Un piedi avanti e l’altro ancora dietro: timorosa, non sapeva se continuare o meno la discesa.
Hai iniziato. E quando inizi non puoi che andare avanti, anche se è dura, anche se la vetta ti sembra improvvisamente di nuovo lontana, anche se ti scarnifichi le mani a furia di scalare: devi continuare, non c’è altro modo.
Cosa c’è di diverso? Cosa devo ancora fare? Cosa non mi sta bene?
No, io non ho bisogno di questo. Non più.
Tutto cambia, la natura cambia, La Ruota gira e la spirale si evolve e tutto ciò che finora ho creduto di sapere, non era vero.
In realtà no, non è necessariamente così, ma non avevo le lenti di cui avevo bisogno per vedere. Vedere realmente.
Il sentiero scosceso diventava sempre più ripido: era una sorta di monte che conduceva in entrambi i sensi allo stesso tempo. Lasciava che i piedi e il corpo affondassero sempre più giù, perché questo era il loro scopo, e allo stesso tempo più si scendeva più si saliva.
La spirale girava su se stessa e ad ogni passo verso il buio più profondo, era come se portasse la giovane verso una nuova luce.
Più i piedi solcavano la grotta, più salivano ad un livello diverso della scala e della spirale.
Una scala a chiocciola… di legno, dorata, verniciata… sempre diversa, eppure sempre la stessa: sapeva di doverla percorrere, perché ormai c’era dentro.
Era dentro. Era nella spirale e una volta che invochi, attivi e accogli la spirale non puoi più mandarla via: è impossibile. Essa è dentro di te e rimane con te, finché ad ogni giro non sarai allo stesso tempo giunta più giù e quindi più su.
La discesa è fondamentale, è necessaria. È dura, questo sì, ma non puoi più decidere: il tempo degli indugi è terminato e non puoi più decidere se sei dentro o fuori. Adesso sei dentro e basta: devi andare avanti.
Tutto strano, tutto vecchio, tutto marcio: questo ponte deve crollare, questo passato deve essere lasciato andare.
Non lo volevo, non erano le motivazioni giuste. Non erano le mie. Non lo sapevo, ma adesso comprendo che è così. Ed ora devo solo capire se, con la nuova lente, è quello che voglio o no.
Ma già conosco la risposta, in fondo.
Posso lasciare andare, posso liberarmi, posso dire addio e scrollarmi di dosso gli ultimi pesi: non ho più paura.
Entrambi i piedi, li lascio andare nella grotta: qui inizia la mia ultima discesa.
Lo specchio non poteva riflettere un’immagine più giusta: aveva fatto proprio bene a scegliere quella gonna, le stava una meraviglia.
I colori e i toni caldi e terrigni della stagione autunnale e il contrappunto nero di quella maglia.
Ora sì che si sentiva bene, ora sì che si “vedeva” bene, ora sì che le piaceva come le calzavano i vestiti scelti!
L’ultimo passo era giunto: comprendere chi fosse al di fuori e mostrarlo agli altri.
L’ultimo passo in avanti: scomparsa nella caverna, pronta per l’ultima discesa.
©Lucia Boggia
Ottobre 2, 2023 alle 17:35
Bellissimo, emozionante.
Brava Lucia, dall’animo gentile.
Vai avanti così, è questa la tua strada.
Ottobre 3, 2023 alle 7:37
Grazie mille!