Le crisi possono essere davvero curative: esse sono il viatico per una nuova visione di noi stessi e del nostro sguardo sul mondo che ci circonda.
Siamo così abituati a guardare alle crisi (spirituali o di altra natura) in senso negativo, che non ci rendiamo conto che in realtà ciò che rappresentano è la possibilità di rinascere, di reinventarci.
Di evolvere in nuovi stadi della nostra vita e crescere, affinché mettiamo al servizio del prossimo e di noi stessi le ricchezze che abbiamo raccolto.
Non si parla mai di una crisi come qualcosa di positivo, e in parte è comprensibile: le crisi fanno venire fuori “il peggio” di noi…
Tutto ciò che non ci piace, tutto ciò che di noi riteniamo sbagliato o comunque sconveniente, tutte le nostre vulnerabilità.
Sono un vero e proprio Vaso di Pandora, in cui “tutti i mali del mondo” sembrano invaderci col solo scopo di atterrarci, atterrirci e farci sentire del tutto inadeguati.
Ma ciò è vero solo in parte: perché non guardare anche all’altra faccia della medaglia?
La crisi giunge per farci comprendere qualcosa che ancora non conosciamo o che nel profondo intuiamo ma non vogliamo accettare: se ci sentiamo male, se ci sentiamo dilaniati dalle nostre lotte interiori, se non vorremmo fare altro che piangere o urlare o spaccare tutto… è perché non siamo ancora capaci di vedere ciò che la crisi ci mette davanti o perché non vogliamo accettarlo.
Più ci opponiamo, più il Vaso di Pandora ci si butta contro, lasciandoci così tanti lividi sulla faccia che poi non ne possiamo più: siamo obbligati a vedere, a guardare, ad osservare, ad accettare.
Una volta che accettiamo, un passo è fatto.
Certo, sappiamo che la salita è ancora lunga e ripida: dobbiamo adeguarci alla nuova situazione, studiare nuovi ritmi, calarci in nuovi abiti.
Ma ad ogni passo la nostra consapevolezza cambia, e allora possiamo sforzarci di vedere anche della bellezza in tutto ciò che ci sta capitando: un giorno cadiamo, un altro ci rialziamo, magari zoppichiamo, poi torniamo a camminare in posizione eretta e poi un giorno correremo di nuovo.
Una volta fatto i conti con ciò che dovevamo chiarire di noi stessi, possiamo ritrovare la fiducia che prima illuminava il nostro cammino: la luce che continuerà a guidarci, che ci fa vedere le cose da una prospettiva diversa e più chiara. Quella giusta per noi in quel momento.
E quindi accettiamo di tagliare ciò che va tagliato, di lasciare che ciò che non può essere cambiato rimanga esattamente così com’è o di rimandare cose e progetti che avevamo in mente.
E lì accade la magia: anche se ancora ammaccati da così tante prove, ritroviamo la scintilla, l’ispirazione che ci mancava e riusciamo a sbloccarci da quello stallo che ci teneva in prigione.
Nel suo video sul Solstizio d’estate* la youtuber, celebrante e divulgatrice Annemeton dice che durante questo giorno, esattamente come il sole dobbiamo “stare”.
Dobbiamo prenderci una pausa, una sosta e guardare le cose esattamente così come sono e accettarle: senza giudizio e senza rimuginare.
Non ci avevo mai pensato prima: per me i sabba dedicati a questo tipo di lavoro sono sempre stati gli ultimi tre, ovvero quelli del raccolto.
Il momento dei tagli, in cui inizia l’introspezione, in cui si recidono i rami secchi, per poter dare spazio alla nuova vita in primavera.
Questa crisi però è giunta in pieno tempo di preparazione al solstizio, dunque non potrei trovarmi più d’accordo con le sue parole.
Ma come ogni crisi dalla sua crepa lasciare intravedere un raggio di luce, pronto ad invaderci, così anche la mia crisi, lungi dall’essere ancora risolta, mi sta guidando con i suoi raggi verso la via da percorrere.
Con nuove visioni, nuovi pensieri e nuove ispirazioni.
Benedizioni!
©Lucia Boggia
*Il video a cui faccio riferimento è qui sotto:
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