“Ciclo”, “Regole”, “Marchese”, “Le mie cose”, “Diventare signorina”, “Mi è venuto il ciclo”, “Ho il ciclo”, “Sono indisposta”…
Quante e quali di queste parole o espressioni ci sono familiari?
Ho elencato quelle che più conosco e che mi sono venute in mente, ma credo che ce ne siano ancora parecchie: quanto ancora è difficile pronunciare la parola “Mestruazioni”?
Quanto ancora ci nascondiamo, per pudore o per vergogna, evitando di chiamare le cose con il loro nome?
Io per prima, fino a un annetto fa, ho avuto difficoltà a parlare del sanguinamento chiamandolo con il suo nome effettivo.
Il tabù è ancora forte e chi per abitudine, chi per vergogna o perché sa che le persone con cui parla inorridiscono al sentire quella parola, continuano a riferirsi al sangue mestruale con termini o espressioni vacue e inesatte.
Ci hanno fatto letteralmente il lavaggio del cervello: il sangue è sporco, è qualcosa di cui non dobbiamo parlare e di cui dobbiamo vergognarci, ma non sappiamo nemmeno perché.
Ci avete mai pensato?
Ci viene insegnato a tacere la parola, a tacere l’argomento, a vergognarci persino di parlare di assorbenti, a preoccuparci ogni secondo se per caso ci siamo macchiate, perché poi è brutto se si vede.
Ma perché dovremmo vergognarcene? Perché dovremmo nascondere una macchia che altro non significa che vita?
Se ci riflettiamo bene, nessuno ci dice PERCHÉ: nessuno ci spiega perché una cosa tanto naturale debba essere ignorata.
È il metodo usato per qualsiasi cosa nella nostra società: ci viene ordinato di fare una cosa, ma non ci viene mai detto perché dobbiamo farla.
Così come ci viene vietato di fare/dire/essere quella cosa, ma nemmeno stavolta ci viene spiegato perché.
Semplicemente: una cosa va fatta PERCHÉ VA FATTA, È GIUSTO FARLA E NON SI DISCUTE.
Si vieta invece qualcosa PERCHÉ QUELLA COSA È SBAGLIATA. E ANCHE STAVOLTA NON SI DISCUTE.
Perché viviamo in un mondo che non accetta ciò che è diverso, ciò che va contro il pensiero creato da chi comanda. Dunque: se una cosa è in linea con quel pensiero, non solo è giusta, ma viene addirittura trasformata in un ordine. SI DEVE FARE.
Viceversa si dà per scontato che quella cosa sia sbagliata, dunque VA COMBATTUTA, VIETATA, DISTRUTTA. E, nel caso non si riesca, VA DISTORTA, DEMONIZZATA E RIDICOLIZZATA.
Ecco cosa è successo con il nostro sangue.
Nelle antiche società della Dea, le donne che mestruavano erano tenute in grande considerazione.
Erano ritenute sacre, portatrici di doni e saggezza, messaggere della Dea, della terra e della natura.
Ad ogni sanguinamento, esse si ritiravano nelle Tende Rosse, e lì grazie alla connessione con il loro sangue e con il potere che questo donava loro, potevano accedere alle più grandi intuizioni.
Il ritiro mestruale ha un senso: nel raccoglierci in noi stesse, abbiamo la possibilità di vedere più in profondità, di eliminare il velo e guardare oltre.
Nelle mestruazioni la nuova pelle cresce sotto quella vecchia, ed ecco che allora possiamo usare questo momento come una risorsa, invece che come un fastidio o come una maledizione: esattamente come avviene in luna nuova o in inverno, abbiamo la possibilità di lasciare andare tutto ciò che non ci appartiene più, tutto ciò che non vogliamo più portare con noi, nella nostra nuova vita e nella nuova versione di noi stesse.
Possiamo lasciare che la vecchia pelle cada, possiamo rigenerarci anima e corpo: possiamo rigenerare i nostri pensieri, possiamo esprimere nuovi propositi, lasciare andare i rami secchi, così come il nostro utero espelle l’endometrio sotto forma di sangue.
Non c’è nulla di male in questo. Nulla di cui vergognarci, nulla da nascondere perché altrimenti “sembra brutto”.
Nel sanguinamento moriamo e al contempo rinasciamo: più che all’inverno pieno, possiamo collegare le mestruazioni a Samhain.
Samhain è il momento del non-tempo e del non-luogo, poiché tutto è finito, ma nulla è ancora ricominciato. È il tempo in cui il Velo tra I Mondi è sottile e noi possiamo viaggiare tra le due realtà in maniera più sensibile: è quello che avviene durante il sanguinamento.
Il nostro sangue è un ponte di collegamento tra la nostra realtà e L’Altromondo: possiamo quasi dire che il sangue sia il velo che cade, il velo che viene espulso dal nostro corpo, per metterci in comunicazione con la dimensione invisibile, con il nostro inconscio e con La Dea.
Nel sangue e dal sangue riceviamo tutte le nuove ispirazioni, le intuizioni da portare nel “Mondo di fuori” e le lezioni da mettere in pratica nel nostro nuovo mini-giro di ruota.
Quanto potere scaturisce da tutto questo!
Un potere che ovviamente al patriarcato non sta bene: non lo vuole, lo rinnega e lo disprezza.
Perché accettarlo significherebbe accettare noi donne come libere e ciò non è possibile, perché uno dei cardini su cui il patriarcato si fonda è l’oppressione delle donne.
E allora perché, a piccoli passi, non cominciamo a riappropriarci di questo potere?
Tanto per cominciare: smettiamo di parlare di “ciclo” in riferimento alla fase del sanguinamento.
Il ciclo è l’intero ciclo, formato da tutte le sue fasi, di cui il sanguinamento è solo l’avvio.
A questo proposito, nel libro Il risveglio della dea di Vicki Noble, ho letto che la parola Mestruazioni deriverebbe da un’antica parola latina che ha la stessa radice di Mensis, mensis (mese) e che significa “Misurare”.
Dunque non a caso le mestruazioni sono l’inizio di tutto: esse misurano l’intero ciclo della donna, che non si riduce alla fase del sanguinamento.
Per cui se si sanguina non si dice “Ho il ciclo/Mi è venuto il ciclo”, espressione che si usa oggi o per abitudine o per non dire “Mestruazioni”.
Perché, se volessimo anche far passare l’espressione, dovremmo dire che abbiamo sempre il ciclo, non solo quando sanguiniamo: abbiamo il ciclo quando sanguiniamo, abbiamo il ciclo dopo il sanguinamento, così come lo abbiamo quando ovuliamo e quando siamo in fase premestruale.
Per il semplice fatto che, dal menarca alla menopausa, noi siamo cicliche per natura.
E come la luna si nasconde al nostro sguardo per poi rinascere, come la terra si spoglia del suo manto in inverno, come il sole tramonta per risorgere il giorno seguente, così anche noi moriamo e rinasciamo nel nostro sangue e grazie al nostro sangue.
Senza sangue non c’è rinascita.
Cominciamo a pensare a questo, cominciamo a smettere di usare parole strane e orrendi eufemismi e riappropriamoci del nostro sangue e delle nostre mestruazioni.
©Lucia Boggia
Immagine in rete
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