Lo specchio sembrava incrinarsi sempre di più: ogni volta che ci provava, non riusciva mai a restituirle l’immagine giusta, l’immagine che desiderava.
L’immagine giusta per lei.
Ogni volta si spogliava, si rivestiva e si rispogliava e si rivestiva.
Questo no, quest’altro mi piace ma non mi piace come mi sta, non mi vedo bene con niente, non riesco più a vedermi bene con niente, per la prima volta in vita mia mi piaccio così come sono, rotonda, più in carne, senza il problema di dover pensare a dimagrire e poi quando mi vesto puff!, niente… niente di niente… mi piaccio più spogliata che vestita e sembra che più nulla si adatti alle mie esigenze.
Sarà perché le mie esigenze interiori sono cambiate, sarà perché finalmente quelle esigenze le sto mostrando all’esterno? E allora forse… anche il mio abito fisico deve cambiare… in fondo un po’ è quello che già sto facendo.
Essere come la Venere di Willendorf… no, non proprio così, non esageriamo, ma l’idea di essere me stessa così come sono, senza preoccuparmi dei famosi rotolini… che poi, dico io, cosa c’è di male nei rotolini non lo so… cresciamo con questa idea di dover a tutti i costi entrare nel collo di una bottiglia di vetro, ma perché mai… sono stanca di tutto questo…
La mano si posò ancora sull’orlo dello specchio, inclinandolo di poco, quand’ecco… apparve quell’immagine: il verde splendente della sua pelle, quegli orridi vestiti da principessa e il suo essere così com’era.
L’Orchessa Fiona faceva la sua entrata… lasciare andare il seno prospero dove gli pareva: basta con queste gabbie patriarcali che stringono il torace, che ti fanno venire la gastrite… ho letto da qualche parte che sì, la costrizione di noi donne a questi aggeggi quasi del tutto inutili (tranne che in qualche caso) è una delle cause appunto di gastrite… come se non ce ne fosse abbastanza per altri motivi!
Ma da questa gabbia mi sono già più o meno liberata tempo fa… e del fisico perfetto? In parte… devo ancora lavorarci, ma è quello con cui noi donne dovremo fare i conti a vita: essere perfette, essere depilate perché i peli nella donna fanno schifo, i peli sono maschili…
Non mangiare mai più del dovuto e sentirsi perennemente in colpa se si cede alla “voglia del momento”. Magari poi cedere e non mangiare più per una settimana.
Ma il mio corpo da Orchessa mi piace, finalmente mi piace… e allora perché all’esterno non restituisce l’immagine che vorrei?
Perché sto ancora combattendo. Perché in fondo in questa mia immagine c’è ancora qualcosa che non riesco totalmente ad accettare. Perché forse, anche se finalmente ho trovato l’abito giusto per me nel mio essere, nel mio modo di pensare, nelle mie inclinazioni e nel contenuto… forse questo abito non l’ho ancora trovato per ciò che concerne l’involucro.
Forse però una piccola risposta l’ho già trovata: è ancora solo un seme, ma è un seme sulla strada spianata del nuovo raccolto.
Un ultimo sguardo allo specchio: stavolta un sorriso si dipinse sul volto di Fiona.

©Lucia Boggia