene: così avevo deciso che qui non avrei scritto di paganesimo, né di altre cose che non fossero strettamente letterarie.
Ma mi sbagliavo: il paganesimo, il femminismo (lo vedremo poi con calma) e tante altre cose… sono parte di me, sono ciò che sono, sono me.
Ed io ho sempre creduto che un qualsiasi artista o in generale qualsiasi persona, non porti mai nel suo lavoro qualcosa che non gli appartenga al cento per cento: non esiste l’opera, il romanzo, la canzone, il dipinto “di fantasia”, perché tutto ciò che scriviamo, tutto ciò che cantiamo, riproduciamo e portiamo all’esterno è parte di noi.
L’autrice o l’autore che dice “Questa/o non sono io, l’ho inventato, è pura fantasia…” sta illudendo se stessa/o e le persone a cui si rivolge.
Certo, ci sono elementi che sono palesemente fantastici, che non esistono nella realtà così come si presentano, ma è importante capire la differenza tra il come la realtà viene presentata e l’elemento che è alla base di quella determinata rappresentazione: il pensiero, l’elemento, l’ispirazione alla base di quella rappresentazione è reale, è vivo/a, è dentro di noi.
Quindi… poiché non posso scindere la mia persona, ciò che sono nella mia vita di tutti i giorni dalla mia scrittura, ho deciso di riportare a galla (sia pure con una consapevolezza diversa) i miei frammenti di praticante della spiritualità della Dea.
Perché quei frammenti in qualche modo saranno comunque presenti. In una poesia, in un racconto, in un pensiero: quindi perché non cercare di portare all’esterno anche questa parte di me?
Se voglio scrivere, se voglio scrivere qualcosa che abbia un minimo di senso, se voglio scrivere non per diletto (quello lo facevo a undici, quindici, forse anche a diciotto anni), ma perché nel mio piccolo e mettendo a frutto il dono che ho ricevuto voglio portare un cambiamento nel mondo… allora devo parlare anche di questo.
Perché purtroppo nel 2023 (ormai quasi 2024) ancora tante cose devono essere cambiate: ancora tanti pregiudizi, ancora l’odio per il diverso e verso tutto ciò che non conosciamo, ancora violenza di genere, stupri e femminicidi.
Ancora troppe cose non vanno e devono essere cambiate.
Ed io che già alla fine del liceo, nella mia illusione ancora adolescenziale, pensavo di diventare la versione femminile del “Poeta Vate” che come un faro illumina il popolo, adesso senza troppe manie di grandezza è proprio quello che voglio fare: contribuire nel mio piccolo a cambiare la visione del mondo.
E cominciare a farlo da ciò che in me è cambiato, da ciò che (vivendo in un sistema come il nostro basato sulla paura, sulla violenza e sul dominio) ha generato in me ferite che sto tentando di sanare.
E quindi da queste ferite che lentamente si trasformano in un nuovo punto di partenza.
Spero possiate gradire questo nuovo progetto e vi auguro una buona lettura.

©Lucia Boggia

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