Beltane è il tempo della fecondità e della fertilità;
è il tempo della bellezza in fiore e del sole che finalmente sboccia. Non più timido e fanciullo, ma come forza che inizia ad entrare nel pieno del suo vigore.
Abbiamo visto come la fertilità della terra sia stata usata nel tempo come metafora della fertilità materiale, come invito a godere della vita in ogni suo lato, inclusa la sessualità.
Sessualità piena, viva e autentica, non come ciò che l’odierna società spaccia per sessualità e che invece mira solo ad oggettivare il corpo femminile.
Tuttavia il concetto di fertilità non si esaurisce in questo, benché sia una delle sfumature più comuni viste in questo sabba, e comunque torneremo sull’argomento.
Ma oggi vorrei espandere il tema a qualcosa di diverso: la nostra fertilità in senso lato, il nostro attivarci ancora di più, per realizzare i nostri progetti e per portare a compimento gli obiettivi che abbiamo deciso di raggiungere nel nuovo raccolto.
Samhain ci è servito per fare piazza pulita di ciò che non vogliamo più e per capire chi vogliamo davvero essere;
il Solstizio di Inverno ci ha aiutato a focalizzarci sul sogno di questa nuova versione di noi stessi ed Imbolc ci ha invitato a piantare i primi semi. Ossia ad iniziare a concepire i nostri progetti, come effettivamente realizzabili: abbiamo steso la nostra lista di cose da fare, per capire come arrivare a realizzare quegli obiettivi.
Infine con l’Equinozio di Primavera abbiamo dato una prima scossa al nostro progetto: abbiamo fatto quel passo in più.
Ci siamo messi alla ricerca di quel lavoro, abbiamo mandato quella mail o fatto quella telefonata;
abbiamo cercato di inserirci nel contesto giusto, per fare nuove conoscenze e allargare la nostra cerchia o i nostri orizzonti.
Abbiamo avuto il coraggio di abbandonare i vecchi schemi o atteggiamenti che ci facevano stare male, abbiamo tagliato gli ultimi rami secchi, prima di accogliere la metà luminosa e i suoi infiniti doni.
Adesso è il momento di fare sul serio: è il momento di attingere a tutte le meravigliose energie di Beltane e di diventare fertili e fecondi come la terra.
È la fertilità dei nostri intenti, delle nostre emozioni, delle nostre energie fisiche e delle nostre idee ed ispirazioni: utilizziamo queste energie e queste ispirazioni per migliorare la nostra vita.
Cerchiamo anche di pensare un po’ fuori dagli schemi e lasciamo che la fecondità di questo periodo ci invada, anima e corpo: siamo un tutt’uno con la natura e celebriamo con lei le nostre nozze sacre.
È anche questo il senso della ierogamia: attingere alle energie feconde, per portare a nostra volta fecondità.
Nella nostra vita, nella vita degli altri, nel mondo in generale: non c’è momento migliore di questo, per amare noi stessi e la vita;
per accettare chi siamo e avere finalmente il coraggio di urlarlo e manifestarlo al mondo.
La fecondità Beltane è manifestazione della vita, in tutti i suoi aspetti: ecco perché la metafora sessuale funziona, benché non si esaurisca in se stessa.
Funziona, perché nella nostra mente non c’è nulla che esplichi meglio il concetto di fusione. Di due entità che si fondono, per crearne insieme una terza. E in questa terza entità esse sono qualcosa di totalmente nuovo: restano se stesse, eppure sono qualcosa di diverso.
Non sono né l’una, né l’altra, ma un nuovo essere appena nato. E tuttavia esse non si annullano e sanno che la nuova creazione è possibile solo perché ogni entità è a se stante e ha un valore tutto suo.
Dobbiamo essere ben presenti in noi stessi, per poter manifestare la nostra creazione nel mondo: questo ci dice la metafora sessuale della ierogamia.
Possiamo e dobbiamo attingere alle energie della terra e della natura, ma se non siamo coscienti di noi stessi e del nostro potere, se non siamo in grado di accettarci come siamo e di esercitare quel potere, non potremo mai essere tutt’uno con l’altro.
Né con noi stessi, né con la natura.
Perché la fertilità possa avere un ruolo nella nostra vita, dobbiamo permetterglielo: dobbiamo accoglierla, dobbiamo gridarle il nostro potere e farle capire che crediamo in chi siamo e in chi vogliamo essere.
Afferriamo il nostro potere e facciamone il motore della nostra fertilità interiore e materiale: non respingiamo le nuove ispirazioni e utilizziamole per raggiungere la meta che ci siamo posti.
Ispiriamo, con le nostre idee, chi ci sta intorno: un amico, un collega, il nostro capo.
Creiamo quell’opera, scriviamo quel libro, ritroviamo quella fiducia, alimentiamo quell’amicizia.
Usciamo all’aria aperta, facciamo esercizio, siamo aperti a nuove strade e tracciamo nuovi orizzonti: tutto ciò è fertilità.
È il momento, adesso, di mettere tutti i nostri sforzi al servizio del raccolto: adesso dobbiamo lavorare sodo, affinché si spiani il sentiero che ci porterà a destinazione.
Non è detto che ci arriveremo subito: magari questo raccolto non sarà maturo, ma non significa che non possiamo e non dobbiamo lavorarci.
Con fiducia, tenacia e lavorando di comune accordo con le energie della natura, troveremo la strada.
Benedizioni a voi!
©Lucia Boggia
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