L’equinozio di Primavera è il tempo in cui la natura rinasce e si risveglia.
È il tempo in cui, dopo il lavoro sotterraneo nei mesi invernali, la terra finalmente porta alla luce il suo nuovo essere e la sua nuova pelle.
È il momento dell’azione e della manifestazione.
E proprio come la terra, che dopo la gestazione finalmente è pronta a manifestare all’esterno i primi germogli, è il momento per noi di rimboccarci le maniche e mettere in atto i propositi e i progetti che abbiamo concepito durante l’inverno.
Facendo un giro a ritroso nella nostra Ruota, a Samhain ci siamo specchiati nelle nostre ombre, per comprendere chi siamo davvero, cosa vogliamo e cosa abbiamo necessità di lasciare andare.
Durante il Solstizio di Inverno abbiamo lavorato sulla nostra luce interiore, e forti delle consapevolezze acquisite a Samhain, abbiamo iniziato a concepire i nostri nuovi progetti.
Ad Imbolc abbiamo fatto chiarezza, abbiamo iniziato a mettere su carta ciò che vogliamo realizzare e manifestare in questo Giro di Ruota, magari anche con un primo gesto concreto.
Adesso è ora di fare sul serio: è ora di prendere quei progetti e lavorare sodo, affinché possano realizzarsi.
Ovviamente sempre restando lucidi, realisti e obiettivi: è inutile programmare di fare qualcosa, se poi non si hanno nemmeno gli strumenti necessari per farlo.
La primavera è il tempo della semina: si gettano oggi le basi, per poter poi raccogliere nei mesi estivi e autunnali.
Ma prima di buttarsi a capofitto, è bene chiederci se quello che vogliamo interrare sia il seme adatto, se il periodo sia quello giusto, se la zona geografica e le condizioni ambientali siano quelle appropriate ed entro quanto tempo si potranno vedere i frutti.
Una volta stabilito tutto questo, sulla base delle nostre priorità, dei nostri obiettivi e desideri (che non sempre corrispondono alle reali priorità) e degli strumenti di cui disponiamo, possiamo iniziare a lavorare su quello che sarà il nostro raccolto.
Mandiamo quella mail, attiviamoci per quella telefonata, sfidiamo i limiti che ci siamo imposti, affrontiamo le nostre paure.
Piantiamo i semi di ciò che vogliamo sia il nostro raccolto.
È questo il tempo di attivarci, è questo il tempo di mettere fuori la testa e lavorare concretamente per ciò che vogliamo raggiungere, per i traguardi che vogliamo tagliare.
Il seme è l’immagine perfetta per il messaggio che ci dona l’equinozio: esso viene piantato, viene curato, viene irrigato, finché non giungerà il tempo di mettere fuori la testa, finché non diventerà ciò che deve diventare.
Un arbusto, un albero, un fiore, qualsiasi cosa per la quale sia stato concepito.
E da quel seme, quando giungerà il tempo del raccolto, potremo gustare la gioia ottenuta grazie ai nostri sforzi e al nostro impegno.
Non sempre il raccolto sarà totale e pieno: a volte occorre arrivarci un passo alla volta e magari percorrendo più e più volte il Giro di Ruota.
Ma è lo stesso discorso affrontato negli ultimi tempi: ciò che conta è il viaggio, non fissarsi sulla destinazione e perdere di vista tutto il resto.
Perciò seminiamo, lavoriamo per il nostro raccolto, ma facciamolo con spirito e mente leggeri: notando ogni particolare durante il nostro tragitto, fermandoci di tanto in tanto per una sosta, mettendo a tacere il nostro giudice interiore, assaporando ogni istante di questo viaggio e ringraziando perché abbiamo avuto il coraggio di intraprenderlo.
La gratitudine è fondamentale, è un atto di amore e di rispetto nei confronti di noi stessi, degli altri e della terra stessa: quante volte pretendiamo o prendiamo, senza nemmeno fermarci a dire “grazie”?
Dovremmo pensarci un po’ di più, senza dare per scontati i doni che la vita ci offre.
Perciò seminiamo, viviamo il viaggio con gioia e siamo sempre grati.
Perché anche la lezione più dura nasconde al suo interno il germe della luce, che dopo il buio invernale, fiorirà in primavera.
Benedizioni,
©Lucia Boggia.
Immagine in rete
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