Il Solstizio d’Estate ormai è vicino e abbiamo ancora da assaggiarne tutti gli insegnamenti.
Quest’anno sto vivendo La Ruota in maniera più calma, più lenta, donandomi il tempo di cui ho bisogno per assimilarne tutte le lezioni o semplicemente per riprendere fiato.
Partiamo dalla simbologia maggiore di questo sabba: il sole e dunque, per traslato, il fuoco e il potere.
Non il potere come lo intendiamo oggi, come coercizione, ma come il fuoco interiore a cui tutti abbiamo il diritto di attingere: il nostro potere personale, la nostra forza, la fiamma che ci smuove e che ci spinge ad agire.
Questo è il potere. E non c’è momento migliore nella Ruota, per parlarne: tra pochi giorni (quest’anno esattamente il 21 di giugno) il sole giungerà al suo culmine, al suo punto più alto, portandoci il calore più forte e iniziando a mostrarci, attraverso i doni della terra, i primissimi frutti del nostro raccolto.
Raccolto che inizierà in maniera effettiva tra luglio e agosto (qui in Italia la raccolta del grano è sempre avvenuta prima, rispetto ai paesi britannici o nordici), ma che già inizia a farsi sentire e a lasciare le sue tracce, affinché seguendole possiamo giungere a destinazione.
Cosa significa tutto questo, per la nostra pratica quotidiana?
Significa che dobbiamo mettercela tutta: questo è il momento in cui i nostri sforzi arrivano al culmine e in cui tutto ciò che abbiamo pensato e progettato deve iniziare ad avere un suo sbocco concreto.
È il momento di fare lo sforzo quasi finale, prima di andare a raccogliere ciò che abbiamo seminato durante questi mesi.
Perché dico quasi finale? Perché è vero che dopo il culmine del potere iniziamo a discendere e quindi a raccogliere, ma anche nel raccogliere si lavora: adesso diamo la spinta più forte e più vigorosa al nostro lavoro, ma anche durante la discesa dovremo darci da fare.
Dopotutto… il grano non si taglia da solo!
Il significato di tutto questo è che da dopo il solstizio possiamo iniziare a tirare un po’ di fiato, nel senso che raccogliendo possiamo sì ridimensionare qualcosa qua e là, ma il più è fatto: abbiamo organizzato le idee, concepito i nostri progetti e iniziato a capire come metterli a terra.
Abbiamo iniziato a concretizzarli e adesso usiamo tutte le forze che ci sono rimaste per apporre l’ultimo tassello alla nostra costruzione: se del lavoro c’è da fare durante il raccolto, sarà piuttosto un lavoro di rifinitura.
Ma la costruzione nella sua completezza si manifesterà durante la massima potenza del sole e delle nostre energie. Quantomeno è quello che ci auguriamo, di armonizzare le nostre energie con quelle del sole.
Solo allora potremo fermarci: il sole si ferma. Dopo essere arrivato al culmine della sua potenza, dopo aver fatto tutto ciò che era in suo potere ed essersi manifestato in tutto il suo splendore, inizia lentamente a discendere.
Tre giorni di stasi.
Tre giorni in cui meditare, raccoglierci e ammirare la nostra costruzione giunta al termine: a ciò che non va ci penseremo dopo.
In questi tre giorni abbiamo tutto il tempo e il diritto di riprendere fiato, dopo un’intera stagione invernale e primaverile di duro lavoro.
La sosta non è fine a se stessa, non è perdita di tempo o dispersione di energie: è il nostro tornare in noi stessi, il nostro tornare centrati, prima di iniziare il cammino di discesa.
Ciò che è fatto è fatto: abbiamo seminato tanto o poco, abbiamo o meno curato i nostri progetti, abbiamo investito su un’unica pianta o ci siamo aperti più porte, ormai il momento vero e proprio del lavoro è terminato.
Quello che ci aspetterà al raccolto sarà un tipo di lavoro diverso, che al massimo ci aiuterà ad eliminare rami secchi che non avevamo visto o a modellare meglio la nostra struttura.
Ma la figura di per sé è terminata.
E noi, in questi tre giorni di stasi, ci prendiamo tutto il tempo per ammirarla e per ammirare i frutti del nostro lavoro, che poi si concretizzerà ancora di più tra la fine dell’estate e l’Equinozio di Autunno.
Sperando che possiate vedere i vostri edifici già saldi, auguro a tutti uno splendido viaggio verso il culmine di questa magica stagione.
©Lucia Boggia
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