Corro, corro, continuo a correre senza sosta: la via è lunga e tortuosa, sembra quasi senza fine.
Attraverso cunicoli, salgo e scendo infinite scale, col cuore che mi balza alla gola, entro ed esco dagli ascensori, con l’unica speranza di sfuggirle, ma invano: lei è lì, sempre lì, e mi insegue imperterrita.
Avvolta nel suo lungo e terrificante mantello nero, il volto vecchio e raggrinzito e gli occhi maligni, almeno a me così appaiono: mi giro e la vedo ancora incollata a me, cerco di urlare, ma nessun suono mi esce dalla bocca.
E allora continuo a correre, ma il passo comincia a rallentare: rallenta, rallenta sempre di più, finché non mi sento le gambe di piombo e i piedi inchiodati per terra.
Con un ultimo sforzo cerco di trascinarmi ancora avanti, nell’ultima speranza di averla vinta.
Ma il ghigno terrificante della vecchia oscura mi fa girare e dalle sue mani nodose vedo formarsi un’enorme sfera di energia gialla, che prontamente e con violenza lei mi assesta nello stomaco.
E allora tutto intorno a me comincia a ruotare vorticosamente, ho le vertigini e all’improvviso tutto scompare: apro gli occhi e mi ritrovo nel mio letto, seduta sulle ginocchia, con il viso rivolto verso la testiera, e avvolta dalle coperte fin sopra i capelli.

Questo è stato il mio sogno ricorrente da quando ero una bambina, fino più o meno a nove anni fa.
O almeno credevo che fosse un sogno: dopo quasi nove anni nel sentiero della Dea, ho capito che non era proprio così.
Nonostante la crisi degli ultimi due anni e più stia giungendo alla sua risoluzione e l’equilibrio pian piano stia cominciando a tornare, vorrei comunque continuare ad esplorare con voi i miei abissi, ricercando quei piccoli dettagli e quegli elementi che possano farmi dire che La Dea è sempre stata in qualche modo in me: senza fronzoli, senza grandi rituali e cerimonie, ma c’è sempre stata.
Oggi parleremo allora della Strega dei miei sogni: fin da quando ero molto piccola (forse anche cinque o sei anni), la sua forte presenza “consumava” il mio sonno.
Ovviamente non ero in grado di comprenderne il significato: per me era “soltanto” un sogno.
Un incubo, per la precisione: non la vedevo, come farei oggi, come una guida.
Per me era una minaccia. Una minaccia che mi inquietava e che poi mi lasciava con questo mistero che non riuscivo a svelare: perché, se era “soltanto” un sogno, mi ritrovavo seduta sul letto e coperta fin sopra la testa, come se mi fossi mossa?
Si sarebbe potuto pensare ad una coincidenza: nel sonno capita di muoversi, soprattutto se si sperimentano incubi e sogni inquieti. Ma tutte le volte sempre nella stessa strana posizione?
Nel tempo l’ho interpretata come La Dea Oscura che offrendomi il suo potere, tramite la sfera di energia, cercava in qualche modo di donarmi quel fuoco interiore al quale da sempre avevo abdicato: non è un caso se, dopo la fuga estenuante mai andata a buon fine, la strega mi gettava questa palla incandescente e gialla nello stomaco.
Lo stomaco è la sede del potere personale e del fuoco interiore, il centro energetico del terzo chakra, volto alla realizzazione di sé e alla realizzazione della propria autostima e dell’amor proprio.
Oggi lo interpreto anche come la Torcia degli Inferi, il fuoco che dona luce, forza e coraggio nell’oscurità.
Un mistero resta ancora da svelare: circa nove anni fa, proprio quando ho incrociato il sentiero della Dea, la strega ha smesso di farmi visita. Quanto meno in sogno.
Con la mia nuova consapevolezza spirituale, ho cercato di farla tornare, attraverso la meditazione: iniziando a comprenderne il valore e intuendo anche che davvero si trattava di una presenza e non di un sogno, la strega è cominciata a mancarmi.
Così mi sono convinta che il suo scopo fosse solo quello di farmi giungere alla mia vera via: una volta trovata, non era necessario che rimanesse.
Salvo che poi qualche volta l’ho nuovamente incontrata in meditazione: a volte in maniera pilotata, altre è venuta a me spontaneamente.
Allora chi è questa strega misteriosa?
Inizialmente l’avevo connessa ad uno dei volti oscuri della Dea, La Cailleach, antica Divinità invernale della Scozia, che mi è stata a lungo accanto nel mio cammino.
Ma adesso sono più propensa a pensare che sia il mio Spirito Guida: quella presenza che ti segue nel sentiero, che ti ammonisce ma senza punirti e che sempre avanzerà con te, qualunque sarà la tua via.
Qualunque sia la verità su questo mistero, una cosa è certa: scavando nei miei abissi e nei miei ricordi, vedo che La Dea mi è sempre stata accanto in particolare nel suo volto oscuro.
Nella sua veste di Iniziatrice, di Vecchia Strega che, nonostante ti sbatta in faccia la dura verità, lo fa perché vuole che tu ti evolva e ti avvicini sempre di più a chi sei veramente.
E allora un grazie alla Strega dei miei sogni, per avermi inseguita tra scale e cunicoli, per avermi bersagliata con tutte quelle sfere incandescenti, per aver reso le mie notti infantili un po’ traumatiche.
Per avermi portata fin qui. Alla fine (o quasi) del mio dissidio interiore.

©Lucia Boggia

Immagine in evidenza da https://www.centreofexcellence.com/the-cailleach-in-celtic-mythology/