Riflettendo sulla Dea, sulle tradizioni e sul mio percorso, non ho potuto fare a meno di notare molte somiglianze tra due Dee o due manifestazioni della Dea che più mi stanno a cuore e che guidano il mio cammino: Brigit e Kerridwen.
Qualsiasi sentiero richiede sempre di essere scavato, di non fermarsi mai alla superficie o alle informazioni già imparate, che magari sono anche quelle più diffuse.
Scoprendo “il lato oscuro” di Brigit, come Madre in lutto e come “Accompagnatrice dei Morti” (così l’ho definita), mi sono ritrovata a pensare che questa Madre ha davvero molti punti di contatto con un’altra Madre: Kerridwen.
Kerridwen è una madre in pena, una madre che soffre per il figlio, perché sa che a causa della sua bruttezza verrà tagliato fuori dal mondo e non verrà mai preso sul serio.
A meno che… non abbia qualcosa da offrire a quello stesso mondo: se fosse in grado di mostrare a tutti la sua saggezza e il suo fuoco divino, potrebbe ottenere il riconoscimento che altrimenti non avrebbe.
Per la felicità del figlio è disposta a piegare le stesse leggi della natura e della magia, e a compiere un lungo viaggio di iniziazione e trasformazione: la storia l’abbiamo già raccontata (https://www.luciaboggia.it/paganesimo/kerridwen/), ma il fatto è che nella spiegazione di solito ci si sofferma sul viaggio di Gwion Bach, piuttosto che su quello di Kerridwen.
È Kerridwen stessa a dover affrontare il viaggio nella foresta, a dover ricercare le erbe da gettare nel calderone e a dover attendere che la pozione sia pronta.
Gwion Bach può iniziare il suo viaggio soltanto dopo che La Dea stessa viene iniziata, cosa strana da pensare, dato che si tratta della Dea. Ma La Dea è continuo mutamento, ormai lo sappiamo, e Lei stessa ha bisogno di morire, per poi rigenerarsi e ricominciare il suo viaggio di ricerca.
Kerridwen è l’esempio perfetto di ciò che dobbiamo affrontare nella nostra vita: siamo in continua trasformazione, siamo continuamente messi alla prova, e continuamente siamo costretti ad adattarci a nuove condizioni e nuove vie.
La nostra iniziazione non ha mai fine, poiché c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, una volta girato l’angolo. E non tenerne conto può essere dannoso, perché poi rischiamo di prendere delle cantonate.
Kerridwen è una Dea, ma è anche una donna, una persona che vede la sua via cambiare e che cambia insieme a lei: da Dea passa ad “iniziata” e da “iniziata” può a sua volta nuovamente “iniziare”.
È due volte madre, forse anche di più: madre di Morvran, madre spirituale di Gwion Bach e madre di Taliesin.
Quante trasformazioni in un solo essere!
Ma questa ispirazione estemporanea sulla trasformazione la affronteremo in un altro momento: adesso voglio soffermarmi su quelle somiglianze che mi hanno spinto a scrivere questo articolo.
Brigit piange perché il figlio muore, urla disperata e le sue urla vengono udite da tutto il popolo d’Irlanda.
Così anche lei in effetti subisce una trasformazione: anche lei muore, e morendo, col suo lamento accompagna il figlio nella sua nuova vita.
Nella storia di Kerridwen non si fa più menzione di Morvran, almeno per quello che sono riuscita a recuperare: non si dice come vada a finire e di certo non si dice che Morvran muore.
Ma si tratta pur sempre di una madre che soffre per il figlio.
E dopo tanta sofferenza, alla fine il privilegio della saggezza va ad un’altra persona.
Dopo un bel po’ di trasformazioni e dopo nove mesi di gestazione, Kerridwen dà alla luce Taliesin.
È come se dall’ombra di Morvran (chiamato Avagddu, che vuol dire proprio “totale oscurità), dopo tanto peregrinare, alla fine Kerridwen stessa rinasca dalla “Splendida fronte” del nuovo figlio: Taliesin significa appunto “Splendida fronte”.
Dunque La Dea sarebbe in questo modo anche madre di se stessa.
Tuttavia, pur non uccidendolo come aveva progettato per l’intera gravidanza, alla fine Kerridwen lo avvolge in una cesta e lo lascia andare tra le acque di un fiume.
Ma pensandoci non vedrei questo come un abbandono, piuttosto come un ulteriore passo verso l’iniziazione “finale”: l’acqua è movimento, è cambiamento e capacità di adattamento, ma è anche la vita che rinasce.
E dopotutto… probabilmente se Taliesin non fosse stato trovato dal Principe Elfin (così dice la storia), non sarebbe mai diventato Il Bardo più famoso dei Celti.
Ed è qui l’altro punto di contatto: non posso fare a meno di pensare che proprio in quanto scrittrice (oggi aspirante Barda) mi sono avvicinata a Brigit.
La Dea Barda e Poetessa, la Dea dei Poeti, Colei che ha inventato il Lamento Funebre, dopo aver perso suo figlio.
E poi c’è l’altra madre, Kerridwen: La Madre di Taliesin, la Splendida Fronte che sarà Il Bardo per eccellenza.
Il Calderone dell’ispirazione, L’Awen di Kerridwen da un lato.
E dall’altro il Ramo d’Argento dei Bardi, che ormai per me è legato a Brigit e lo uso ogni volta che devo scrivere, chiedendo la sua ispirazione.
La Madre del Bardo e La Barda.
La madre che dall’oscurità di Avagddu torna alla luce di Taliesin e la madre che col suo canto accompagna Ruadan nell’Altromondo.
La Luminosa di cui non si direbbe che abbia un lato oscuro, e L’Oscura che dopo la sua trasformazione nel calderone torna alla luce.
Mi sono più volte detta che La Dea è una mutaforma e che in fondo possiamo pensare che tutte Le Dee, per quanto diverse e in un certo senso “a sé stanti”, altro non sono che semplici e diverse sfumature dell’unica Dea.
Tuttora nel mio cammino non ho una posizione precisa su questo: a volte mi sembra di avere bisogno di una piuttosto che di un’altra, a volte invece tutte e tre (Brigit, Cailleach e Kerridwen) mi si fondono davanti agli occhi e mi dicono “Tanto sono sempre io.”
Non so se questa riflessione abbia chiarito il senso di ciò che volevo scrivere o se abbia reso il tutto ancora più confusionario. Ad ogni modo, ho intenzione di approfondire questi argomenti, per cercare di comprendere meglio I Misteri della Dea, grattando oltre la superficie.
Benedizioni,
©Lucia Boggia
Immagini reperite in rete e rielaborate
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