Antichi tralci riempivano il cammino nella foresta, mentre l’oscurità avanzava sempre più: una fioca debole luce si intravedeva da lontano, troppo lontano perché potesse davvero rischiarare la via.
Nudi i piedi seguitavano il sentiero, all’affannosa ricerca di quella fiaccola: senza quella non sarebbe potuta andare avanti.
Questo le era stato detto. Ma quanto ancora ci avrebbe messo, per raggiungere quella luce?
Il sentiero si fece d’improvviso scosceso e quasi la figura ammantata scivolò lungo l’inaspettato dirupo: fece pressione per terra, tenendosi con le mani e strisciando i piedi su qualcosa di appuntito, ferendosi.
In quel buio così denso non riusciva a vedere nulla e solo la fiamma che le splendeva in corpo riusciva a farle notare il luccichio più lontano, di quella torcia che la stava aspettando.
Si asciugò le ferite sulla lunga veste blu notte, indistinguibile in quel buio dal nero della foresta e del cielo.
D’un tratto una voce le soffiò all’orecchio: «Segui il buio e troverai la luce.»
Per niente turbata da quell’evento, l’altra domandò: «Sì, ma come?»
E la voce, accarezzandole il viso, soffiò ancora: «Ti guiderò io.» Poi aggiunse: «Ma il cammino sarà lungo e tortuoso.»
Sbuffò la donna, alzando le spalle: «Ho scelta?»
La voce non rispose, ben sapendo che la domanda era retorica e tradiva anche un certo sarcasmo.
Si misero in viaggio, e davvero il cammino era lungo e tortuoso.
La sua guida era per lo più silenziosa e questo la inquietava, ma aveva deciso di seguirla senza discutere: ormai sapeva che una volta entrata nella foresta, avrebbe dovuto adattarsi ad ogni piega che il sentiero avrebbe preso.
Dopo ore di cammino ininterrotto, qualcosa giunse a spezzare la monotonia di quel silenzio, rotto solo dal respiro della donna e dai suoni della foresta: l’amuleto che portava al collo iniziò a brillare.
Prima debolmente, poi sempre più forte, finché la giovane dovette farsi schermo con le mani per non essere accecata da quella luce tanto intensa.
«Ma che diamine è?!»
«La tua prima fermata!» gridò la voce.
L’altra allora si fermò, guardandosi attorno, e per qualche strano motivo, il buio non sembrava più così buio, ora che gli occhi si stavano abituando: davanti a lei notò quello che doveva essere un antico altare in pietra di forma circolare, attorniato da vari manufatti.
Totem, statue che ritraevano figure femminili con i seni e il pube pronunciati, piume di uccelli e ossa di animali.
Un fremito la colpì, attraversando l’intera spina dorsale: la morte infine veniva a cercarla.
Non che non l’avesse fatto ininterrottamente nei giorni, nelle settimane e nei mesi precedenti, ma adesso veniva a presentarle il conto. Definitivamente.
«Avvicinati.» quasi le ordinò la voce, in un sibilo per niente rassicurante.
Tremante e poco convinta, la giovane fece come le era stato detto: senza oltrepassare il cerchio formato intorno all’altare, protese le mani verso la sua cima, dove era posto un teschio.
Sì, senza dubbio quello era un severo ma necessario messaggio della Signora della Falce: era giunto il momento di morire, di lasciarsi andare, per poi guardare avanti.
Si volse intorno, dicendo: «Sono pronta.»
«Bene, allora.»
E la voce prese forma, incarnandosi in quella che doveva essere La Signora della Falce: una lunga tunica grigio-fumo le avvolgeva l’intero corpo, coprendola fin sopra la testa.
Eppure il volto scavato e scheletrico era ben in vista, come a ricordare la necessità della crudezza e della nudità, fondamentali quanto la pienezza e l’abbondanza, nel mantenere l’equilibrio cosmico.
Una mano reggeva l’ascia, l’arma tanto temuta, l’altra era socchiusa nell’atto di custodire una chiave vecchia e consunta.
Poi quella stessa mano fece segno alla donna di consegnarle l’amuleto:
«Ma è l’unico collegamento che ho, per raggiungere la fiamma!» protestò, stringendo la mano intorno al ciondolo prezioso.
«Vuoi uscire dalla foresta o no?!»
E il volto scheletrico, già per niente rassicurante, divenne ancora più tetro, facendo arrendere l’altra che consegnò l’amuleto senza più fiatare.
«Ora va meglio.»
E un ghigno, almeno così sembrò alla giovane, si dipinse sul teschio dell’Orribile Signora, che da quel momento si chiuse in un silenzio sinistro.
La pellegrina non ebbe altra scelta che seguirla, lasciando dietro di sé la foresta e ogni antica certezza.
(Continua…)
© Lucia Boggia
Immagine: Samhain Goddess, Arwens Grace
Settembre 30, 2026 alle 10:48
Mistero e magia… mi piace un botto questo racconto. Aspetto il seguito, Lucia.
Settembre 30, 2026 alle 14:50
Grazie mille, Cate! Allora preparati per il seguito! Spero possa piacerti altrettanto <3