Oggi voglio iniziare un nuovo progetto: una sorta di raccolta o serie di racconti su cosa ai nostri giorni significhi scrivere. Essere uno scrittore e, in particolare, essere una scrittrice. Ma non solo.
Voglio, in maniera anche ironica e autoironica, parlare di temi, concetti e modi di pensare in cui io stessa ho creduto o che ho fatto miei o che mi sono fatta andare bene.
Ma negli ultimi anni sono cambiata e ancor di più negli ultimi tempi, e mi sto approcciando ad un modo diverso di sentire e di vedere le cose, senza per questo necessariamente negare chi sono stata fino a questo momento.
Non voglio spiegare di più, sia perché voglio che il messaggio arrivi da sé, sia perché sto scrivendo di getto e non so quale piega prenderà la storia.
Al momento vi saluto e vi auguro una buona lettura!

Rebecca guardava fuori dalla finestra, assorta, pensando a un modo credibile e non scontato di risolvere la questione. O quanto meno di metterla in moto.
L’acqua scrosciava e il sapone morbido ricadeva nel lavello e sui piatti, che dovevano essere splendenti: sì, stava lavando i piatti.
Cosa c’è di strano o di ignobile?
È la normalità, ciò che da sempre viene tramandato di generazione in generazione: quale donna non vorrebbe una simile paradisiaca visione, mentre lava i piatti e realizza lo scopo per il quale è nata?
Poter vedere l’orto del vicino, gli alberi che si stagliano alti e ascoltare quel meraviglioso profumino di concime… sembra di stare in una fattoria!
Ma che fa? Basta alzare lo sguardo per ammirare il cielo e il suo umore e tutto passa e i piatti splendono.
A questo pensava, Rebecca, in cerca della chiave giusta: quella telefonata l’aveva scossa, in positivo sia chiaro.
Scrittrice? Tu? Ma non farmi ridere!
Oggi “Scrittore” (al maschile, perché anche una pagina Facebook ti dice chiaramente che la professione di “scrittrice” non esiste) è diventata una definizione qualunque: scrivi due cose, le fai girare sui social e via! Se sei fortunato (ricordiamo che si parla di “Scrittore”), se hai i contatti giusti… allora può darsi che tu ce la faccia.
A patto però di scrivere solo cose “popolari”.
Se vuoi essere uno “scrittore femmina” come fai?
Beh… più o meno la stessa cosa, ma a condizione di… beh, vedete un po’ voi.
Comunque Rebecca rifletteva su queste cose… e all’improvviso ebbe un lampo di genio: ma perché non fare proprio così? Perché fare la schizzinosa, quella che non vuole mettersi in mostra, quella che Oddio i sociaaaaal!
Una sete urgente di scrivere l’aveva improvvisamente assalita: doveva scrivere, scrivere, scrivere!

Caricatore? C’è. Portatile? C’è. Io? Ci sono. Forza!
Ma… di cosa scrivo?
Cosa vuole sentire la gente? Cosa vuole leggere la gente? Cosa vuole vedere la gente?
Certo che film: ho aspettato tanto per vederlo, perché ero prevenuta e tutti sapete come non ami in genere far parte della mischia, come mi piaccia fare le cose solo dopo che il boom è passato.
Come Il Signore degli Anelli, ma dimentichi che parliamo di Tolkien: lui è imparagonabile!
Però forse… ma sì…

E le dita cominciarono magicamente a muoversi sulla tastiera:

Era un tempo ormai lontano, un tempo che oggi si perde negli abissi della memoria. E quindi… perché ricordarlo?
Correva L’Era Trentesima degli Elfi e una guerra impazzava tra i mondi: l’Oscurità aveva preso il sopravvento sulla Luce, la guerra e la violenza dominavano le Razze, la schiavitù era tornata, come una peste bubbonica che infesta tutto ciò con cui entra in contatto.
Ma prima… no, prima il mondo non era per niente così: era una sorta di paradiso terrestre, un luogo ameno nel quale crogiolarsi, nel quale gioire e nel quale tutti erano uguali.
E dico davvero TUTTI: Uomini, donne, bambini, anziani, Gli Elfi Bianchi, gli elfi neri, I Maghi, i mortali… e tutti gli altri.
Non una divisione, non una lotta, tutto era in pace.
Il Consiglio dei Maghi era perfetto: non esistevano divisioni tra I Maghi e le streghe, perché… era Il Consiglio dei Maghi; le streghe al massimo erano intente a celebrare qualche orgia sulle scope, la notte di luna piena.
Gli animali donavano gioiosamente la loro vita e le loro pelli, solo per nobili scopi: non venivano trucidati per divertimento.
La caccia al cinghiale, la caccia al cervo, a tal animale e a tal’altro… avevano uno scopo ben preciso: finire sulla tavola del Re degli Elfi Bianchi, dunque uno scopo regale…
Ma anche chi cacciava solo per cibarsi e per riscaldarsi, non lo faceva con cattive intenzioni: quel sacrificio sì, era giustificato.
E il Sangue, Il Sangue! Dov’era?
Si è mai vista La Tale Strega o Fata o Regina degli Elfi (ah, esisteva dunque anche una regina?) partecipare alle cerimonie del Sangue?
La Fata eternamente bella e lucente o eternamente brutta e cattiva… ma nel mezzo cosa c’era?
Una dama finta, evanescente che nulla sapeva della vita, perché a questo era stata addestrata.
Dunque, cosa c’era di così diverso nel Mondo di prima?

Ricordiamo che Rebecca stava scrivendo sull’onda delle sue emozioni, senza soffermarsi minimamente a capire o a chiedersi se ciò che stava scrivendo avesse o meno un senso: in fondo… non era questo il modo di sfondare?

E ora? Cosa scrivo? Cosa c’era prima, se già il mondo di prima non era un granché?
La finzione… l’illusione che tutto ciò fosse vero…
L’illusione di un pensiero egualitario che mai era esistito veramente: Gli Elfi Bianchi dominavano comunque, i mortali erano tra loro divisi, ma fu proprio questa divisione, fu proprio questa errata visione del loro mondo paradisiaco, del famoso Locus Amoenus, fu proprio l’illusione di vedere il mondo diviso in due metà che squarciò il loro paradiso.
Il mondo così come loro lo conoscevano.
E allora La Forza Oscura prese il sopravvento.

(Continua…)

©Lucia Boggia