Eccoci a questa seconda parte sul Primo Sangue: avrei dovuto pubblicarla giorni fa, ma non mi è stato possibile.
Se volete riprendere il filo, vi lascio il link:
Il potere del sangue – Rito di Passaggio: il Primo Sangue- Parte Prima.
Tornando al nostro discorso, sarebbe importante nella nostra società che questo evento tornasse ad assumere la sua antica valenza di Rito di Passaggio.
Certo, c’è ancora chi fa gli auguri o dona un regalo alla donna che nasce la prima volta dal suo sangue, ma sono ormai casi ridotti e comunque se ne è perso tutto il significato: per un giorno la ragazzina si sente importante, perché le viene detto che ormai è diventata una donna.
Ma tutto finisce lì. E in fondo… cosa sa davvero dell’essere donna?
Cosa le viene detto o insegnato, anche attraverso il silenzio?
Che è condannata a sanguinare per quattro/cinque giorni al mese, fino più o meno ai quarantacinque o cinquant’anni, e che dovrà soffrire tutto questo in silenzio: non potrà pronunciare la parola “mestruazioni”, dovrà stare attenta a mettere abiti che non facciano notare l’assorbente e dovrà vivere nella vergogna se dai vestiti verrà fuori una macchia rossa.
Dovrà comportarsi come se niente fosse, senza lamentarsi, e dovrà continuare a fare ciò che gli altri si aspettano da lei: andare a scuola, fare i compiti, studiare, essere una brava “donna di casa”, lavorare, badare ai figli, uscire e fare le acrobazie anche quando non si sente bene… [la lista è infinita!]
E cosa le verrà insegnato sui doni del suo ciclo o sulle altre fasi all’infuori del sanguinamento?
Praticamente niente: si sa che si sanguina e basta.
Non veniamo edotte sul resto, non ci viene insegnato a vivere in armonia con la nostra ciclicità. Tanto che addirittura capita che nemmeno noi conosciamo le altre fasi del nostro ciclo o, come mi è capitato di sentire, non sappiamo quando ovuliamo!
Perché essendo stati tutti staccati dalla ciclicità di Madre Terra, siamo stati da sempre abituati a vivere in un tempo lineare e quindi non ci rendiamo nemmeno conto di vivere quella ciclicità tutti i giorni: nel corso del sole, nelle stagioni e nel nostro ciclo.
Dunque sapremo quanto basta e sul resto saremo completamente ignoranti.
Non verremo iniziate alla sessualità sana e sacra: impareremo tutto afferrando, come potremo, frammenti sparsi qua e là.
I ragazzi verranno deviati già da piccoli con i disvalori creati dalla “cultura” pornografica: verranno autorizzati a pretendere, a non ricevere rifiuti, a comandare, ad essere violenti e a vedere l’uscita dalla verginità come il più grande traguardo, come la più grande dimostrazione della loro virilità.
Perché, ricordiamo, la virilità per il patriarcato sta esclusivamente nei genitali. Tant’è che di una persona decisa, ferma e assertiva si dice che “ha i cosiddetti”. E lo si dice anche per le donne.
Come se i genitali maschili fossero l’unità di misura di ogni cosa.
Le ragazze invece verranno da un lato sorvegliate e castigate, affinché preservino la loro verginità, e dall’altro forzate in qualche modo a donare il loro “fiore prezioso”.
Si sentiranno al contempo relegate e sminuite, instaurando anche loro una specie di gara con le amiche: perché se per la società in generale devono mantenersi caste, altrimenti ne va della loro affidabilità (quando invece per i ragazzi diventa un vanto andare con tutte), nel microcosmo che la pornografia ha creato per i “maschietti” devono sentirsi in dovere di darsi, altrimenti fanno le preziose. E questo è uno dei pilastri su cui si basa la giustificazione dello stupro.
Inoltre saranno lasciate totalmente in balia delle loro emozioni e delle loro pulsioni ormonali: non essendoci una vera e seria educazione affettiva, spirituale e sessuale, non riusciranno a capire cosa accade loro.
Perché provano determinate sensazioni o cosa accade al loro corpo. Alcune si sentiranno persino in colpa, perché penseranno che queste pulsioni non dovrebbero far parte del loro bagaglio di “ragazze per bene”.
E non verranno educate al controllo delle nascite, perché se non si parla di sessualità, come si può parlare di gravidanza?
E poi tutti si indigneranno perché delle ragazze adolescenti aspettano un figlio e per questo motivo saranno poi bollate con tutti i favolosi epiteti che il patriarcato ha creato per noi.
Non solo: se vorranno abortire saranno ostacolate e trattate come mostri da portare alla forca.
Dovremmo invece recuperare l’antico sapere dei nostri Antenati e l’intera cornice di senso di questo rito di passaggio fondamentale.
Alcune cose che ho scritto potranno essere giudicate non attinenti al discorso del sangue, ma le ho volute inserire, proprio perché per me sono estremamente legate: se recuperiamo la nostra ciclicità nella sua interezza, spezzando la linea retta dell’Eternità di Dio, come ci è stato insegnato, allora tutto acquista il suo senso.
La nostra vita non è una linea retta, ma un ciclo continuo che fluisce. Una spirale che inizia e che quando conclude un cerchio ne apre subito un altro su un livello differente.
È questo che ci insegna la natura: il sole nasce dal buio della notte, man mano cresce, arriva al punto più alto e decresce fino a morire.
La luna compie lo stesso percorso, così come le stagioni, così come il nostro sangue.
Il sangue è l’inizio di un ciclo che, se avviene il concepimento, può portare alla nascita di una nuova vita. Ma in realtà anche se ciò non avviene, espellendo il sangue dal nostro corpo, nasciamo comunque a nuova vita dal nostro utero: abbiamo la possibilità di generare tre volte.
Una vita umana che non solo crea un essere umano in miniatura, ma una nuova versione di noi stesse, perché già nella gravidanza saremo un essere diverso da quello che eravamo prima.
E una vita ancora diversa, dopo che il sangue avrà rigenerato il nostro utero.
Il discorso sulle mestruazioni non può prescindere dal discorso sulla sessualità e sulla riproduzione: sono diverse sfaccettature dello stesso prisma e in quanto tali vanno trattate.
In conclusione il primo sangue è un rito di passaggio che va celebrato e che abbiamo il dovere di reintegrare nella nostra cultura e società, affinché le future donne possano essere guidate in questo viaggio e iniziate ai misteri e ai doni del sangue e di una sessualità sana e sacra.
Come possiamo farlo? Organizzando una festa e invitando le amiche, gli amici e la famiglia;
donando regali e spiegando davvero cosa questo significhi per le donne che si affacciano alla nuova vita;
facendo sì che i loro coetanei, fratelli e amici prendano parte alla cosa e sappiano cos’è che sta loro accadendo.
E soprattutto, magari chiedendo il supporto di persone esperte anche a livello spirituale, spiegare che in tutto questo non c’è nulla di brutto, fastidioso o vergognoso e che anzi, se si riesce ad entrare in connessione con esso, quello del sangue può essere un dono molto prezioso.
Dobbiamo parlare di sessualità, contraccezione e controllo delle nascite;
dobbiamo sensibilizzare i ragazzi alla cultura del rispetto e del consenso e insegnare alle ragazze a mettere sani confini.
E il primo modo in cui farlo è far cadere i muri del tabù e del silenzio.
Educare alla parola e al dialogo.
E tornare a celebrare uno dei riti di passaggio più importanti di ogni società umana: il sangue che dà la vita.
©Lucia Boggia
Immagine: Celestial dance, Freydom Rassouli
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