Perché da pagana festeggio il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia?
Quando due culture entrano in contatto, capita spesso che per vari motivi (in realtà quasi sempre guerre e conquiste) una abbia la meglio sull’altra e che, per facilitare il processo di assorbimento del nuovo sistema, ciò che resta delle abitudini e dei culti autoctoni, sia fuso con i costumi della nuova cultura, in un processo di sincretismo che può essere più o meno graduale o coatto, a seconda dei casi.
È ciò che facevano I Romani, ad esempio, dopo aver sottomesso il popolo di turno: in particolare in campo religioso, non mancavano di assimilare subito le divinità “straniere” alle proprie, in modo da fare tutti contenti, se così si può dire.
E così come I Romani, facevano un po’ tutti: ancora oggi vige questo modo di pensare.
Nel caso dei popoli pagani, con l’ascesa del Cristianesimo si cercò di eliminare del tutto le tracce delle vecchie religioni, ma poiché non sempre ciò accadeva con facilità, risultò molto più semplice convertire le antiche figure e feste pagane al nuovo credo.
La figura di Santa Lucia non fa eccezione.
Prima dell’adozione del Calendario Gregoriano infatti, il solstizio di inverno cadeva proprio intorno al 13 dicembre, tant’è che ancora oggi c’è il detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”.
Con il nuovo computo si è invece avuto uno slittamento di circa una decina di giorni, ragion per cui oggi il solstizio cade più o meno tra il 21 e il 23 di dicembre.
E allora… chi è Santa Lucia? Cosa si nasconde dietro la sua storia e cosa si festeggiava nell’antico culto della Dea?
Per quel che ho letto e studiato, la figura di Lucia è ammantata di una grande varietà di Dee solari invernali: pensiamo alla Lussifer scandinava, il cui nome vuol dire appunto “Lucifera, portatrice di luce”, che è La Dea alla quale solitamente si fa riferimento quando si parla delle origini pagane di Santa Lucia.
Una Dea invernale e solare, dalla doppia faccia e simbologia: una donna bellissima e al contempo una strega brutta e vecchia che rapisce i bambini e che riecheggia un po’ le leggende sulla Santa cristiana, note in particolare nel nord Italia.
Ma Lussi non è l’unica Dea invernale portatrice del nuovo sole: Diana dai Romani era detta Lucina, e cioè ancora una volta, portatrice di luce. E non solo: la sua figura è legata proprio a questo periodo, quando il velo tra i mondi è sottile, e Lei con i suoi levrieri conduce la famosa “Caccia selvaggia”, un corteo di spiriti che vagano tra i mondi e che dovranno ritornare nell’Aldilà una volta concluso il periodo solstiziale. E ancora a Lei, tra le altre Dee pagane di questo periodo, è legata la figura della Befana.
Ma qual è il vero significato di tutto questo? Cosa si festeggia realmente il 13 dicembre?
La luce, il sole che ritorna, il fuoco della vita che, sebbene ancora in fasce, ci dice che il buio non sarà per sempre.
Ma allora perché si festeggia una Dea, perché si festeggia una Santa, se nel nostro immaginario il sole è legato a qualcosa di maschile?
Perché in realtà non è sempre stato così e non è sempre stato così dappertutto.
La ferrea divisione in maschile e femminile (in questo caso: maschile = sole e femminile = luna) viene dall’antica Grecia, ma in realtà esistono tantissimi miti di Dee solari e Dei lunari.
Tra tutte le Dee solari però, ce n’è una in particolare che mi è molto cara e cioè la celtica Brigit, il cui nome deriva dalla radice –Breo e vuol dire “La Luminosa”: un’altra Dea solare, un’altra lucifera, portatrice della torcia.
Nonostante la conversione di Brigit sia molto più famosa nelle vesti di Santa Brigida di Kildare in Irlanda, in realtà parte della sua simbologia è stata assimilata anche dalla nostra Santa italiana.
Gli occhi di Lucia rappresentano il sole che muore e rinasce, la luce che ci dona la capacità di guardare oltre, il sole infero che seppur non visibile esiste e che poi tornerà alla luce con un nuovo corso nel cielo.
E uno degli attributi di Brigit è la ruota del filatoio, che al contempo rappresenta il ciclo della vita e il ciclo solare.
Il serpente che la accompagna è simbolo di cambiamento, trasformazione e rinascita: come il serpente muore e rinasce nella sua muta, così il sole tocca il punto più basso e poi torna a splendere.
Brigit è La Dea Sole, La Dea guaritrice, Colei che veglia sulla vita (era infatti invocata come protettrice dalle partorienti), sul fuoco poetico e sulla fiamma alchemica che trasforma ogni cosa in oro.
È Lei stessa che muore e rinasce dal suo stesso ventre e la sua è la fiamma della vita e della rinascita.
Solitamente la comunità neopagana la celebra nel giorno di Imbolc, il primo febbraio, ma negli ultimi anni avverto proprio la necessità di creare una mia piccola tradizione all’interno della mia pratica, per onorare Colei che mi ha donato nuova vista e nuova vita.
Non ho mai amato il mio nome, sia perché troppo comune, sia perché in famiglia ci chiamiamo tutte così.
In più solo da qualche anno ho cominciato a lavorare su me stessa, per incamminarmi sul sentiero della felicità, e onestamente il significato per me allora altisonante del mio nome stonava parecchio con il buio del quale mi circondavo.
Quando poi da pagana ho scoperto Brigit e tutti i significati a Lei connessi e il suo legame proprio con La Santa di cui porto il nome… tutto è cambiato e ho cominciato ad amare quel nome e a donargli un nuovo senso.
Perciò sì, anche se oggi è una festa cristiana, anche se sono pagana celebro ugualmente questo giorno e lo dedico alla mia Dea portatrice di luce, perché forse senza di Lei starei ancora brancolando nella mia oscurità.

©Lucia Boggia

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