Non era questa l’ispirazione che mi aspettavo, ma va bene anche così: ho imparato a non disprezzare nulla.
Strano come le cose cambino, nella vita, eppure tutto resta sempre lo stesso in un certo senso.
Ricordate Il Gattopardo?
La frase di Tancredi: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.
Anche se la ricordavo al contrario: fortunatamente ho controllato.
Ma forse l’ho ricordata male di proposito.
Ma… ha senso questo con quello che stavo scrivendo?
Incappata in un mini romanzo o una raccolta di racconti, una sorta di concept album o una cosa del genere.
Ci pensavo ieri sera, ma poi oggi l’ispirazione è sfumata, salvo tornare adesso, del tutto cambiata.
Ma torniamo alla nostra storia…
«Dov’è, dov’è quella dannata elfa?! È scappata! Guardieeee!»
Haerlyn era fuori di sé e le sue grida infestavano le intere prigioni, alla vista di quella cella ormai vuota: che fine aveva fatto sua figlia?
Di sicuro era scappata, tornando a ciò che era rimasto della Resistenza. Ma tanto avrebbe vinto lui, ne era certo.
Ora… di certo Ferwyn aveva tutte le capacità per riuscire a scappare da sola, non per niente era sua figlia, ma stavolta… stavolta qualcuno l’aveva aiutata.
Una rabbia ancora più feroce gli salì alla testa, così che continuò ad urlare:
«Guardieeee! Portatemi il traditore, portatelo subito qui!»
Ma quelle, avendo già sentito riecheggiare le sue grida in tutto il palazzo, lo avevano preceduto: Filinbard avanzava tra almeno tre di quei bestioni e lottava invano per divincolarsi:
«Cosa vuoi, ancora, mio Signore?»
E l’altro gli piantò in faccia i suoi occhi fiammanti:
«Lo sai benissimo, doppio traditore! Era tutta una finta, non è così?! Eravate d’accordo, e grazie al tuo diversivo, lei ha avuto tutto il tempo per scappare!»
Allora Filinbard non poté fare a meno di farsi sfuggire un sorriso ironico, ma Il Re degli Evanescenti era stufo e furibondo:
«Mi hai stufato con i tuoi giochetti: avrei dovuto farti fuori subito!»
«Perché non lo fai adesso?» lo provocò, ancora più furioso «Sono qui, forza: dimostra che sai fare, Signore Oscuro!»
Haerlyn fece cenno alle guardie di farsi da parte e subito, spada contro spada, cominciarono la lotta:
«Non illuderti: non vincerete, traditore! Aver aiutato Ferwyn non servirà a niente: siete in minoranza e non avete potere!»
«Non abbiamo bisogno del potere a cui tu ti riferisci: abbiamo un potere più grande!»
Le lame continuavano a danzare nell’aria, senza poter avere la meglio l’una sull’altra: erano entrambi forti.
Dopotutto… Haerlyn era stato il suo maestro.
E Filinbard non riusciva a capire come tutto ciò fosse stato possibile… come la brama lo avesse trasformato a tal punto, da dimenticare e distruggere tutto ciò che insieme avevano costruito.
«Arrenditi, Fil: non puoi niente contro di me, non sei nessuno!»
E la carne sentì tutta la violenza della lama conficcarsi nel petto, per poi passare attraverso la schiena: gli occhi sbarrati, Filinbard cadde sul pavimento.
Di fronte la lui… la cella vuota dell’amica: una crepa aperta nella roccia, lo spiraglio di una nuova speranza.
(Continua…)
©Lucia Boggia
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