Ed eccoci a questa seconda parte!
Come ho scritto ieri: ricomporre la spirale e la nostra frattura con la terra e con la nostra anima è fondamentale, se vogliamo portare qualche cambiamento nel nostro mondo.
Io ho deciso di provarci: a modo mio, con i miei tempi e attraverso il mio dono.
Di sicuro ci saranno delle incoerenze, soprattutto all’inizio: ad esempio, non potrò pretendere di vivere di sola economia del dono, essendo immersa in una società basata sull’economia dello scambio.
O non potrò essere sempre ciclica (e nell’espressione comprendo il rispettare tutti i cicli, da quello circadiano a quello mestruale e stagionale), poiché vivo in una società che ha ripudiato la ciclicità e dovrò in qualche modo adattarmi ai ritmi altrui o semplicemente agli imprevisti della vita.
Commetterò degli errori, e magari nei momenti più sfidanti continuerò a chiedermi se ho fatto la scelta giusta.
Ma in cuor mio so già che è così.
Lo so da quando avevo quindici anni: se non è una chiamata questa, se non è una vocazione… ditemi voi cos’è.
Ci ho provato a tornare sui passi finora trascinati, ci ho provato a rimettermi le catene e a non essere fedele al mio più profondo desiderio: non ci sono riuscita.
Sono tornata su quelle impronte, solo perché mi sono resa conto, ancora di più, che la società in cui viviamo è quello che è: se non sgobbi non puoi vivere, c’è poco da fare.
Un anno a mandare candidature… qualcuno mi avrà contattata? A parte tre colloqui dai quali alla fine non è uscito nulla.
E un altro al quale alla fine ho deciso di non andare: il mio corpo e la mia anima stavano tornando alla propria natura, stavano iniziando a ricomporre la frattura e mi hanno detto
«Perché devo costringermi ad uscire, quando le mie energie cicliche vogliono che resti qui, a riposare e prendermi cura di me stessa?»
Quello è stato il secondo campanello d’allarme: il primo è stato il rendermi conto che, pur di trovare un lavoro, stavo ricadendo negli stessi schemi, andando in cerca anche di cose che con me non c’entravano nulla.
Così ho iniziato una prima scrematura, cercando solo in campi che effettivamente potessero interessarmi.
Poi man mano ho cominciato a capire: quel passo indietro mi era servito per comprendere la natura del dissidio che da sempre mi perseguitava.
«Perché non posso fare quello che voglio?»
Ho iniziato a mettere insieme i pezzi: «Di scrittura e di arte non si vive, non perché non sia possibile, ma perché viviamo in un mondo basato sullo scambio e a cui interessa solo guadagnare, senza curarsi dei bisogni e dei doni altrui.
Se vivessimo secondo un diverso modo di pensare, ciò sarebbe possibile ed io potrei vivere del mio dono, mettendolo al servizio della società, divulgando ciò che sto imparando, cercando di contribuire alla creazione di un mondo diverso.»
In più, nonostante gli otto anni trascorsi nella spirale della Dea, finalmente iniziavo a capire più nel profondo cosa fosse questa spirale: perché continuare ad andare contro me stessa e contro la mia natura?
Se non avessi provato io per prima a mettere tutto questo in pratica nella mia vita, come avrei potuto sperare di riuscire un giorno a fare ciò che realmente volevo, cioè cercare di portare i valori della Dea nel mondo?
Come avrei potuto fare la mia parte per cambiare le cose, senza farlo nel mio quotidiano?
Così, come se fosse stata la naturale conseguenza di tutto quel percorso, ho nuovamente smesso di cercare lavoro: tutto ciò di cui avevo bisogno lo avevo sempre avuto… tra le mani, nel cuore, nella mente e nell’anima.
Era giunto il momento di raccogliere il mio dono e di farlo fruttare.
Non sarebbe stata più la semplice ribellione contro la famiglia, né la speranza di farmi accettare così com’ero, né l’essere contro a tutti i costi: era ed è semplicemente che ormai sono parte di un universo mentale completamente diverso e quindi agisco seguendo i miei passi su quel sentiero.
Qualcuno capirà, qualcuno no, ma in fondo sono io che devo capirmi e accettarmi e camminare la mia vita.
Certo al momento ho la fortuna di poterlo fare, questo sì, e ne sono grata.
Perché ora più che mai non ho intenzione di aspettare oltre per abbracciare definitivamente la mia missione.
Dunque…

«COSA ESSER IO? »

SONO UNA SCRITTRICE.
SONO UNA PERSONA CHE SEGUE LE ORME DELLA DEA E CHE VUOLE PORTARE I SUOI VALORI NEL MONDO.
COSÌ DA LASCIARE UNA TRACCIA E UN RICORDO DECENTI (SEPPUR MINIMI) PER CHI VERRÀ DOPO.

©Lucia Boggia