Com’è cominciata?
Beh, è una storia lunga, molto lunga… quindi smettete tutte le vostre attività, qualunque esse siano, mettetevi comodi e ascoltate.
L’oscurità s’appresta a calare sulla terra, quella che per gli altri è solo un po’ di arietta fresca, per me è già freddo. O comunque… un principio di freddo.
Questa è la mia stagione preferita: strano a dirsi, ma vero.
Dall’Equinozio di autunno all’Equinozio di primavera, per l’esattezza: la fine dell’estate, come vuole l’antica parola Samhain.
Non so perché stia scrivendo questo: ero partita da tutt’altre intenzioni, ma l’ispirazione non si comanda, non si doma. Semmai è lei che doma te.
E sarà per il periodo, sarà per l’oscurità che finalmente giunge, sarà che oggi non mi andava proprio di scrivere: capita anche a chi sceglie il suo lavoro dei sogni, di non essere sempre in forma… seduta qui, avevo pensato di raccontarvi come ho iniziato a scrivere, cosa è scattato in me, come è diventata una passione e poi una vocazione.
Ma forse non so nemmeno io cosa voglia scrivere in questo momento: succede quando ti imponi di fare le cose, quando alla fine invece di scrivere ciò che “dovresti”, ti viene da tirare fuori le motivazioni per cui non hai la testa per scrivere e le emozioni che ne conseguono.
Mescolati in me i due inizi, le due iniziazioni, se così vogliamo chiamarle: la scrittura e il mio sentiero spirituale… cosa seguirò? Cosa avrò voglia, cosa avrò il desiderio di raccontarvi?
Nell’attesa di avere tutto pronto per la pubblicazione del mio primo libro…
Parole a vanvera, o quasi… un flusso di parole che probabilmente inserirei in uno dei miei diari. Quasi sicuramente l’ho già fatto.
Ed ecco com’è cominciata…

Caro diario… oggi a casa è arrivato **** , un amico di ****
Oggi volevo scrivere, perché… non so ma è come se mettendo tutto per iscritto, nero su bianco, riuscissi a trovare chiarezza. Scrivere mi aiuta a capire meglio me stessa e ciò che mi circonda…
Dear diary, today I’m going to write in English…
Una giornata passata senza scrivere, per me è una giornata inutile: posso anche scrivere uno scarabocchio su un foglio volante, ma devo scrivere.

Ecco com’è cominciata… all’inizio quei diari con quelle chiavi improponibili, inutili, messe giusto per fingere di tenere segreti i propri segreti… colorati, blu, azzurri, variopinti, con cuoricini, farfalle, fatine e chi più ne ha più ne metta.
Nel folto bosco di quei cassetti, nascosti, perché qualche folletto sarebbe venuto a rubarlo, per carpirne ogni più recondito mistero.
E quando si è piccoli si crede a tutto e in tutto: quella chiave avrebbe funzionato, a dispetto di tutti i folletti dispettosi… sicuro, nelle radure più profonde, nessuno lo avrebbe toccato.
Ma poi la bambina è cresciuta e ha smesso di credere nei folletti, ma l’ineluttabile, l’ineffabile e insopprimibile bisogno di scrivere è rimasto.
Ma allora già si andava fondendo e mescolando con un qualcosa di diverso… non il semplice tirare fuori i propri segreti, ma interi universi, celati in un animo troppo a lungo tenuto nascosto.

©Lucia Boggia