Ed eccoci qua, finalmente riesco a riprendere questo viaggio attraverso la mia crisi spirituale.
Eravamo arrivate/i a quella che sembrava essere una risoluzione del problema.*
Tuttavia, nonostante credessi di aver trovato la mia via dedicandomi esclusivamente a Brigit, qualcosa dentro di me mi diceva che quella crepa non si era del tutto aperta e che il muro non era stato completamente abbattuto.
Un dato importante in questa crisi è stato che nel frattempo il mio stesso “concetto” di Dea è cambiato: fino a un paio di anni fa (forse anche di più) questo è stato del tutto viziato dalle mille sfumature patriarcali che, nonostante tutto, regnano tuttora in tante correnti spirituali moderne.
Essendo partita come la maggior parte delle persone dallo studio della Wicca, finora ho avuto un’impostazione abbastanza “settaria”, per cui tutto era categoricamente diviso in maschile e femminile: Il Dio e La Dea, il Principio Maschile e il Principio Femminile, L’Energia Maschile e L’Energia Femminile, Maschile e Femminile interiori, Il Dio Solare e La Dea Lunare e tutte queste cose qui che, in effetti, hanno un’impostazione molto patriarcale, poiché in esse sono stati ripresi gli stessi principi filosofici prima (dalla Grecia antica) e psicologici poi (Jung, ad esempio) che affondano le loro radici in quel tipo di cultura.*
E anche se poi mi sono resa conto che il sentiero wiccan non fosse per me, quell’impostazione mi è rimasta, finché non ho iniziato ad esplorare orizzonti diversi: l’incontro con Laura Ghianda, seppur solo a livello virtuale, ha del tutto mandato in crisi il sistema di credenze che fino a quel momento avevo seguito.
Più ascoltavo ciò che il suo lavoro propone, più mi ci sono rivista e in men che non si dica la crisi ha aperto una nuova crisi: come fare, quando scopri che tutto ciò che credevi fosse vero si sgretola come un castello di sabbia alla prima onda?
Capire è una cosa, mettere in pratica è tutto un altro paio di maniche, soprattutto quando queste crisi investono il tuo lavoro. Nel mio caso la scrittura, nella quale ero già in crisi, perché dopo la pubblicazione del mio primo libro sono entrata in una vera bolla di sapone ed è esploso il mio milionesimo “blocco della scrittrice”.
Dopo vent’anni di freni, di blocchi, di «Non ce la posso fare: rimarrà un’illusione in eterno. Non diventerò mai una scrittrice»… sono finalmente riuscita a mettere il primo mattone per la concretizzazione del sogno di una vita, della mia missione di vita.
Tutta l’ansia accumulata, i dubbi sul non farcela fino alla fine e poi, puff!, il libro è su Internet!
I primi soldi guadagnati… e l’ansia di dover dimostrare di non aver commesso un errore, di non sprecare il mio tempo restando a casa per cercare di capire come far decollare il tutto, invece di cercarmi “un lavoro vero”.
Così sono andata a “riesumare” il mio antico romanzo lasciato a metà. Quello che nella mia illusione doveva essere l’apripista della mia carriera.
Ma… sgranando i miei occhi ho chiuso tutto subito: smantellare l’intero scheletro su cui si poggiava, con tutti quei”Maschile di qua e femminile di là”? Neanche per sogno!
Così ho lasciato che, almeno quanto a questo, la crisi scorresse semplicemente, dedicandomi nel frattempo al mio sito.
Ma il vero tarlo, quello a cui ho sempre cercato di non prestare attenzione, non era ancora del tutto venuto fuori: c’è un motivo se nei titoli di questi articoli è menzionata Afrodite.
In realtà non mi sono mai sentita attratta dal Pantheon greco, né da quello romano: ho sempre detto di avere l’anima celtica, così quando sono approdata al paganesimo, non ho avuto dubbi sulla via da seguire.
Almeno dopo il primo anno di pazzo eclettismo.
Eppure qualcosa in me continuava a parlarmi di Afrodite, della Dea dell’Amore, che poi ho scoperto essere molto di più di questo.*
Della Dea della sessualità sacra, della bellezza e della gioia di vivere.
Nonostante la rappresentazione realizzata da Botticelli sia del tutto viziata dalla riduzione patriarcale che di Afrodite (o Venere) è stata fatta nei millenni e nei secoli, dipinta come una Dea sciocca, invidiosa e frivola, che ha bisogno di coprire le sue nudità con velo e capelli, a me non ha mai dato questa sensazione: per me non è mai stata La Dea vergognosa del suo corpo o La Dea frivola, ma in quel dipinto ciò che mi evocava era pura e semplice bellezza.
Bellezza, grazia, mistero, qualcosa di ineffabile e di inarrivabile.
Non ci ho mai visto la svalutazione che invece e purtroppo ne è stata fatta.
A parte questa perenne ammirazione però, non ho mai pensato di poter approcciare a Lei nel mio sentiero pagano.
Eppure il Pantheon greco sarebbe stato molto più vicino alle mie origini napoletane.
Continuando a seguire la via celtica, ho iniziato a documentarmi sul mistero di Afrodite, seguendo le persone che ne parlavano (la già citata Maya Vassallo di Florio) e cercando di capire dove tutto questo mi avrebbe portato.
Non lo sapevo, ma una diversa strada ormai mi aspettava…

©Lucia Boggia

A breve l’ultimo capitolo!

Opera di Anjelika Fomicheva

*Ecco i link precedenti, se volete riprenderli:

Afrodite: la fine di una crisi.

Afrodite: la fine di una crisi. – Parte seconda.

*Per approfondire l’argomento rimando al lavoro più volte citato di Laura Ghianda.

https://www.lauraghianda.com/

*Tutto ciò che sto studiando e apprendendo su Afrodite, lo devo al grandissimo lavoro di ricerca di Maya Vassallo di Florio. Sacerdotessa di Afrodite, sex coach e fondatrice del Tempio della Grande Dea di Roma, dedicato appunto ad Afrodite.

https://tempiodellagrandedea.com/