Sì, avete capito bene: Brigit ha un “lato oscuro”.
Un lato che non avevo mai sperimentato finora e che nemmeno pensavo esistesse, nonostante avessi letto qualcosa in proposito da qualche parte.
Ma un conto è una lettura che poi magari si lascia lì, un conto è toccarlo realmente con mano.
Questi giorni di crisi mi hanno portato a riflettere molto, e in questo riflettere mi sono ricordata che nelle ultime cose studiate su Brigit, si dice che è anche una madre.
Brigit è infatti citata come la moglie di Bres e la madre Ruadan.
Nel Cat Mag Tuired (La battaglia di Mag Tuired) uno scritto del XVI secolo dopo Cristo, si racconta la leggendaria battaglia tra i Túatha dé Danann, la mitica Stirpe della Dea Dana, da cui discende la stessa Brigit, e il popolo irlandese dei Fomori.
Nel libro si narra che Ruadan viene mandato in missione, per carpire i segreti della metallurgia, ma viene ucciso durante una disputa, così Brigit si reca subito sul luogo dell’accaduto e piange e urla così forte che il suo lamento viene udito da tutta l’Irlanda.
Da qui si dice che Brigit abbia appunto inventato il Lamento Funebre irlandese, con cui tradizionalmente si accompagnano i defunti.
Conoscere questo frammento della storia di Brigit mi ha fatto pensare.
Ovunque Brigit viene presentata come La Dea Fanciulla di Imbolc, La Dea della primavera, La Portatrice della Forgia e della Triplice Fiamma.
Viene anche ricordata come La Guardiana delle Fonti sacre, ma questo lato oscuro che si mescola al suo essere madre e al dolore per la perdita del figlio, mi era del tutto sconosciuto.
E l’essermene ricordata non solo mi ha fatto capire che dovevo scendere nel profondo, ma ha anche dato una piccola scossa a questa mia crisi: che senso ha riempirsi di oggetti e strumenti, avere grandi altari e cercare mille Divinità, se poi quella da cui si è stati chiamati fin dall’inizio nemmeno la si conosce?
Noi non ci identifichiamo in un solo aspetto di noi stessi, per quanto possa essere quello predominante: non diremmo mai di essere soltanto quelli che amano fare baldoria con gli amici o di essere soltanto quelli timidi e introversi del gruppo.
Non ci etichetteremmo mai come quelli razionali senza altre sfumature o come quelli oltremodo impulsivi e con la testa tra le nuvole: in noi ci sono davvero infinite sfumature ed è impossibile definirci unicamente con l’aspetto più visibile del nostro carattere e della nostra personalità.
Così è nella spiritualità: non ha senso cercare altrove ciò che già è a nostra disposizione, anche se non lo vediamo.
Magari non riusciamo a percepirlo subito, perché non siamo pronti a ricevere quella verità o quell’eredità: La Dea è Dea. È una e molteplice al tempo stesso: è il ciclo della terra e della natura e qualunque sia il nome che le diamo, finiremo per trovare in Lei le stesse sfumature.
Magari saranno leggermente diverse o più o meno accentuate a seconda del contesto o della cultura, ma non andiamo in giro a fare incetta di Divinità, se non siamo riusciti ad entrare in serio contatto con quella a cui già ci rivolgiamo: di sicuro scopriremo che l’insegnamento o la sfumatura che stiamo cercando era sotto i nostri occhi e nemmeno l’abbiamo notata!
Scoprire il lato madre, il lato sofferente e luttuoso di Brigit era quello di cui avevo bisogno in questo momento: entrare in contatto con una nuova crepa di me stessa attraverso questa oscurità mi ha fatto capire quanto ancora ci sia da imparare e che nessuno è infallibile.
Tutto è sottoposto allo stesso ciclo di vita, morte e rinascita e La Dea racchiude in sé ogni fase di questo ciclo, qualunque sia il nome che le diamo, qualunque sia la tradizione che scegliamo: sarà sempre la Vergine che nasce in primavera, L’Amante che diventa Madre feconda e La Dea Oscura che diventa La Vecchia e La Reggente della Falce.
Come inventrice del Lamento Funebre, per me Brigit diventa Colei che accompagna i morti nel loro viaggio all’Altromondo: è Colei che ci guida nelle nostre piccole morti quotidiane e in quelle più grandi e difficili, finanche nella morte comunemente intesa, ossia quella fisica.
È un aspetto che ho appena scoperto, ma ho tutta l’intenzione di approfondirlo e onorarlo, per onorare La Dea che fin dal principio ha mosso i miei passi su questo sentiero: Brigit, La Dea Luminosa, ma anche L’Accompagnatrice dei Morti.


©Lucia Boggia