Il freddo pungente penetrava la pelle e le ossa, tutt’intorno il paesaggio giaceva come dormiente in un sonno profondo: l’aria pungeva il naso, le dita e le articolazioni, ma ciò sembrava non importare alla misteriosa visitatrice che invece respirava quel freddo a pieni polmoni.
Indossava una tunica color argento, con i bordi viola chiaro e il cappuccio striato di bianco: sembrava piuttosto una figura evanescente che una persona.
Il vento infuriava la sua tempesta, ululando tra gli alberi come un lupo in una notte di luna piena, sussurrando più e più volte quel nome tanto noto:
«Lucina, Lucina!»
La Donna Velata era sempre lì, in attesa, ma non avrebbe osato mostrarsi se non a lei.
Alla misteriosa fanciulla che, ne era certa, la stava aspettando a sua volta, anche se ancora non lo sapeva.
E il vento gelido del Nord continuava a sospirare:
«Lucina, Lucina!»
Una tempesta di vento proveniente da Nord si abbatté furiosa sul villaggio, portando con sé una fitta pioggia di neve.
La finestra di legno si aprì violenta sulla stanza, riecheggiando quel nome perduto nel vento: Lucina s’alzò di scatto dal suo giaciglio, sconvolta e col volto pallido, non sapeva se per il freddo pungente o se per lo strano prodigio che stava vivendo.
Rabbrividì scuotendo la testa, poi in fretta chiuse la finestra, tornando a dormire, ma subito dopo le imposte si spalancarono nuovamente, con quel nome ancora urlante alle sue orecchie:
«Lucina, Lucina! Non dubitare, non avere paura: ascolta la voce dentro di te, ti porterà al luogo della tua anima, quello che da sempre conosci.»
La giovane donna avrebbe voluto dimenticare quello strano delirio che aveva appena vissuto: poteva essere una coincidenza, un sogno ad occhi aperti o qualunque altro fenomeno spiegabile razionalmente.
Eppure… sapeva di quale luogo quella voce ventosa le avesse parlato: il luogo della sua anima, l’unico nel quale riuscisse ad essere pienamente se stessa, il suo luogo sacro.
Scosse ancora la testa, ma stavolta in maniera meno convinta, poi decise di commettere la grande follia: si gettò sulle spalle un lungo e pesante mantello nero e uscì fuori, nella tempesta di vento e neve.
La furia del vento era tale che quasi la spazzava via: più lei cercava di andare avanti, più le raffiche la risospingevano indietro, sballottandola a destra e a sinistra, ma decise di tenere duro.
Si tirò il mantello fin sopra la testa e con forza sfidò quel vento tremante, che continuava a gridare: «Lucina, Lucina!»
Lucina si fece scudo in viso con le braccia, fino ad arrivare al grande e immenso albero che lei conosceva davvero molto bene: era lì che aveva compreso il suo destino.
Era lì che aveva compreso chi fosse davvero: che la voce del vento stesse cercando di dirle questo? Di dirle di non rinunciare alla sua vera essenza, adesso che l’aveva finalmente scoperta?
Ma ancora dubbiosa scosse nuovamente la testa: tutte sciocchezze!, pensò.
Fu allora che la sentì:
«Se è vero, perché sei qui?»
Ma le parole riecheggiarono nell’aria desolata e ancora vuota, così Lucina spaventata gridò:
«Chi sei? Cosa vuoi da me?»
«Sono Colei che ha mille volti e mille nomi, sono la voce che parla alla tua anima, sono il fuoco che arde dentro di te… Io sono qui dalla notte dei tempi e da prima che tutto nascesse.
Sono Colei che chiami Dea, Natura, Terra, Madre, Padre, Divinità.
Sono La Madre del Vento del Nord, sono La Madre dell’Aria.»
Per quanto Lucina credesse nel profondo a quelle parole, c’era ancora qualcosa che non la convinceva, ma quegli ultimi istanti dubbiosi furono stornati via dalla voce che si palesò finalmente davanti alla giovane: apparve così, tutta vestita d’argento e totalmente coperta dai suoi abiti.
Tuttavia Lucina riuscì ad indovinare, sotto la veste, il suo incarnato straordinariamente bianco, come di marmo.
«Se puoi vedermi, significa che sei pronta: questo albero ne è la prova.
Non è il tuo abete? Non è qui che hai scoperto chi sei veramente?»
La ragazza sembrava incerta e titubante:
«Sì, ma… non capisco…»
«Capirai… vedi, Lucina, è tempo che cominci per te una nuova esistenza, che si spiani per te un nuovo sentiero: adesso sai chi sei, conosci il tuo potere e sai che puoi liberamente esercitarlo.»
«Quale potere?»
«Il potere di essere te stessa.
Niente più timore, niente più vergogna: solo e soltanto la verità.
Abbraccia la tua verità, vivila e seguimi.»
«Dove?»
«Dove tutto ha avuto inizio: nell’Isola delle Mele.»
©Lucia Boggia
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