Abbiamo parlato delle origini di Beltane, abbiamo visto come lavorare con la fertilità e abbiamo affrontato il tema dell’amore come amore verso noi stessi e come guarigione.
Adesso parliamo della sessualità sacra, tema fondamentale di questo periodo, ma che credo debba estendersi in realtà alla vita di tutti i giorni: vivere in maniera sana e sacra la sessualità è importante e può aiutarci a portare amore, energia e abbondanza nella nostra vita.
Le nostre energie sessuali non servono solo a procreare o a vivere attimi di passione con il nostro partner: esse sono la fonte del nostro potere, il bacino di una creazione che va al di là del concepimento di una vita umana.
Già le energie del nostro ciclo mestruale mostrano questo aspetto: ogni fase ha in sé un suo proprio movimento, che se riusciamo a cavalcare, può portare nutrimento in ogni aspetto della nostra vita.
Ogni fase reca un’energia diversa, utile ad una determinata attività: le mestruazioni sono la nostra fase di ritiro e raccoglimento, per riposarci e lasciare andare la vita passata;
la fase preovulatoria è quella più produttiva a livello mentale e in cui siamo più concentrate;
durante l’ovulazione siamo fertili e feconde, non solo biologicamente, ma anche a livello di idee che possiamo mettere sul campo.
Infine la fase premestruale presiede ai tagli, in vista del nuovo ritiro mestruale.
Se riusciamo a sintonizzarci al meglio con ogni energia, scopriamo che il ciclo non è solo una cosa fastidiosa o da subire inconsapevolmente, ma che esso può aiutarci a comprendere meglio noi stesse e a come investire le nostre energie nel quotidiano, nei nostri progetti, nel nostro lavoro.
Al di là del ciclo mestruale, questo discorso vale per tutti: le nostre energie sessuali sono il centro dal quale attingiamo il nostro potere creativo, per poi metterlo a frutto nella nostra vita.
Purtroppo oggi la maggior parte di noi non ha idea di cosa sia la sessualità sacra o la sessualità vissuta in maniera sana: viviamo in una società che ci spinge a un tempo in due direzioni completamente opposte.
La prima è quella ereditata dalle religioni patriarcali, che vedono nel corpo e nella materia qualcosa di degradante e che hanno del tutto staccato il sesso dalla spiritualità.
Per cui l’amore sessuale è visto come sacro e benedetto solo nei limiti del recinto matrimoniale e solo in vista della procreazione: ogni altro modo di vivere la propria sessualità è considerato peccaminoso, in particolar modo per le donne.
All’estremo opposto la risposta a quel modello, che è un rovesciamento ma sempre nell’ottica maschilista e patriarcale, ossia quello che sessualizza ogni cosa e che vede il corpo delle donne come carne da macello.
Questo modello è quello che propone alle donne di essere sempre belle, sexy e pronte a piacere al maschio dominante.
Quello che propone il porno come esempio da seguire e che non solo induce a desiderare di raggiungere aspettative impossibili e inesistenti, ma che è anche alla base di tutta la cultura violenta di cui noi donne facciamo le spese.
Questi due modelli, che sono il recto e il verso della stessa moneta, hanno portato all’incasellamento del nostro genere nelle due uniche possibili (uniche possibili per il patriarcato) “etichette”: quella di “donna santa” e quella di “prostituta”.
Poiché sono gli unici due modi in cui il patriarcato ci vede.
Una sessualità sana invece non è né l’una né l’altra cosa e permette a chiunque di esprimere il proprio essere come più desidera.
Per questo credo che sia quanto mai fondamentale cercare di ricreare il modello della sessualità sacra e riportarlo nelle nostre vite. (Continua nell’articolo seguente)
©Lucia Boggia
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