Il cavallo s’impennò, sbalzando l’ospite dalla sua groppa: le mani al petto, un dolore lancinante, Ferwyn si ritrovò accartocciata al suolo, respirando la polvere raccolta dagli zoccoli del suo destriero.
Era andata, Filinbard era morto: lo aveva visto, aveva visto suo padre finirlo con la sua spada, trapassargli il petto e lasciarlo lì per terra.
Aveva sentito tutto il suo dolore, e ancora lo sentiva: aveva ragione. Aveva sempre avuto ragione, ma lei non aveva voluto credergli: aveva sempre pensato che suo padre non li avrebbe mai traditi così, che qualcosa di buono in lui ancora ci fosse, che sarebbero riusciti a riportarlo dalla loro parte.
Ma era solo il suo affetto che parlava, la sua illusione: se solo si fosse decisa prima, forse quel disastro si sarebbe potuto evitare.
Ma ormai era troppo tardi: tutto ciò che avrebbe potuto fare, sarebbe stato tornare dai suoi e lottare al loro fianco, sperando di fermare in qualche modo Il Signore Oscuro.
Perché ormai… non era più suo padre, né Haerlyn, il Re degli Elfi Evascenti.
Si raddrizzò, carponi, poi facendo pressione sulle mani insanguinate tornò in piedi e salì nuovamente a cavallo:
«Andiamo dagli altri, forza! Più veloce che puoi!»
Il cavallo riprese a correre, stavolta senza sosta, senza lamentarsi, senza nemmeno sbuffare: la polvere saliva, saliva e ancora saliva, fino a diventare una nuvola di nebbia.
Ma ciò non bastò ad ostacolare i due amici, che già erano quasi giunti sul luogo del disastro: la grande battaglia si stava già combattendo, L’Oscuro non aveva perso tempo.
«Sei arrivata!» uno dei pochi compagni rimasti della Resistenza subito la accolse, con arco e frecce alla mano «E Fil?»
Lo sguardo dell’elfa fu molto più eloquente di qualsiasi altra parola.
«Ha rischiato tanto, ma non vanificheremo il suo sacrificio. All’attaccooooo!»
E fu tutto un gridare, un dardeggiare, un sibilare di frecce: quel gruppo sparuto di un popolo un tempo così grande lottava fino alla fine, con i denti e con le unghie, per riprendersi la propria libertà.
Per ripristinare un nuovo ordine, per creare un nuovo mondo. Privo di ingiustizie, privo di violenze, privo di schiavitù. Privo di guerre.
Ma… quanto era saggio fare una guerra per eliminare la guerra?
Anche se lottavano per difendersi, non potevano fare a meno di porsi la domanda: rispondere alla guerra con la guerra… era giusto, anche se ci si armava solo per non morire?
Questo, forse, non avrebbero mai potuto saperlo… giacché, mentre ognuno a modo suo si poneva la domanda, pur tutti vedevano cadere i compagni e le compagne sul campo di battaglia.
Ne sentivano le grida, ne provavano il dolore, ne assaporavano il sangue.
L’Oscuro aveva vinto. E forse mai più ci sarebbe stata per loro speranza.
(Continua…)
©Lucia Boggia
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