Nella nostra società le crisi non sono viste di buon occhio: portano confusione, ci distraggono dalla “retta via” e dunque non se ne parla mai.
Essere in crisi, vivere una crisi personale, lavorativa o spirituale è considerato quasi blasfemo: è come se fosse sbagliato avere dei ripensamenti, evolvere e dunque trovarsi a un certo punto della vita in cui esprimiamo il desiderio di cambiare strada.
La crisi giunge nel momento in cui abbiamo compreso che la via che stavamo percorrendo non è più per noi, ma non riusciamo ancora a capire quale potrebbe essere il nostro prossimo passo o magari lo sappiamo, ma non sappiamo come arrivarci. O ancora sappiamo dove vogliamo andare, ma ci sentiamo in colpa nel voler cambiare strada, perché viviamo in una società che scoraggia determinate scelte, impedisce l’esplorazione di nuove vie e non educa al lasciare andare.
Lasciare andare è importante, perché ci permette appunto di evolvere e di sperimentare cose che, restando ancorate/i alla nostra vecchia vita, non avremmo mai l’occasione di conoscere.
Ciò che lasciamo andare non è perso e non è stato inutile, né una perdita di tempo: ci è servito per arrivare dove siamo adesso e non dobbiamo rinnegarlo solo perché non ci rispecchia più.
Ma quando giunge il momento, dobbiamo dare a noi stesse/i la possibilità di veleggiare verso nuovi porti e nuove mete: possiamo sempre fare tesoro di tutti gli insegnamenti che il nostro vecchio sé ci ha donato e magari integrarli al nuovo sentiero.
La crisi è necessaria alla nostra crescita ed evoluzione: è ciò che ci fa mettere il naso fuori dalla porta, è ciò che ci spinge a remare ancora più al largo, che ci porta in mare aperto.
La crisi è una possibilità, una porta aperta su un mondo che non conosciamo e che, se si è aperta quella crepa, ci sta chiamando: perché trattenersi e restare tra quelle vecchie mura crepate?
Nell’ultimo anno e mezzo ho spesso parlato di crisi e in particolare della crisi che stavo attraversando e che inglobava un po’ ogni aspetto della mia vita, da quello personale a quello spirituale.
Senza entrare troppo nel merito, lavorando su me stessa ovviamente ho iniziato a tessere una tela molto diversa da quella vissuta passivamente fino a quale tempo fa.
Così è successo che mi sono evoluta, sono cambiata e ho iniziato a vivere sulla mia pelle e fin dentro le ossa un insieme di trasformazioni che non mi hanno più permesso di tornare indietro: non ero più quella di prima, ma fare quel salto nel vuoto in un universo che non era ancora e per niente definito mi spaventava davvero tanto.
Ed ecco la crisi!
Cosa fare, ascoltare quella voce che mi spingeva sempre di più verso il mare aperto di possibilità o restare confinata in quelle mura, in quella ferita, in quel problema o in quell’unica fetta di mondo fino a quel momento conosciuta?
Lo saprete nel prossimo articolo!
©Lucia Boggia
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