L’arpa continua a suonare, da sola, magicamente: è di Merlino l’idea e a me piace.
Mi rilassa, riesco a capire, a comprendere e a fissare meglio ciò che nella mente vuole poi essere tradotto in parole.
Sto scrivendo con il mio Ramo D’Argento, quello che Merlino in persona mi ha donato ed è da qui che comincio, ansiosa di rispondere a tutte le vostre domande: sì, sono io Lucina.
Quella stessa Lucina che parlava all’abete, quella stessa Lucina che ha seguito la Voce e La Madre dell’Aria: sono qui per raccontare la mia storia, per far rivivere ogni attimo, ogni momento trascorso, ogni passo di questo lungo e faticoso cammino che è ancora in essere e in divenire.
Perché sappiate che nulla è per sempre, nulla dura e tutto è in continua evoluzione: è parte della natura, della terra, della Madre.
Cambia sempre, ma è sempre con noi, in ogni momento, in ogni nostro passo.
Io sono qui a raccontare la mia storia: da dove tutto è cominciato, come La Dea mi ha chiamata a sé e come sono giunta qui, nell’Isola Sacra di Avalon, al cospetto delle Nove Sorelle.
Le Nove Morgen di cui ormai faccio parte: la mia famiglia. La mia nuova famiglia.
Morgana ha fabbricato per me il mio Ramo D’argento: lo ha intessuto di tutti i suoi più grandi, più forti e più potenti incantesimi.
Ma il più grande di tutti lo ha forgiato Il Merlino in persona: Colui che mi ha donato una nuova vita, una nuova ragione d’essere.
Per suo volere Viviana mi ha chiamata, ma in realtà Merlino agiva sotto la Voce della Dea. Quella stessa Dea che poi ha permesso il mio viaggio fin qui.
E dunque adesso che conoscete tutte le motivazioni, adesso che sapete perché sono qui e come ci sono arrivata, è bene che conosciate la storia per intero: è la mia missione.
Mettetevi comodi, mia arpa comincia a suonare, mio Ramo Argenteo conducimi in questo sentiero, Fiamma della Dea accompagnami in ogni mio passo: qui comincia la mia storia…

«Sei tu che mi chiami, adorato Sempreverde? Come faccio a sentire questa voce dentro di me? Chi sono? Dove sto andando? So che la risposta è giusta, ma ho paura: voglio la verità, voglio delle risposte, ma se poi la verità è troppo difficile da accettare?»

Devi fidarti, devi affidarti… riconosci La Voce della Dea nel vento che sussurra tra i miei rami: è così che ti sto parlando.
Tu hai un dono, Lucina: non sprecarlo, non sprecare la tua vita, rendendoti infelice.

«Sì, ma se poi non ne sono capace?»

Mi ero abituata ormai a questi colloqui: un giorno avevo sentito una voce, una strana voce nella mia mente.
Non era percepibile dall’orecchio umano, eppure io la sentivo.
Continuava a chiamarmi, ma non sapevo cosa fosse: semplicemente un giorno aveva cominciato a parlarmi.
Mi raccontava di posti nuovi da visitare, di una vita diversa, di accettare chi realmente fossi perché certamente non ero una degli Ericii: lo sapevo, lo sapevo da sempre, ma non volevo saperlo.
Ma la voce continuava a chiamarmi e così avevo deciso di rispondere: cosa avrei avuto da perdere, in fondo?
La verità fa sempre male, ma alla fine ci rende liberi. Liberi dai pesi che ci siamo trascinati dietro e sulle spalle anche per molto molto tempo.
Feci visita al Cerchio: era il mio luogo prediletto, il luogo in cui sentirmi al sicuro quando tutto andava male, il mio posto…
Lì, avvenne il prodigio: l’albero parlò. O meglio, mi inviò un segno, parlando attraverso il vento.
Era Il Sempreverde che dovevo cercare, se volevo trovare il mio posto nel mondo, un luogo che fosse solo e soltanto mio. Un luogo in cui riconoscermi e in cui poter essere me stessa.
Il Sempreverde parlava delle Nebbie, di quelle Nebbie che sono di ostacolo solo a chi non ha il coraggio di attraversarle: Le Nebbie dell’Isola Sacra di Avalon… le Nebbie dell’Isola delle Mele.
Ed io ero cresciuta nel Paese delle Mele. Mali era in qualche modo legata ad Avalon, e se dapprima decisi di considerare la cosa come una semplice coincidenza, sotto l’influsso della Voce che ancora incalzava, compresi che non era così.

Non esistono le coincidenze. Non esiste il caso, né la fortuna, né la sfortuna: esiste Il Fato.
Esiste una rete minuscola e invisibile di sincronicità, che fuse insieme, se ascoltate, danno origine a ciò che tutti chiamano Fato. Il tuo Fato è questo. Chiamala missione, se questa parola non ti piace, ma è così.

Così parlò Il Sempreverde ed io gli credetti.
Da allora la mia missione fu questa: ritrovare me stessa e giungere nel luogo a me da sempre destinato.

©Lucia Boggia