La Ruota continua il suo giro, portandoci ormai in prossimità del sabba di Beltane.
Nella Ruota dell’Anno Beltane si pone esattamente all’opposto di Samhain: come Samhain dà inizio alla Metà Oscura dell’Anno, Beltane determina l’inizio di quella Luminosa, che per I Celti indicava anche il vero inizio dell’estate.
Noi oggi siamo soliti dire che il 21 giugno “entra” l’estate, ma anticamente il solstizio era considerato il culmine della stagione estiva ed era infatti detto “Mezza estate”. Così come il solstizio di inverno veniva chiamato “Mezzo inverno”.
Il vero principio della stagione estiva era dai Celti collocato tra la fine di aprile e l’inizio di maggio con il sabba di Beltane (nell’odierna Ruota dell’Anno cade il primo maggio), una delle quattro feste celtiche dette “del fuoco”: il fuoco era infatti un elemento essenziale di questo sabba e lo stesso nome della festa vuol dire “Fuoco luminoso”.
Per Gli Antichi Beltane era il tempo della piena fertilità e dell’abbondanza, il tempo in cui la natura era ormai un’esplosione di vita, colori e profumi e manifestava se stessa in tutta la sua ricchezza: dopo il riposo dell’inverno, i primi timidi segnali di rinascita ad Imbolc e il risveglio della primavera, adesso era il momento di celebrare la vita e l’abbondanza della terra, fecondata dal calore del sole.
Riti di propiziazione e fertilità abbondavano e celebre è l’usanza del Palo di Maggio, tuttora elemento fondamentale in alcune tradizioni neopagane.
Il Palo di Maggio era in sostanza un tronco d’albero, che posto in una buca scavata nel terreno, simboleggiava la fecondazione della natura e della terra: il palo, simbolo fallico, rappresentava il principio maschile, in alcune tradizioni incarnato dal sole. Mentre la buca era ovviamente rappresentante della terra fecondata.
Da qui tutta la simbologia dell’unione, dell’amore e della sessualità: la fecondità e la fertilità della terra venivano incarnate nella vita di tutti i giorni ed estese alla comunità che prendeva parte al ciclo stagionale.
Il palo veniva poi decorato in superficie con una corona di fiori e tanti nastri, i cui colori indicavano la suddetta unione: il rosso, ad indicare il sangue mestruale e dunque il Principio Femminile, e il bianco, simbolo del seme e del Principio Maschile.
Quindi tenendo i nastri tra le mani, si intrecciava una danza che aveva proprio lo scopo di propiziare abbondanza e fertilità.
Altro rito di propiziazione era quello di benedire e purificare il bestiame, che adesso svernava, facendolo passare attraverso due falò. Rito a cui partecipavano in generale anche le persone e soprattutto le coppie, specie quelle che desideravano avere figli: il passaggio tra il fuoco era un modo per attirare fertilità.
Ma esso aveva anche la valenza di eliminare i residui della stagione precedente e di purificare tutto ciò che di vecchio ancora ci si portava dietro, prima di accogliere definitivamente i doni della nuova vita.
La stessa accensione del fuoco era un vero e proprio rituale: si dice che essa avveniva per sfregamento di un tronco che poi avrebbe generato le prime scintille del falò, il quale era alimentato con i tronchi di nove alberi diversi.
Essi erano: la betulla, la quercia, il sorbo, il salice, il biancospino, il nocciolo, la vite, il melo e l’abete.
Fondamentale era poi la celebrazione delle Nozze Sacre, in cui una sacerdotessa e un giovane della tribù venivano scelti, per rappresentare in terra l’unione sacra della Dea e del Dio: in questo modo, attraverso le energie dell’atto sessuale, avrebbero realizzato la promessa di portare fertilità sulla terra.
Da qui deriva la successiva tradizione di eleggere la Regina di Maggio e l’Uomo Verde, come rappresentazioni della Dea e dello spirito dei boschi.
Ancora era tradizione raccogliere la rugiada della mattina di Beltane, considerata ricca di proprietà curative, per poi usarla per lavarsi o per scopi magici.
Essendo questa la stagione dell’amore e della fertilità, era il periodo perfetto per celebrare matrimoni, cosa che tuttora avviene in alcune tradizioni neopagane.
Tuttavia il tema dell’amore non si riduce a questo e sono davvero tanti gli insegnamenti che possiamo trarre da Beltane, uno dei sabba più amati della Ruota dell’Anno.
Non vedo l’ora di parlarne con voi, ma nel frattempo vi auguro buon viaggio in questa nuova tappa del nostro giro!

©Lucia Boggia

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