Il Solstizio d’Estate è noto per essere la festa del sole e del fuoco. E abbiamo già detto che questo fuoco è associato al nostro potere personale.
Ma questo giorno è anche estremamente legato alle fonti d’acqua in quanto fonti di guarigione: abbiamo già parlato di questo, quando ad Imbolc ci siamo soffermati sulla figura di Brigit come Dea di guarigione legata appunto alle fonti acquifere.
Quella che noi vediamo è solo una parte del ciclo vitale del sole: esso nasce dal buio, come ogni cosa in natura, come il feto che viene concepito nel buio del grembo materno e che poi “viene alla luce”.
Infatti Gli Antichi contavano i giorni a partire dalla notte precedente, e in qualche modo un retaggio di questo pensiero ci è rimasto, anche se ne abbiamo poca coscienza: nonostante il nostro modo di concepire la vita e la durata del giorno ci faccia vivere la nostra quotidianità a partire dalla mattina quando ci alziamo dal letto, in realtà anche per noi il nuovo giorno comincia la notte precedente, ossia a mezzanotte.
Nel buio più totale, nel ventre della terra, nel buio di ogni possibilità giace il germe della luce: è lì che tutto nasce ed è da lì che viene tutta la simbologia antica oggi connessa al neopaganesimo e alla spiritualità della Dea.
Dopo il tramonto il sole muore lentamente, fino a toccare il punto più basso in cui non è più visibile, lasciando posto al buio, ma in realtà non è che scompare: concludendo il suo ciclo, esso diventa il sole infero, nutrendo il suolo e le acque sotterranee, che per questo sono sempre state ritenute fonte di guarigione.
Inoltre il Solstizio d’Estate cade a metà dell’anno e questo per Gli Antichi aveva un forte valore simbolico: anticamente la terra era vista come la zona astronomica al di sopra dell’equatore, mentre l’acqua era quella inferiore.
Trovandosi dunque nel loro punto d’incontro, il sole appariva come sospeso sulla riva del mare ed è questo il motivo per cui nella tradizione neodruidica il Solstizio d’Estate è noto con il nome di Alban Heruin, “Luce della riva”.
Abbiamo quindi una fusione dei due elementi: sole e mare, fuoco e acqua.
Dall’acqua attingiamo per rinascere, per curare le nostre ferite, per cambiare pelle e giungere ad una nuova vita.
Ma quando usciamo poi dalle acque lustrali, possiamo utilizzare la nostra nuova consapevolezza per ravvivare il nostro fuoco e il nostro potere interiore.
Potere che come abbiamo detto non è coercizione, ma il diritto di ogni essere vivente di agire, di essere se stesso, felice e nel pieno delle proprie potenzialità.
Questo sabba è guarigione del fuoco e dell’acqua insieme: è ricordare chi siamo, è prenderci cura della nostra fiamma interiore, perché sarà lei a doverci guidare nella stagione più buia.
È affermare e manifestare al mondo il nostro vero essere, anche se questo potrà non piacere: è alimentare la nostra autostima, il nostro accettarci così come siamo, senza aspettarci che gli altri lo facciano per noi.
È dire: “Io sono così, anche se non corrispondo all’immagine che tu avevi di me. E se non mi accetti il problema è tuo, non mio.”
Ovviamente sto parlando dell’essere se stessi e del mostrarsi agli altri senza temerne il giudizio, non di una scusa per non lavorare su di sé e trattare gli altri come se non valessero nulla: sono due cose differenti.
C’è differenza tra il sentirsi costretti a fingersi un’altra persona per essere accettati, amati o considerati e dunque tra l’uscire finalmente alla luce del sole e l’arroganza del dire: “So che ho un brutto carattere, ma non mi sforzo nemmeno di smussarlo e quindi mi devi tenere così”.
Sono due cose totalmente diverse.
Il fuoco ci aiuta quindi a mantenere intatta la nostra fiamma, la fiducia in noi stessi e quindi negli altri e la nostra autostima, mentre l’acqua ci aiuta a purificarci da tutto ciò che va eliminato: è un vero e proprio bagno di purificazione e guarigione.
Immaginiamo di immergerci in una qualsiasi fonte sacra, un fiume, un oceano, il mare: immergiamoci nelle acque con lo scopo preciso di lavarci di tutte le cose che non vogliamo più nella nostra vita, di curare le nostre ferite, di abbracciarci e di abbracciare quel lato di noi che non ci piace e che ci fa sentire smarriti o angosciati.
Cerchiamo di capire come sciogliere i nodi e poi, lasciando nelle acque guaritrici tutto il male che abbiamo dentro, usciamo e rinasciamo a nuova vita.
Da qui possiamo riuscire ad innescare una reazione a catena, per cui con l’acqua impariamo a prenderci cura delle nostre ferite interiori e poi da qui alimentiamo il fuoco della fiducia e dell’autostima e quindi il nostro potere.
Il nome di Luce della riva non può quindi suonare meglio: il solstizio d’estate è luogo d’incontro, fusione, accordo, armonia.
È il sole che si unisce all’acqua, è la fiamma che muore, che nutre le fonti sotterranee e che da esse rinasce;
è l’acqua che, ristorata dalla forza del sole, ci purifica e cura le nostre ferite più profonde.
È amore, è cura, è guarigione, è rinascita.
È dire: “Io mi amo esattamente così come sono ed esattamente così come sono mi mostro al resto mondo.”
©Lucia Boggia
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