Senza sosta gira la nostra Ruota e lentamente ci avviamo al Solstizio d’Estate: nonostante il clima sia ancora un po’ incerto, quando c’è il sole se ne avverte tutta la potenza e vien voglia di sperimentare le sfumature che adesso iniziano a cambiare.
Abbiamo lavorato con le energie della fertilità e della sessualità sacra;
abbiamo donato nuova energia al nostro lavoro e ai nostri propositi e ci siamo dedicati alla nostra guarigione interiore.
Adesso è il momento di puntare ancora più in alto e di giungere al nostro potere più forte e fecondo, così come durante il solstizio il sole giunge al suo culmine, per poi cominciare lentamente a discendere.
Il Solstizio d’Estate cade orientativamente tra il 19 e il 21 giugno e al contrario di ciò che oggi comunemente si pensa, non è il primo giorno d’estate ma il suo culmine: è il tempo dell’estate piena, quella che Gli Antichi chiamavano “Mezza Estate”.
Come abbiamo già visto in inverno, la parola “Solstizio” deriva dall’espressione latina “Sol stat” e indica il fenomeno per cui, in questo giorno, il sole per un attimo si ferma: dopo la rinascita, dopo le sue energie crescenti finalmente giunge al suo punto più alto e lì si ferma.
Sosta. Quasi a dirci che ora che siamo nel pieno delle nostre potenzialità, occorre fermarci e riprendere fiato, anche solo per un istante, prima di cominciare il lavoro vero e proprio di raccolta.
Perché il lavoro non finisce qui: c’è ancora un’intera estate, per correggere il tiro e dedicarci ai nostri covoni, prima di raccoglierne i frutti.
Dopo tre giorni in cui il sole appare immobile e sospeso in questa realtà altra, inizia lentamente la discesa verso una nuova oscurità: dopo il culmine le sue energie tornano a calare e la terra, che è quasi pronta a donarci i suoi frutti, si prepara a nuovamente a morire.
Una metafora di questo cambio di energie la vediamo nel mito di Re Agrifoglio e Re Quercia, già citato lo scorso inverno: dopo aver regnato su tutta la prima parte dell’anno, essendo giunto al culmine del suo potere, Il Re Quercia rappresentante della la metà luminosa che adesso si avvia al suo declino, lascia la corona al Re Agrifoglio, che può quindi iniziare a riportare l’oscurità sulla terra.
Dopo i tre giorni di stasi infatti le ore di luce pian piano diminuiscono, fino a lasciare totalmente il posto alle ore di buio.
Per questo, come abbiamo già visto per altri sabba, l’accensione di fuochi e falò era molto importante: il fuoco rappresenta non solo la pienezza della luce e del sole, ma a mio avviso può essere visto anche come un monito per quella luce che adesso inizia ad affievolirsi, seppur molto gradualmente.
Il fuoco non solo ci ricorda il nostro fuoco interiore, il nostro pieno potere e il diritto di esercitarlo e di essere noi stessi, ma ci invita anche a custodire con cura quel potere e quella fiamma, proprio perché dovranno essere la nostra torcia nella metà più oscura.
Da lì dovremo attingere, una volta che la luce sarà quasi del tutto scomparsa: nel momento in cui il buio calerà, sarà sulla nostra luce e sulla nostra fiamma interiore che dovremo fare affidamento.
Per cui accendere falò, fuochi e candele e lavorare con il sole può aiutarci a fare il pieno delle nostre energie e a donare forza e vigore al nostro fuoco interiore. Quel fuoco che illuminerà il nostro viaggio nei mesi più bui.
Come per Beltane anche in questo caso una grande importanza rivestiva la rugiada del mattino: un’attività praticata ancora oggi è quella dell’Acqua di San Giovanni (il giorno di San Giovanni cade il 24 giugno, dunque nei giorni del solstizio).
Si diceva che la rugiada del solstizio avesse proprietà magiche e curative, così si raccoglievano erbe e fiori spontanei quali lavanda, iperico, salvia, rosmarino e li si immergeva in un recipiente pieno d’ acqua, che poi sarebbe stato esposto all’esterno un’intera notte.
I fiori sarebbero stati così intrisi dell’energia della rugiada del mattino, rilasciando i suoi poteri nell’acqua, che poi sarebbe stata usata per lavarsi viso, mani e per creare rituali di purificazione.
Altra curiosità riguarda il Velo tra i Mondi: come nel tempo di Samhain e del solstizio invernale, anche in questo momento dell’anno il Velo tra i Mondi è particolarmente sottile.
Il mondo visibile può più facilmente comunicare con quello invisibile, in questo caso con Gli Spiriti della natura, ossia il famoso “Piccolo popolo”, il popolo fatato: abbondano le leggende su fate, elfi ed altri piccoli esseri magici, non tutti amichevoli.
Il “Piccolo popolo” sono gli esseri della natura, gli spiriti delle acque, delle foreste, dei luoghi incontaminati della terra: non dobbiamo immaginarceli per forza come fate con le ali o gnomi.
Non dobbiamo nemmeno “crederci”, se non vogliamo. Semplicemente sono le energie della natura, sono lo Spirito del luogo, la linfa che scorre in ogni cosa che esiste intorno a noi e che non per forza deve essere visibile.
Ma se ci centriamo, se ci connettiamo con la natura, allora possiamo percepirli e comunicare con loro.
Dopo questa piccola panoramica, vi auguro una buona giornata e un felice viaggio verso la magia del Solstizio!
©Lucia Boggia
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