Il Velo si assottiglia e ci avviciniamo alla stagione dell’ombra e dell’oscurità: questo periodo ci chiede di ritirarci in noi stesse/i, di scavare nelle nostre profondità e di venire a patti con le nostre ombre più nascoste.
Il Calderone della Dea bolle ormai di scelte, di decisioni da prendere, di rami secchi da recidere e armadi da svuotare, pieni di scheletri e polvere.
Ad ogni Giro di Ruota scendiamo sempre più giù, a nuovi livelli di consapevolezza: nella Spiritualità della Dea non ci si evolve nella crescita a tutti i costi, salendo sempre più in alto, bensì si fiorisce scavando nel proprio pozzo, nel proprio fango, trasformando le ferite in opere d’arte.
Il lavoro con l’Ombra non è mai facile: richiede costanza, coraggio, umiltà e autodisciplina ed è umano cadere (io in questo sono una maestra!), ma ciò che conta è ritrovare il proprio equilibrio, una volta che ci si rialza.
L’oscurità che cala sempre più visibilmente sulla terra diventa metafora della nostra oscurità interiore.
Oscurità non intesa come male o come malvagità, ma come una fase fondamentale dell’intero ciclo di vita-morte-rinascita, che per essere in equilibrio necessita sempre di una fase di decadenza e oscurità, dopo quella di luce e abbondanza: tutto in natura segue questo perpetuo ciclo di trasformazione, dove nulla ha un inizio e una fine stabiliti una volta per tutte e in cui una cosa muta semplicemente in un’altra, creandosi e disfacendosi in un processo senza fine.
Ogni espansione ha bisogno di una contrazione, il sole ha bisogno di essere bilanciato dalla pioggia, così come la stagione calda dall’inverno.
La terra ha bisogno di invecchiare e di riposare, dopo aver partorito i suoi doni, e la luna deve oscurarsi se vuole tornare a splendere.
Così anche noi dobbiamo tornare alla nostra interiorità, ai nostri abissi e a tutto ciò che non vediamo o che non vogliamo vedere: Il Velo tra i Mondi può essere vissuto in tutte le dimensioni, anche in quella psicologica ed emotiva.
È il velo che per un istante rende visibile il Mistero, prima di tornare alla dimensione ordinaria delle cose: è l’alone che riusciamo ad attraversare, una volta che siamo diventate/i consapevoli di quella nostra ombra, di quella ferita, di quell’atteggiamento nocivo che ci porta a ripetere sempre gli stessi schemi.
Non abbiamo paura dell’Ombra, poiché essa non è nostra nemica: è lo specchio di ciò che ci fa paura e che quindi evitiamo di guardare, gettandolo in un angolino nascosto che speriamo di non trovare mai.
Ma lavorare con La Dea significa anche aver a che fare con le proprie ombre e le paure più nascoste, nella consapevolezza che non si può (ri)fiorire, senza essere scese/i nel buio grembo della Madre: come i semi che riposano sotto terra in vista della primavera, così noi scendiamo nei nostri recessi più profondi, prima di rinascere in noi stesse/i.
Felice viaggio nell’oscurità…

©Lucia Boggia