Il riposo della Strega non è un “far niente”, ma è la connessione con il mondo invisibile: la porta d’accesso ad una realtà altra, ad uno stato di coscienza espanso, alterato, sacro.
A contatto con l’Altromondo. Che non è solo in maniera riduttiva il Mondo dei Morti, ma rappresenta tutto ciò che non riusciamo a vedere e che tuttavia esiste.
Tutto ciò che fatichiamo a riconoscere come vero, perché non è visibile, e che nonostante tutto percepiamo: nelle nostre sensazioni, col nostro intuito, in quel fremito che ci prende la spina dorsale e giunge fin sopra la nuca.
È quella presenza intensa nei nostri sogni che non riusciamo a spiegare, è il senso di immenso che proviamo, naufragando lo sguardo nel cielo.
C’è un motivo se La Strega ci richiede di raccoglierci, di ritirarci in noi stesse, di escluderci momentaneamente dal mondo: il nostro sangue è il portale per la comunicazione con questo mondo altro.
È Il Cancello tra I Mondi, il velo che cade e che ci consente di comunicare direttamente con La Dea e con i suoi spiriti, ricevendo intuizioni, ispirazioni e rivelazioni utili ai progetti che vogliamo manifestare nel mondo e nella nostra vita.
Come nel Tempo dell’Oscurità di Samhain e come durante il Solstizio d’Inverno, nel tempo del sangue siamo maggiormente in contatto con il nostro inconscio, con la nostra parte intuitiva e oscura, con le nostre ombre, che vogliono essere viste e ascoltate.
Siamo più ricettive e inclini a lavorare con tutto ciò che è magia, con tutto ciò che è occulto (nel senso etimologico di “nascosto, non visibile”), con tutto ciò che è mistero: siamo noi stesse strumenti di comunicazione, attraverso La Dea.
Siamo il metallo che viene sciolto nel fuoco alchemico, per poi essere battuto e plasmato dall’incudine.
Non a caso questa fase viene chiamata della Strega: strega era spesso chiamata la vecchia saggia del villaggio, colei alla quale le persone si rivolgevano in cerca di rimedi medicamentosi a base di erbe, colei che in quanto levatrice presiedeva sia alla vita che alla morte e dunque era in contatto con il reame concreto della vita materiale, ma sapeva anche viaggiare nell’oscurità inconscia della morte e del mondo invisibile.
Inoltre abbiamo già visto che il termine strega viene dal latino strix con cui si indica la civetta, rapace notturno in grado di guardare nell’oscurità e a contatto con le forze della notte.
Tutte queste caratteristiche sono parte della fase ciclica che attraversiamo, quando sanguiniamo.
Purtroppo l’essere state strappate alla nostra stessa natura ce lo ha fatto del tutto dimenticare: il famoso e proverbiale “intuito femminile” oggi è solo un altro stereotipo, un’altra trovata con cui il patriarcato cerca di ridicolizzare la forza selvaggia delle donne di cui invece ha tanto paura.
Se riuscissimo a liberare questa forza saremmo inarrestabili, indipendenti, complete e avremmo la possibilità di non farci più sottomettere.
Questo è il motivo principale per cui ci hanno scollegate da noi stesse e hanno del tutto colonizzato il nostro corpo, decidendo per noi ogni cosa.
Prendere coscienza di come siamo fatte, del nostro ciclo e del suo impatto sull’intera società può essere un primo passo per iniziare a liberarci, a liberare quella forza sopita ma che ancora resiste in qualche angolo di noi stesse.
Può essere il primo passo per liberare la nostra lupa selvaggia e le altre donne, per poi in gruppo e nel proprio piccolo, fare ciò che sarà possibile per cambiare qualcosa anche su larga scala.
Possiamo tornare in contatto con la nostra saggezza, possiamo tornare a lavorare con questi misteri e richiamarli dentro di noi, mettendo in atto alcune pratiche volte a stimolare la parte più intuitiva del nostro cervello, quella che molto spesso dimentichiamo di avere.
Possiamo ad esempio, approfittando del riposo di questa fase, stenderci sul letto ad occhi chiusi e ascoltare consapevolmente della musica suggestiva, che possa stimolare in noi immagini o intuizioni e ispirazioni particolari.
Se qualcuna di esse ci resta particolarmente impressa, possiamo annotarla su un diario, per poi capire, nelle fasi successive, come svilupparla o semplicemente cercare di capirne il significato al fine di comprendere meglio noi stesse.
Possiamo, come suggerisce Miranda Gray nel suo libro, leggere fiabe e libri per bambini, in particolare quelli ricchi di immagini, proprio perché le immagini parlano al nostro lato creativo e stimolano l’immaginazione.
Ancora possiamo usufruire di meditazioni guidate (internet ormai ne è piena), ascoltando la voce che ci porterà nei meravigliosi luoghi dello spirito, tanto reali quanto lo sono quelli della nostra vita quotidiana.
Durante queste meditazioni potrebbero arrivarci visioni, immagini, intuizioni: lasciamo che la nostra mente e il nostro occhio interiore ne siano invasi. Non preoccupiamoci se quello che vediamo possa essere o meno “reale”, accogliamo tutto ciò che ci viene donato.
Semmai, appuntando successivamente ciò che abbiamo visto o sentito, possiamo capire se si tratta di un’intuizione genuina o se in qualche caso (soprattutto se si è alle prime esperienze) la nostra mente ha pilotato la scena.
Possiamo ancora lavorare con le energie della Strega dandoci al disegno e alla pittura: cosa c’è di più intuitivo di un pennello che, senza sapere come, si ritrova a colorare un foglio?
Non occorre essere “brave”, non occorre essere delle grandi artiste: in questi casi ciò che conta non è il prodotto finale della creazione, ma la creazione stessa, l’atto creativo in sé.
Perché il processo creativo è ciò che ci mette in contatto con quella parte nascosta di noi, con quell’angolo occulto, con quel mistero che, chiamato dall’ispirazione divina, porta in superficie ciò che è nascosto dentro.
Infine possiamo annotare e interpretare i nostri sogni, tenere un diario, danzare.
Perché la danza è un atto sacro, qualcosa che ci mette direttamente in contatto con la parte più primitiva di noi stesse, comunicando con la nostra interiorità e diventando portale verso quel mondo altro: non a caso, in tutti i grandi riti la danza era uno dei modi attraverso cui raggiungere la trance, l’estasi e quindi il contatto con il Divino.
In realtà tutte queste pratiche si prestano a questo contatto: ognuna di esse è un canale che, se aperto, può riportarci alla nostra sacralità e divinità e può davvero farci Camminare tra I Mondi.
È il dono principale della nostra ciclicità: poter camminare tra i mondi, poter appartenere ad entrambe le realtà.
Quella visibile e quella invisibile. Quella della vita e quella della morte.
È il motivo per cui il patriarcato ci ha sottomesse.
Pensiamoci: quanta forza e libertà potremmo riacquistare, partendo da un semplice gesto, come quello di rivendicare il nostro sangue?

©Lucia Boggia