«Non è più la tua vita, capisci? Non è più la vita di nessuno!»
Reggie se ne andava in giro, misurando a passi lunghi e frettolosi quella stanza minuscola: il pavimento di carta ormai tremava sotto i loro piedi e non c’era più nulla che potessero fare.
Il mondo stava cambiando sotto i loro stessi occhi, era già cambiato e continuava a cambiare sempre più: del resto era la natura delle cose.
Nulla restava mai uguale, nulla restava lo stesso, nulla era per sempre.
Perché ogni volta qualcosa si trasformava: moriva, per poi diventare qualcosa di nuovo.
E il cambiamento, ormai, quel temuto cambiamento non poteva più aspettare.
Maggie era frastornata e terrorizzata: Reggie aveva ragione, ma come fare? Come spiegargli i suoi timori e la sua angoscia? Come fargli capire che, sebbene il passato fosse alle spalle, qualcosa in lei era rimasto? Quel castello di carte, quel meraviglioso castello… la sua dimora… era tutto ciò che conosceva, tutto ciò che di più caro avesse al mondo.
Eppure… quante trasformazioni, quante morti aveva attraversato quel palazzo, in così tanti anni!
Era giunto il momento: doveva prendere una decisione, doveva andar via, doveva abbracciare la trasformazione.
«Lo so… è che… ho paura. Ho paura di restare risucchiata in questo nuovo mondo, paura di non farcela, di ripetere gli stessi errori.»
«Tu non sei più quella di prima. E anche volendo, non potresti più commettere gli errori di una volta: sei diversa… nel profondo sei sempre tu, eppure ciò che è cambiata è la scintilla.
Tu adesso brilli di quella scintilla: nessuno, nessuno potrà mai più privartene. Se non tu stessa.»
Un sospiro, poi disse: «Allora… sei pronta?»
L’altra si guardò intorno, malinconica: quei soffitti spioventi, tutti colorati!
Le pareti e le finestre, i pavimenti fruscianti…
Ogni stanza, ogni piccolo angolo stava per essere abbandonato, distrutto e ricostruito.
Ma lei prima voleva ricordarselo così, quel castello.
Tanti piccoli rombi e triangoli, mille diverse sfumature…
Si strinse nelle spalle, quindi si volse all’amico e rispose:
«Sono pronta…»
Insieme scesero le minuscole scale, poi voltarono le spalle e mai più videro il magico castello.

©Lucia Boggia