L’orologio batteva mezzanotte: ecco, era l’ora.
L’ora più temuta era giunta, il confine massimo tra il visibile e l’invisibile era stato varcato: cosa sarebbe successo, solo lei lo sapeva… perché ormai era sempre così.
Il Velo si era squarciato, pian piano diveniva sempre più inesistente, finché quello squarcio non sarebbe diventato un vero e proprio burrone.
E allora… cosa sarebbe accaduto?
Scossa la testa: le venivano i brividi solo a pensarci!
Don, don, don!
Le campane, i rintocchi segnavano che l’ora era giunta!
Il Velo era caduto, Gli Spiriti potevano adesso gettarsi nel mondo dei vivi e portare scompiglio ovunque… la notte, la veglia era giunta: una meravigliosa, tonda e gialla luna piena splendeva nel cielo, a rischiarare quella che si diceva fosse La Notte degli Spiriti, La Notte di Samhain…
Il terrore fu negli occhi della giovane donna e le scosse tutto il corpo, come un tremito che partiva dalla punta dei capelli per finire dritto alla punta dei piedi.
No, no, nooooo!
Ecco, stava per accadere: sempre la stessa storia, ormai lo sapeva, era questo che accadeva!
Si tirò le coperte fin sopra la testa, mentre attendeva i primi segni di quelle presenze. Presenze invisibili, aleatorie eppure massicce, come fossero in carne ed ossa: uno stridio di catene, un rumore di ferri, come se lì intorno da qualche parte qualche spirito maligno stesse trafficando con qualcosa, stesse costruendo chissà quale orrido marchingegno.
Doveva averne letti di libri e visti di film! Il problema era che lei… odiava quel genere di cose!
No, non era… non poteva essere suggestione: qualcosa lì, in quella casa, non era in pace.
E stridii come di catene strisciate ovunque, urla di donne e bambini, come se qualcuno li stesse torturando: ma… esistevano davvero quelle urla, o erano solo nella sua mente che non riusciva a riposare, a varcare il mondo dei sogni?
Ma era La Notte degli Spiriti: quali sogni poteva mai incontrare sulla propria strada?
Ed ecco ancora: quelle urla da film dell’orrore!
D’un tratto s’alzo, si mise a sedere, svincolandosi da quelle stupide coperte: doveva trovare un riparo, subito!
Corse dall’altra parte del letto, cominciando a scuotere la sagoma in esso raccolta:
«Svegliati, svegliati! Dobbiamo andare, dobbiamo scappare!»
Una voce svogliata e sonnolenta:
«Ma… sto dormendo, che succede?»
E il terrore negli occhi di lei fu più eloquente di qualsiasi risposta.
«Ancora con questa storia della casa infestata? Te l’ho detto: non c’è nessun fantasma, non c’è nessuno Spirito, come lo chiami tu. Il Velo non si è squarciato e tu hai visto troppi film.»
E l’altra lo strattonava:
«No, ti dico che è vero, devi credermi! Si sentono le catene strisciare sul pavimento, voci e urla di persone come se fossero intrappolate nelle pareti: qualcuno ci chiama, ti dico! E noi dobbiamo scappare!»
«Ok, vai: se domani ti arrivano notizie di uno trovato morto in casa, quello sono io…»
Terrorizzata e arrabbiata allo stesso tempo, quella scappò via.
Giusto in tempo, perché ancora i rintocchi della campana tuonarono:
Don, don, don, don, don!!!!!
Ancora più forte e più a lungo, come se volessero avvertirla di qualcosa: qualcosa stava per accadere, ma l’incertezza le incuteva ancora più terrore.
E così corse alla porta, ma quella non si apriva: un maleficio? Un incantesimo?
Gli Spiriti non volevano che lei lasciasse la casa? E perché?
Ma era sfinita: le voci continuavano a rimbombarle nella testa, come un martello pronto a schiantarle il cervello, spargendone i resti sul pavimento. Le pareti urlavano, le porte stridevano e la nebbia, a poco a poco, si fece spazio nella sua mente, finché nulla si riuscì più a distinguere.
La tazza della colazione sul tavolo, la testa tra le mani e gli occhi ancora esprimevano tutto il terrore di quella notte. La mente ancora dolorante, al solo pensiero: cos’era successo?
«Vedo che sei sveglia…»
Balzò dalla sedia, tenendosi il cuore tra le mani: quella sagoma, apparsa sulla porta all’improvviso, era proprio da film dell’orrore.
«Ancora loro?»
«Dobbiamo traslocare.»
«Ti ho detto che i fantasmi non ci sono.»
«Ma i vicini sì. E fanno un rumore del diavolo.»
©Lucia Boggia
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