Oggi torniamo al nostro viaggio negli Archetipi, parlando della Strega.
La Strega è l’inizio del nostro ciclo, il buio da cui nasce tutto, il ritiro necessario affinché possiamo rinascere da noi stesse.
Come ormai sappiamo, anticamente il sangue mestruale era considerato sacro: era il dono che La Dea elargiva alle donne e che queste donavano a loro volta alla comunità.
Esso rappresentava i sacri misteri di vita, morte e rinascita, attraverso i quali le nostre antenate rigeneravano se stesse e la vita in generale: il ciclo non ha mai avuto solo una funzione riproduttiva, e vivendo in armonia con le energie di ogni fase, le nostre antenate erano in grado di accedere a doni, intuizioni e sfumature diverse, da mettere poi al servizio della comunità.
Il patriarcato, attraverso la religione prima e con il capitalismo poi, ha del tutto eliminato la ciclicità dalle nostre vite, a favore di un tempo lineare infinito e illusorio.
Perché non importa ciò che si dice: noi siamo e saremo comunque ciclici e cicliche.
Nessuno/a escluso.
In natura tutto è ciclico e questo è un dato di fatto, che lo si voglia ammettere o no.
Il patriarcato ci ha dunque disconnesse da noi stesse, per cui vivendo in un tempo lineare illusorio, siamo del tutto inconsapevoli di ciò che ci succede.
Il sangue non è più visto come un ritiro necessario, ma come un fastidio, come un pensiero che prima va via e meglio è: non abbiamo la minima idea dei doni preziosi che esso nasconde.
Non solo: poiché la ciclicità è bandita a favore di un “progresso infinito”, siamo chiamate ad essere produttive sempre, anche quando la nostra natura ci richiede il contrario.
E così andiamo avanti a farmaci che, bloccando il sintomo, non solo ci illudono di poter agire esattamente come facciamo in tutte le altre fasi, ma ci rendono quasi del tutto inconsapevoli del fatto che stiamo sanguinando.
Ma se il nostro corpo ci chiede di fermarci un motivo c’è e ignorarlo porta solo fastidi e scompensi: riprendendo le parole di Maya Vassallo Di Florio, durante le mestruazioni il nostro corpo è già oltremodo impegnato a sanguinare.
È un processo che proprio a livello fisico richiede energia: se noi ci forziamo a fare tantissime altre cose, perché è quello che il sistema ci obbliga a fare, dove la prendiamo l’energia per sanguinare?
Nei giorni del sangue stiamo letteralmente ri-partorendo noi stesse.
Pensiamo ad un’immagine molto concreta: una donna che partorisce.
Non credo proprio che dopo il viaggio iniziatico di dare alla luce una vita, una madre sia pronta e scattante, come se il travaglio non fosse mai esistito.
È la stessa cosa: il nostro corpo utilizza tutte le nostre energie, per rigenerarsi attraverso il sangue, per rigenerare concretamente l’utero. E per farlo ha quindi bisogno di essere concentrato solo in questo: se noi lo dis-traiamo, dunque lo portiamo fuori da questo processo, continuando a fare tutte altre cose che facciamo nelle altre fasi (andare al lavoro, occuparci della casa, eccetera), succede che poi, dopo la rigenerazione, le energie di cui dovremmo disporre per ripartire, non le abbiamo.
E così facendo ci trasciniamo quella stanchezza per tutto il resto del mese e nemmeno sappiamo perché ci sentiamo stanche.
È come se, invece di dormire, stessimo sveglie giorno e notte: se non riposiamo quando dovremmo, è normale che poi di giorno non riusciamo a fare nulla.
Ed è anche lo stesso processo di cui abbiamo parlato in precedenza: lavorando anche in inverno, col buio, il freddo e la pioggia (invece di riposare come fa tutto il resto della natura), arriviamo in estate (il periodo in cui la natura giunge al culmine della sua produttività) che siamo sfiniti/e.
È anche vero che, nella società in cui viviamo, è difficilissimo riuscire a prenderci del tempo per noi, ma è altresì importante iniziare a lavorare per far sì che i nostri diritti vengano riconosciuti: in alcune nazioni esiste il congedo mestruale pagato.
Certo, è consentito solo presentando un certificato medico che attesti mestruazioni oltremodo invalidanti, ma è già un inizio: dovremmo iniziare a richiedere anche noi il diritto a questo riposo.
E non solo se avvertiamo dolori molto forti: verosimilmente è stata proprio la disconnessione con i bisogni del nostro corpo, a far insorgere dolori e disagi che poi si sono cronicizzati nel tempo.
La maggior parte dei disagi, delle patologie e delle ansie che proviamo, sia donne che uomini, sono somatizzazioni dovute alla frattura tra noi e la natura, tra noi e il nostro corpo.
Sono dovute alla fretta e allo stress di tutti i giorni, al non poter mai prendere un attimo di respiro, al non dover mai abbassare la guardia ed essere sempre produttive/i e al massimo della forma.
Se vogliamo tornare al nostro stato di natura e sanare la frattura con Madre Terra, dobbiamo iniziare a riconoscere i nostri bisogni e a prenderne consapevolezza.
Dobbiamo iniziare a capire quand’è il momento di dire basta e fermarci, se questo è possibile.
Anche una mezz’ora o un’ora al giorno, se riusciamo, cerchiamo di prendercela per noi: comunichiamo a chi ci sta vicino che abbiamo bisogno di riposo, di raccoglimento.
Non affolliamo la nostra agenda di impegni e uscite che il nostro corpo non può sostenere: questo è il tempo dell’introversione.
Per l’estroversione arriverà un tempo più favorevole.
Se non possiamo esimerci dal lavoro fuori casa, molliamo almeno quello dentro casa: dal mio punto di vista la collaborazione è fondamentale, sempre.
Credo sia ora di smantellare tutti i falsi miti patriarcali sui ruoli di genere, per cui l’uomo lavora e paga tutto, ma non fa nulla in casa, come se non abitasse anche lui lì e la donna deve fare il doppio del lavoro, dentro e fuori casa, essendo data quasi sempre per scontata.
Ognuno/a fa ciò che può in base alle proprie inclinazioni e capacità, ma non esiste il lavoro da uomo e il lavoro da donna: l’uomo, come la donna, vive in casa e quindi la sporca.
Come la donna sporca i vestiti che devono essere lavati e stirati;
come la donna mangia e sporca i piatti.
La collaborazione deve esserci, ma è tanto più importante nel tempo del sangue: se proprio non possiamo non andare al lavoro, almeno quando torniamo a casa cerchiamo di delegare le altre mansioni a chi vive con noi, in modo da non affaticarci più del dovuto.
Il primo passo da fare per iniziare a (ri)connetterci con la nostra natura e con il nostro ciclo è prendere coscienza di questo riposo, di questo raccoglimento.
È prendere coscienza del nostro sangue e del fatto che non ci è più consentito continuare ad ignorarlo: partiamo da qui, dalla consapevolezza che questo riposo esiste, che il nostro sangue esiste ed è sacro, qualunque cosa ci abbiamo inculcato.
È sacro. Ed è ora di tornare a questa sacralità.
©Lucia Boggia
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