Le giornate a Salem trascorrevano sempre uguali: nulla cambiava, nulla mutava.
Le foglie cadevano, morivano e ricrescevano. Per poi tornare a ingiallire e a morire, a cadere e a ricrescere.
Il grembo della terra accoglieva in sé la vita, per poi farla sbocciare in primavera e donare i suoi meravigliosi frutti in estate.
Poi la terra tornava a morire: si raccoglieva il grano, si liberavano i campi e tutto ricominciava.
Winifred allora era solo una bambina, ma già possedeva in sé tanta saggezza: la sua maestra era davvero in gamba, una forza della natura.
Era la più grande e importante sacerdotessa che Salem avesse mai conosciuto: tutti andavano da lei, per rimedi, rituali di guarigione o per intraprendere l’ardua e ripida strada per diventare a loro volta guide del popolo.
Winifred avrebbe tanto voluto prendere parte ai cerchi, ai rituali, ma quelle erano “cose da grandi”, le rispondeva sempre la maestra:
«Quando sarai pronta lo saprai, ma non è ancora il tuo momento.»
Le disse un giorno, mentre si lamentava dopo essere stata sorpresa a curiosare tra i suoi strumenti: voleva provare un incantesimo d’amore, aveva detto.
«Sono cose pericolose, non puoi: non è giusto, non è così che agisce una vera strega.
Non puoi usare il tuo potere per manipolare le persone o la loro volontà.»
E il suo sguardo severo divenne ghiaccio negli occhi di Winifred: in fondo aveva solo dieci anni!
«Ma William è così bello, così magico… e degna di considerazione solo quella poppante di mia sorella ed è al centro di tutte le attenzioni: se solo si accorgesse anche di me…»
Shaila sciolse il suo sguardo di ghiaccio, rivolgendole un sorriso materno: era stata lei a crescerle, in fondo. La loro vera madre era stata uccisa cinque anni prima: povera donna, aveva osato parlare ad alta voce a suo marito, davanti alla folla!
Aveva osato dire a tutti quale orrendo mostro egli fosse…
Ma non era finita qui: aveva osato farsi giustizia da sola, tanto nessuno lo avrebbe fatto per lei, ed era stata subito additata come colpevole.
Fu denunciata ovviamente come strega e condannata a morte.
Winifred fu la più colpita: non era molto grande, ma lo era abbastanza per ricordare.
Mary aveva quasi quattro anni e Sarah era nata da poco.
E se Sarah, pur nella disgrazia di crescere senza la madre, aveva avuto la fortuna di non assistere alle atrocità più crude, così non poteva esser detto delle sue sorelle.
Nonostante la benefica influenza di Shaila, tutto quel dolore, tutte quelle atrocità e privazioni, covarono a tal punto e così a lungo nell’animo di Winifred, da trasformarla ben presto in un mostro.
Shaila aveva fatto di tutto: si era finta una lontana conoscente della famiglia, le aveva cresciute da sola e in silenzio, in segreto aveva insegnato loro tutto ciò che avrebbero dovuto sapere sul sacro cammino della Dea.
E ogni giorno il terrore cresceva sempre di più: se fosse stata scoperta, avrebbe fatto la stessa fine della madre e di tante altre donne innocenti.
Aveva fin dall’inizio pregato chi si rivolgeva a lei, di farlo nella più segreta discrezione e tutto era andato liscio, fino a quel momento.
Ma più i giorni passavano, più la sacerdotessa aveva la sgradevole sensazione che Winnie l’avrebbe tradita: non sapeva quando, né perché. Ma sapeva che ciò sarebbe accaduto: troppo odio, troppe ferite e troppo dolore.
Adesso anche lei la escludeva dai suoi cerchi e il giovane William pensava che l’amore fosse solo un gioco: era solo questione di tempo e la lancia si sarebbe palesata. Dritta nel suo petto.
«Vedrai che lo farà. E se non accadrà, vuol dire che non ha capito quanto tu sia speciale. Magari quel posto sarà riservato a una persona ancora più speciale.»
«Sì, ma tu che ne sai!» sbottò rabbiosa la bambina, spintonandola e cominciando a correre e a gridare in tutto il villaggio:
«Ehi, mi sentite?! Tutti voi, voglio la vostra attenzione!»
Eccolo, il momento era arrivato: era la sua fine e non poteva farci niente.
Non poteva scappare, né salvarsi in qualche modo: la magia non era un qualcosa di soprannaturale, non era un dono di onnipotenza, né era il potere di manipolare la natura, la vita e le persone a piacimento.
Era un atto di devozione, era uno scambio di energie, era vivere La Dea e con La Dea.
E non era utilizzata se non per portare cambiamenti positivi.
Nulla di ciò che avrebbe potuto fare per salvarsi era parte del suo sentiero. E d’altronde, nulla avrebbe potuto fare per salvarsi: Winifred l’aveva condannata a morte.
«Questa donna… questa donna è la più pestifera e diabolica strega mai esistita!
Finge di essere una santarellina, ma io so cosa fa durante le sue riunioni: incantesimi e ogni sorta di malefici… forza, correte e date un’occhiata ai suoi strumenti!»

«Strega, strega! A morte! Devi morire!»
Inutile dire come andò a finire: la povera Shaila, colei che si era occupata delle figlie di un’altra donna come se fossero state sue… colei che aveva donato loro tutto l’amore che aveva… fu impiccata a Salem quello stesso giorno.
Mary urlava disperata:
«Winnie, Winnie, ma perché l’hai fatto? Cos’hai fatto?!»
E la piccola strega, asciugando le sue ultime innocenti lacrime, con un nuovo diabolico sorriso sentenziò:
«Ci ho liberate.»

E da allora a Salem niente fu più lo stesso.

©Lucia Boggia