L’Equinozio di Autunno si avvicina ed è ormai il momento di iniziare a scendere nei nostri abissi interiori, di intraprendere la nostra Discesa agli Inferi: preparando la nostra tana, lasciando andare ciò che ci fa male e che non ci appartiene più, facendo pulizia in casa e dentro di noi permettiamo alla nostra mente di focalizzarci sulla nostra interiorità.
Lasciando il campo sgombro da ciò che non ci serve, siamo costretti/e a meditare su quello spazio vuoto, su ciò che ha causato quella voragine e su come vogliamo riempire in futuro quello spazio: la natura inizia a spogliarsi di ciò che non le occorre, lascia andare le foglie secche, che andranno a concimare il terreno e i semi che germoglieranno in primavera.
La polvere, le situazioni che non funzionano più, le persone che non fanno più parte della nostra vita non ci hanno accompagnato invano: ci hanno trasmesso la lezione che avevamo bisogno di imparare, ci hanno donato la chiave per accedere ai nostri misteri e ad una conoscenza più profonda di noi stesse/i.
Lasciare andare non è semplice, ma come figli della natura, osserviamo nostra Madre e impariamo da Lei l’arte del morire e del rinascere: osserviamo come impassibile si coccoli nella decadenza che è tutt’altro che negativa, poiché è parte integrante di ogni ciclo e di ogni fase della vita.
Viviamo in una società che aborrisce la decadenza, la vecchiaia, l’oscurità e la morte, ma continuando a vivere secondo questo principio che ha del tutto escluso la ciclicità, perdiamo la possibilità di comprendere quanto ricca di sfumature possa essere la nostra esistenza.
Perdiamo l’occasione di comprendere che vita e morte non sono separate, non sono l’una l’opposto dell’altra e che, per quanto possa essere un fenomeno difficile che genera emozioni scomode da gestire, la morte non è la nostra nemica.
La morte non è il male.
Vivendo la nostra esistenza in un’ottica ciclica, vediamo che morte e vita coincidono e dunque quella che è la fine è allo stesso tempo un nuovo inizio: siamo pronte/i per attraversare la Soglia tra i mondi.
In quella soglia sostiamo, come in una fucina alchemica che nel fuoco ci trasforma e ci forgia, fino a donarci una forma del tutto nuova e farci uscire dall’altra parte, per cominciare un nuovo ciclo.
Questo processo durerà per tutto l’inverno e ad esso iniziamo a prepararci proprio da questo momento, attendendo l’Equinozio che porta la prima ventata di oscurità.
Alla soglia giungiamo solo quando diventiamo consapevoli che il viaggio di trasformazione è necessario, affinché la nostra pelle possa rigenerarsi, proprio come quella di un serpente. Non a caso il serpente è sempre stato legato alla Dea e alla donna, richiamando la ciclicità della natura, il ciclo mestruale e il potere che in quanto conoscitrici dei misteri sessuali, di vita e di morte abbiamo sempre avuto, e proprio per questo è stato poi demonizzato dal patriarcato che ne ha fatto il simbolo del male.
E invece dovremmo tutte/i riappropriarci di questo antico simbolismo, così da vivere in armonia con la ciclicità della Dea e accogliere la decadenza e la morte, pur con tutto il loro bagaglio scomodo.
Comprendere ciò che non fa più parte di noi e accettare di lasciarlo andare è il primo passo verso la nostra Discesa, che si tratti di un vestito o un regalo che ci ricorda il passato o una vecchia abitudine o una relazione: da lì dovremo poi avere il coraggio di scendere sempre di più, fino a ritrovarci all’interno del nostro labirinto e rimanerci finché avremo ottenuto la nostra risposta o finché non avremo fatto i conti con la nostra ombra.
Il tema dell’ombra e del labirinto è molto più legato alla stagione successiva, ma è qui, nel momento in cui per un attimo tutto giunge al suo equilibrio, che dobbiamo muovere i primi passi: la discesa è un atto di fede e di coraggio.
È dire sì all’oscurità, alla decadenza che porterà alla morte e alla rinascita: è dire sì al serpente e alla sua trasformazione.
Se all’Equinozio di Primavera abbiamo lavorato per manifestare nella nuova luce i nostri progetti, adesso dobbiamo fare esattamente il contrario e capire cos’è che non vogliamo più portare con noi, nel nuovo Giro di Ruota.
Capirlo e accettarlo è il primo passo. Poi, gradino dopo gradino, scenderemo sempre più nei nostri abissi: ad ogni gradino ci spoglieremo di qualcosa, di un oggetto, di una paura, giungendo infine al nostro labirinto.
Che sia una dolce discesa per tutte/i noi.
©Lucia Boggia
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