Fonda è la notte, piena la luna:
fuoco che bagna la terra bruna.

Malefico il nostro potere ti domi,
un morso basta dei nostri pomi.

Liquore maligno ora trangugia:
andrai dove il morto poi si rifugia.

Ancor del tuo tempo donaci un pezzo,
finché il cadavere non sarà lezzo.

In tondo giravano le antiche vecchie: il paiolo infiammava, la pozione era pronta e tutto andava come doveva andare.
I legacci lo tenevano ben stretto, quel piccolo orrido mostriciattolo altrove chiamato “bambino”: mai sentita una parola più brutta!
Adesso andava di moda, come tutto in fondo: il mondo dei comuni mortali era fatto così…
Un giorno andava di moda questo, un altro si preferiva quello, poi si tornava a questo e poi a quello.
Poi ancora si inventava una mistura di questo e quello, giusto per fingere un po’ di innovazione.
E poi tutto ruotava intorno ai soldi, intorno al guadagno: cosa c’era di peggio?
Svendevano ogni cosa: i valori, le persone, gli ideali, quegli stessi “bambini” che si dicevano fossero vittime dei loro sortilegi…
Svendevano le donne… perché… chi erano mai queste sconosciute?
Non per niente le gettavano via e diventavano parte del loro cerchio di vecchie, maligne e fetide streghe. E allora… perché non dare loro quello che volevano, quello che meritavano?

«Cosa va di moda oggi?»
La più anziana si tolse l’orrido e nero cappello, che non faceva che pungerle la testa.
Un’altra si strofinò il naso adunco, pieno di verruche:
«Esattamente questo: rapimento di bambini, pozioni, malefici nei cimiteri…»
«Non questo! Questo già lo facciamo! Cosa va di moda nel mondo degli uomini? E dico “uomini” di proposito… non quello che loro dicono di noi, ma quello che loro fanno e dicono di non fare, quello che va di moda ma si finge sia qualcosa di buono, di bello…»
La più giovane allora si fece sentire: non aveva voglia di stare lì tutta la notte a fare malefici ad un bambino. Ormai non era più divertente.
«Rubare le feste altrui? Tanto per cominciare…»
Gli occhi corvini della più anziana si accesero di entusiasmo: quella ragazzina era proprio notevole! Sarebbe presto giunto il momento della sua vera Iniziazione: un talento come il suo era innato e non dovevano lasciarselo sfuggire, se volevano fare fuori quei mortali.
«Notevole, davvero notevole! Rubare le feste altrui, mascherarle di ciò che non sono e scagliarsi alla fine contro la loro stessa invenzione: c’è qualcosa di più macabro di questo? C’è qualcosa di più stupido, di più orrido e malefico?
E poi parlano di noi…»
«Sì, ma quindi come funziona?» ancora intenta a grattarsi quel naso tutto verruche, l’altra sorella s’intromise.
Ah già: sorella… un’altra parola che in quel mondo e in quel momento andava di moda…
Sorella e poi tutte a scannarsi come poveri maiali: solo loro vecchie e orrende streghe avevano il diritto di uccidere e sacrificare animali… e anche esseri umani.
Sorelle e poi restavano invischiate nel giogo di chi aveva inventato le mode, la svendita e tutto il resto.
«Come funziona, rubiamo le loro feste (che poi sono le nostre) e che ci facciamo?»
E l’altra pronta: «Diamo loro una lezione!»
E poi: «Forza, seguitemi!»
«Co-come? E il paiolo, la pozione? E il bambino?»
«Lasciamolo lì: ormai non è più di moda uccidere i marmocchi!»
E sull’esempio della più anziana, le altre due presero il volo sulle loro scope: la luna era un cerchio lucente, una palla rotonda e dorata in mezzo al cielo, e loro adesso la stavano attraversando.
Con i loro vestiti neri e luttuosi, con le loro gobbe, i cappelli appuntiti, i nasi adunchi e rugosi e i loro corpi decrepiti…
Via, fuori dal tempo e dallo spazio, in cerca di antiche feste da rubare e deturpare, per poi scagliarsi contro il nemico furente: dopotutto… occhio per occhio, dente per dente…
E loro sì che ne erano capaci. Letteralmente.
Ma non appena ebbero fatto l’intero giro della luna, la più anziana si fermò di colpo:
«Stooooooooop! Fermate tutto, sorelle!»
E le altre, stupefatte: «Perché, che succede? Era un piano strepitoso!»
«Certo, ma sempre nato nel seme infruttuoso del cosiddetto “Genio maschile”, nel seme della discordia, della brama di possesso e di distruzione. Dell’appropriazione dei beni, delle terre, delle feste altrui e della violenza: non è questo il nostro modo.»
«Ma ai loro occhi noi saremo sempre orribili, vecchie e malefiche!»
«Ma noi sappiamo che non è così. E dobbiamo trovare un modo per farlo apparire, senza usare i loro stessi strumenti: è questo che sta mandando in rovina il mondo dei mortali.
Ma noi siamo diverse. Non dovevamo dare loro una lezione: dovevamo impararla noi.»
E la più giovane:
«Torniamo a casa…»

I piedi affondavano nudi nella terra, camminavano, correvano, saltavano e ballavano: le scope tenevano il ritmo, strisciando sui campi, per raccogliere le energie negative e spazzarle via.
Il paiolo era ancora acceso e in esso si scoprì che in fondo non c’era nulla: era lì, pronto ad accogliere, ma ancora non si sapeva cosa…
Legato alla sedia un sacco… le mani affondarono in cerca di qualcosa… fogli di carta.
Tanti fogli di carta, preghiere, pensieri, cose o anche oggetti di cui liberarsi e da gettare nelle fiamme del calderone.
La luce del fuoco finalmente rischiarò quei visi, che tanto orrendi non erano: la più giovane non era che una bambina, e aveva in volto l’entusiasmo di chi ha appena iniziato il viaggio verso la verità.
L’altra… non le era mai piaciuto il suo naso lungo e quasi uncinato, ma stava imparando ad apprezzarlo per quello che era: un naso… pieno dei foruncoli tipici della prima giovinezza. O forse usava solo le lozioni sbagliate o forse… chi lo sa.
E la più anziana… forse nulla aveva di così strano: qualche spruzzata di grigio nei capelli e qualche cicatrice in più, ma niente di così assurdo e maligno.
«Noi siamo diverse. E non faremo nulla per nasconderlo: la nostra diversità è ciò che ci fa andare avanti. È il nostro dono. E prima o poi anche gli altri lo capiranno.»

©Lucia Boggia