Per quanto il suo sentiero sia impervio, per quanto ti metta a dura prova, sai che non puoi prenderti una pausa dalla Dea: una volta che hai innescato il processo, una volta che hai messo in atto il cambiamento, non puoi arrestarlo.
A volte molleresti tutto, vorresti urlare e dire “Chi me lo ha fatto fare?! Basta, non voglio proseguire!”
Eppure sai, nel profondo, che è proprio quando giungi ad urlare queste parole che devi andare avanti, che devi scendere ancora di più e capire cosa c’è, cosa devi cercare…
Quanti muri vorresti aver spaccato, a forza di testate? Alla fine ti rendi semplicemente conto che non puoi: la marea ti risospinge verso quel sentiero che stai evitando, che vorresti glissare a tutti i costi.
Più vai avanti, più ti rendi conto che ci sono cose da cambiare, da aggiustare e, se è il caso, da eliminare: lo sai ed è inutile che fingi di poter aggirare l’ostacolo.
Perché tanto, prima o poi, quell’ostacolo tornerà da te. Forse ancora più saldo e forte di prima, e ti inviterà a sfidarlo. Ti lancerà il guanto e tu dovrai per forza afferrarlo.
Tanto vale farlo subito: perché aspettare?
Dal tuo centro si irradia il labirinto: un oscuro, lungo ed intricato labirinto.
Ma sarà tale solo se eviterai di varcare la sua soglia, solo se eviterai di affrontarlo: qualunque cosa incontrerai in quell’oscurità, qualunque versione di te, qualunque faccia o sfumatura… ricordati di presentarti a lei in pace e umilità.
Riconoscila, accettala, abbracciala e infine lascia che ti mostri la via per uscire dal labirinto. Poiché se dal tuo centro si genera il labirinto, allora chi lo genera è la tua stessa ombra: il centro profondo del tuo calderone. Quel centro che solo se riconosciuto potrà giungere alla luce e farti trovare la via d’uscita.

©Lucia Boggia